Quando ricorrere alla preservazione della fertilità?

Intervista |
Scritto da:
Fulvio Cappiello
Quando ricorrere alla preservazione della fertilità?

Questa intervista a Fulvio Cappiello, Medico Specialista in Ostetricia e Ginecologia, esperto di riproduzione assistita e Responsabile del Trattamento Medico del Centro della PMA della Clinica Mediterranea di Napoli, è dedicata al congelamento di ovociti per la preservazione della fertilità.

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La preservazione della fertilità definisce un insieme di approcci mirati a mettere femmine e maschi nella condizione di avere figli anche avendo avuto problemi che abbiano limitato l’efficienza del loro apparato riproduttivo. Tra le tecniche usate, c’è il congelamento degli ovociti, del quale parla Fulvio Cappiello nell’intervista, spiegando che si può ricorrere a tale procedura per tre motivi principali. Uno è la presenza di malattie dell’ovaio che richiedano trattamenti che espongono al rischio di alterazioni a carico di questo organo. Ad esempio, se si deve intervenire su un ovaio con cisti da endometriosi, è opportuno far precedere l’intervento da una stimolazione ovarica e alla raccolta e al congelamento degli ovociti dei quali si è indotta la maturazione. Queste cellule permetteranno di evitare che eventuali modificazioni dell’ovaio, dovute all’intervento, limitino il potenziale riproduttivo della donna. Un’altra condizione descritta dall’intervistato è quella della donna che, in età riproduttiva, per una neoplasia della mammella o dell’ovaio, deve sottoporsi a cure oncologiche che potrebbero compromettere il suo potenziale riproduttivo. Per questi casi sono stati messi a punto protocolli di stimolazione ovarica specifici che permettono di raccogliere ovociti per una successiva fecondazione in vitro, senza ripercussioni negative sull’evoluzione della neoplasia. Il terzo campo di impiego della preservazione della fertilità citato dal Fulvio Cappiello è quello definito “sociale”. Esso consiste nella scelta della donna di  congelare i propri ovociti nella fase della vita nella quale è massima l’efficienza dell’apparato riproduttivo, congelandoli per rimandare il concepimento a un tempo successivo. All’origine di una scelta di questo tipo ci possono essere motivazioni diverse: intraprendere una carriera che non permette di avere una gravidanza in un dato momento, condizioni economiche precarie o la mancanza di un legame sentimentale stabile. Qualsiasi sia il motivo, la donna può decidere di congelare i suoi ovociti a 20 o a 25 anni, per poi pianificare il concepimento a 35 o a 40 anni. Scelte come queste, spiega l’intervistato, sono considerate normali nei Paesi del Nord Europa e negli Stati Uniti, mentre sono più dibattute in Italia.

In chiusura dell’intervista, Fulvio Cappiello ha riportato alcuni aspetti della preservazione della fertilità che ritiene che debbano essere approfonditi, ma tale approccio dovrebbe comunque essere proposto alle donne che possano trarre benefici a sua applicazione.

Redazione Fondazione Serono

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