Fondazione Cesare Serono
FONDAZIONE CESARE SERONO

L'informazione è salute

La riserva ovarica nella paziente oltre 40 anni

Parere degli esperti |time pubblicato il
La riserva ovarica nella paziente oltre 40 anni

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Oggi lo studio della riserva ovarica rimane uno dei momenti fondamentali nello studio della paziente infertile. La nostra società è radicalmente cambiata negli ultimi 20 anni. Sono cambiate le abitudini, gli stili di vita, l’alimentazione, i rapporti sociali e non ultimo l’approccio alla sessualità e i rapporti interpersonali. Tutto ciò ha mutato le aspettative per il futuro, un futuro che viene proiettato in tempi molto lunghi, al di là dei ritmi fisiologici oltre la biologia e, a volte, oltre il buon senso.

È vero che l’aspettativa di vita si è prolungata, che la qualità di vita ci ha reso indefinitamente giovani, ma non dobbiamo dimenticare che la nostra età biologica rimane il punto focale fondamentale su cui organizzare la nostra futura esistenza.

Potrebbe interessarti anche…

Cercare un figlio in età avanzata è divenuto nella nostra società un luogo comune e sembra quasi che fare un figlio alla soglia della menopausa rappresenti un momento di soddisfazione e compiacimento da parte della coppia, che trova l’occasione per riscoprirsi e confermarsi mentalmente e fisicamente “giovane”.

È ovvio che in questo gioco delle parti, spesso, non viene messo nella giusta luce il ruolo del nascituro che rischia di trovarsi al mondo con genitori anziani, con competenze limitate per assistere questo figlio nell’iniziale percorso di vita.

In questa ottica nei nostri ambulatori di studio e trattamento della infertilità, sempre più spesso e frequentemente giungono pazienti definite “over”, cioè che hanno superato i 40 anni di età. Tali pazienti che richiedono di essere avviate in un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA) necessitano di uno studio preliminare accurato onde stabilire le reali possibilità di concepimento.

Il primo fattore da valutare è comunque il fattore età. È stato evidenziato che una donna nell’arco della sua vita fertile ha a disposizione circa 500 ovulazioni utili. Alla soglia della menopausa permangono all’interno dell’ovaio ancora numerosi oociti (circa 1000), però in questa fase della vita la possibilità di una gravidanza non supera il 3-4%.

Ci potremmo chiedere come mai pur con tante uova ancora disponibili la percentuale di successo in tema di gravidanze rimanga estremamente bassa. La spiegazione purtroppo è semplice: l’invecchiamento ovocitario.

Dopo i 40 anni di età della donna gli ovociti sulla base di un processo di invecchiamento fisiologico diventano sempre meno competenti al fine di ottenere una gravidanza. Per tale motivo le pazienti vengono indirizzate a trattamenti di PMA e in molti casi addirittura a programmi di ovodonazione.

Oggi la Legge in molte Regioni italiane autorizza programmi di PMA fino all’età di 46 anni della donna. A maggior ragione prima di avviare il trattamento è assolutamente necessario fare uno studio preliminare per capire se la riserva ovarica di queste pazienti sia nelle condizioni di esprimere ovociti validi e utili.

Studiare la riserva ovarica non è così facile e scontato. I marker che abbiamo a disposizione non sono così precisi e funzionali allo scopo, piuttosto ci servono come indirizzo generale e devono essere inseriti in una valutazione generale della donna e della coppia infertile.

Attualmente i marker più utilizzati sono tre: il dosaggio dell’ormone FSH, la conta dei follicoli antrali in fase follicolare mediante ecografia, il dosaggio dell’ormone antimulleriano, una glicoproteina prodotta dai follicoli ovarici.

Ognuno di questi tre parametri se considerato da solo ha dei limiti oggettivi e spesso non chiarisce completamente la situazione riproduttiva della paziente. Certamente sono un primo passo e possono indirizzare verso una valutazione, ma devono essere completati con altri parametri tra i quali una accurata anamnesi che tenga conto della storia clinica della paziente e soprattutto dell’eventuale risposta ovarica in tentativi precedenti di procreazione medica.

Oggi potremmo dire che un tentativo non si nega mai a nessuno, ma vorrei sottolineare che questi trattamenti hanno dei costi e anche là dove il trattamento viene assicurato interamente dal Sistema Sanitario in modo gratuito, il costo di tale trattamento rimane a carico della comunità che così toglie risorse economiche da altre attività.

Non è questa una riflessione da poco in un sistema come il nostro quasi al collasso, in cui, a volte, si mette in dubbio l’erogazione di farmaci indispensabili, ove si aggiungono ticket per coprire le carenze amministrative e gestionali, ove si devono coprire incompetenze e malaffare. In un sistema siffatto erogare cifre di migliaia di euro per un tentativo di procreazione medica alla soglia di un’età in cui il successo è poco probabile se non addirittura impossibile penso che possa essere considerato eticamente inaccettabile.

È altrettanto vero che in un sistema sanitario come il nostro, succube di un sistema politico abituato a prendere decisioni senza tenere conto del parere di esperti non condizionabili, l’interesse comune è spesso posto in seconda linea rispetto alla compiacenza elettorale.

In conclusione, prima di intraprendere un trattamento medico a fini riproduttivi è corretto fare una valutazione a 360 gradi, prendendo in considerazione tutti gli aspetti di cui abbiamo discusso senza dimenticare che il consiglio sensato e ponderato dello specialista della Riproduzione può far pendere l’ago della bilancia al fine di operare in modo corretto e utile per la coppia, per la società, per il sistema sanitario e non ultimo per il nascituro, eventualmente.

Alessandro Morelli - Specialista in Ostetricia e Ginecologia, A.B.R.A., Bra (CN)

Bibliografia di riferimento

  • Broekmans FJ, Kwee J, Hendriks DJ, et al. A systematic review of tests predicting ovarian reserve and IVF outcome. Hum Reprod Update 2006;12(6):685-18.
  • Podfigurna A, Lukaszuk K, Czyzyk A, et al. Testing ovarian reserve in pre-menopausal women: why, whom and how? Maturitas 2018;109:112-7.
  • van Rooij IA, Broekmans FJ, te Velde ER, et al. Serum anti-Müllerian hormone levels: a novel measure of ovarian reserve. Hum Reprod 2002;17(12):3065-71.