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Il punto sulle maggiori novità in campo di Procreazione Medicalmente Assistita

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Il punto sulle maggiori novità in campo di Procreazione Medicalmente Assistita

Si è svolto recentemente a Roma un Convegno, sulla Procreazione Medicalmente Assistita, organizzato dalla rete di Centri “9.Baby”, diffusi su tutto il territorio nazionale. Vi hanno partecipato esperti italiani e internazionali.

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Nelle sessioni in programma sono stati trattati tutti gli argomenti più importanti relativi all’infertilità maschile e femminile e alle cure con le quali affrontarle. A proposito della prima, si è parlato di varicocele, patologia spesso sottovalutata e che, come ha ricordato Giorgio Franco, specialista in urologia e andrologia del Centro Biofertility di Roma, può avere un andamento subclinico, quindi non evidente con sintomi. Anche se subclinico, il varicocele altera le caratteristiche dello sperma e, in questo modo, impedisce il concepimento. Molti studi hanno dimostrando che, con la cura chirurgica del varicocele, non solo migliorano le caratteristiche dello sperma, ma aumentano sensibilmente le probabilità di ottenere il concepimento e la gravidanza. Una recente metanalisi ha confermato tali evidenze e uno studio ha evidenziato che, fra i meccanismi mediante i quali il varicocele peggiora la qualità dello sperma, c’è un accumulo di radicali liberi nei tessuti del testicolo. Anche i risultati di IUI e ICSI nelle coppie infertili, migliorano dopo la terapia chirurgica del varicocele. Le Linee Guida dell'Associazione Europea di Urologia consigliano il trattamento chirurgico del varicocele quando ci sono problemi di sviluppo del testicolo nell'adolescente, ma non nell'adulto, se i parametri che definiscono le caratteristiche dello sperma sono normali e se il varicocele è subclinico. Un’altra specialista, Gemma Fabozzi, del Centro Ferticlinic di Roma, è entrata nel dettaglio delle modificazioni degli spermatozoi provocate dal varicocele e ha spiegato che, curando quest’ultimo, migliorano forma, numero e funzionalità degli spermatozoi.

Emre Seli, dell’Università di Yale (Stati Uniti), si è occupato della causa più frequente di infertilità nella donna: il ritardo nella ricerca del concepimento, che comporta che le ovaie sono “invecchiate” quando si vuole ottenere la gravidanza. In tre secoli, la durata media della vita delle donne è aumentata di quasi 30 anni: da 48 nel XVI secolo a 75 nel XX, mentre l'età della menopausa non è mai cambiata negli ultimi 100 anni. L'età media della prima maternità era 21 anni nel 1970 e 25 anni nel 2006. D’altra parte, le ovaie non invecchiano allo stesso modo in tutte le donne e sono state formulate varie ipotesi circa i meccanismi di danno. Accumulandosi radicali liberi nei tessuti che costituiscono le ovaie, si danneggerebbe il DNA delle cellule dei follicoli che vi sono immagazzinati e, a causa della minore efficienza dei processi di riparazione dovuta all’età avanzata, il DNA non viene riparato. Gennaro Raimondo, del Centro Gamma di Napoli, ha trattato l’argomento dell’utero arcuato, un’altra causa di infertilità. Si tratta di un’alterazione della forma dell’organo non facile da identificare, anche perché non c’è accordo, fra gli esperti, sui criteri che lo definiscono. Il relatore ha sottolineato l’importanza di verificarne la presenza, nei casi di infertilità di coppia, perché determina un rischio elevato di aborto. Qualora si individuasse il problema, un intervento può risolverlo efficacemente. Michael Grynberg, dell’Ospedale Verdier, di una località vicino Parigi (Francia), ha fatto il punto sull’utilizzo dell’ormone Anti-Mulleriano (AMH) come indicatore nella pianificazione e nel monitoraggio dell’andamento dei cicli di Procreazione Medicalmente Assistita. Dalla sua relazione è emerso che si tratta di una variabile importante da considerare, ma che tale dato va combinato con altre informazioni per avere un quadro completo della situazione, soprattutto perché ciascun caso di infertilità è diverso dall’altro e gli approcci che si usano vanno adattati di volta in volta. Amparo Mifsud, del Centro IVI di Valencia (Spagna), ha illustrato i grandi vantaggi che derivano dall’uso del time lapse, come sistema di valutazione degli embrioni, nell’ambito delle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita. Ha descritto alcune delle alterazioni osservabili con tale metodica, come il “collasso” della blastocisti, che può avvenire improvvisamente, anche in un embrione sviluppatosi perfettamente, fino a quel momento. L’osservazione continua e prolungata, che permette il time lapse, aumenta di molto la probabilità che fenomeni di questo tipo non sfuggano all’embriologo ed evita che si trasferiscano in utero embrioni ad alto rischio di mancato impianto.

Elena Anna Maria Vegni, Psicologa Clinica dell’Università di Milano, ha passato in rassegna le dinamiche negative e positive che si possono creare fra il personale sanitario, e in particolare i medici che lavorano nei Centri per la cura dell’infertilità, e le coppie che ad essi si rivolgono. Si tratta di un aspetto di cruciale importanza perché i membri della coppia devono giocare un ruolo attivo nella valutazione delle soluzioni terapeutiche e, senza una loro piena convinzione e accettazione, difficilmente si ottiene il successo. D’altra parte, spesso l’atteggiamento con il quale le coppie si rivolgono ai Centri è negativo e il personale con il quale entrano in contatto deve cercare di convertirlo in positivo. A titolo di esempio, la relatrice ha mostrato dei filmati di incontri fra medici e coppie, che hanno dimostrato quanto delicate possano essere le conversazioni che si sviluppano. Tra l’altro, in questo come in altri campi della medicina, è facile accedere ad informazioni su cure e malattie, ma non sempre la comunicazione è corretta e documentata. Perciò, una parte dell’interazione fra personale e coppie consiste nello smontare preconcetti e “falsi miti” nati da informazioni sbagliate, raccolte dalla rete o da altre fonti. In altri Paesi si fa molto per preparare i medici all’interazione con i malati, ad esempio in Inghilterra, fin dal primo anno di università, sono previsti incontri con attori che impersonano malati, prima, e con malati veri poi e queste sessioni proseguono fino all'ultimo anno. Negli Stati Uniti, la capacità di interazione con il paziente viene valutata fra le abilità professionali del medico. In Italia l’ottimizzazione dell’interazione è lasciata, per lo più, alla disposizione di carattere e al talento individuale.

Un’intera sessione è stata dedicata alla preservazione della fertilità. Sono stati riportati dati epidemiologici, illustrati i meccanismi con i quali le cure per i tumori danneggiano gli organi riproduttivi e sono state presentate le più moderne linee di ricerca per il “recupero” della fertilità, dopo la guarigione dei tumori. L’ultimo relatore del Convegno è stato Antonio Pellicer (Spagna) uno dei più grandi esperti al mondo di cura dell’infertilità. La sua lettura ha riguardato le scelte relative alla criopreservazione degli ovociti, nella preservazione della fertilità. Ha riportato dati molto interessanti, in gran parte prodotti dal Centro dell’IVI di Valencia, dei quali il relatore è stato uno dei fondatori.

In conclusione, Il Convegno “9.Baby” ha fornito aggiornamenti preziosi sulle nuove tendenze della clinica e della ricerca nel campo della Procreazione Medicalmente Assistita e va dato merito ad Andrea Borini, del Centro Tecnobios/9.Baby di Bologna, di avere organizzato un evento di alto livello e di avere animato, come moderatore, molti dei dibattiti seguiti alle sessioni.

Tommaso Sacco