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La Procreazione Medicalmente Assistita del futuro

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La Procreazione Medicalmente Assistita del futuro

In che direzione sta andando la procreazione medicalmente assistita? Quali sono le sfide del prossimo futuro? Proprio su queste domande si è svolto a Roma WE ART MERCK, l’evento scientifico promosso da Merck.

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L’iniziativa riunisce ricercatori e clinici specialisti in medicina della riproduzione con l’obiettivo di favorire il confronto sulle tecniche più innovative nel campo della fertilità e la condivisione dei risultati emersi dalle più recenti ricerche scientifiche: dall’intelligenza artificiale al trapianto di cellule staminali fino all’utilizzo di avatar digitali nella simulazione dell’impatto emotivo del percorso del paziente.

“Negli ultimi 10 anni “, ha dichiarato il Dott. Giovanni Coticchio, Responsabile Scientifico di 9.baby Family and Fertility Center, “il progresso tecnologico ha rivoluzionato le discipline biomediche così come la procreazione medicalmente assistita, che è passata dall’approccio quasi artigianale delle procedure di fecondazione in vitro a soluzioni via via più codificate e innovative, con l’obiettivo di migliorare costantemente i tassi di successo in termini di bambini nati. Oggi molte aspettative vengono riposte nell’impiego dell’Intelligenza Artificiale (AI – Artificial Intelligence) in embriologia clinica, ossia nell’utilizzo di una varietà di approcci di analisi dei dati attraverso i quali è possibile sviluppare modelli matematici in grado di prevedere un risultato di interesse”.

La straordinaria potenzialità dell’AI è legata al fatto che tanto maggiore è la base di dati che vengono analizzati, tanto maggiore è la capacità di previsione del modello, che arriva anche a sviluppare sistemi di autoapprendimento superiori agli strumenti predittivi realizzati “a priori”. Inoltre, l’AI è in grado di interpretare alcune caratteristiche degli elementi analizzati totalmente ignorati o trascurati dall’operatore umano; nel caso di embrioni umani, ad esempio, l’AI potrebbe sviluppare un modello predittivo della capacità di impianto basato su caratteristiche morfologiche ancora sconosciute o non percepite come importanti, invece del tradizionale rapporto tra stadio di sviluppo e tempo relativo.

Al centro dell’evento Merck anche l’utilizzo delle cellule staminali nella lotta all’infertilità. “L’uso delle cellule staminali nella medicina rigenerativa”, ha commentato la Prof.ssa Francesca Klinger dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, “sta diventando uno dei punti principali nella ricerca e nelle applicazioni terapeutiche. Gli studi hanno evidenziato come le cellule staminali svolgano la loro capacità rigenerativa non differenziandosi direttamente in ovociti, ma impattando positivamente sull’ambiente circostante. L’utilizzo delle cellule staminali mesenchimali promuove un allungamento della funzionalità endocrina e questo permette un procrastinarsi della menopausa favorendo pazienti che vanno in menopausa precoce”.

Si è parlato anche di come la tecnologia possa aiutare le tecniche di procreazione medicalmente assista. “Può sembrare che siamo indietro dal punto di vista tecnologico” – aggiunge la Dott.ssa Laura Sosa Fernandez del Centro Embryos, “ma non è proprio così. La ICSI sta andando incontro a tutta una serie di migliorie per cercare di ottimizzarla come per esempio la ICSI piezo-elettrica, microfluidica o il laboratorio costruito su un chip. La ICSI è una tecnica che funziona quindi bisogna ottimizzarla fino a stressarla al massimo perché non dobbiamo perdere l’esperienza che abbiamo acquisito fino ad oggi”.

L’appuntamento di Roma è stato anche l’occasione per approfondire le tematiche dell’infertilità più legate all’aspetto emotivo. Molto importante è il ruolo del ginecologo che deve essere preparato anche a supportare i pazienti dal punto di vista emozionale. Proprio a questa necessità intende rispondere lo Human Virtual System (HVS), la metodologia sviluppata nell’ambito della formazione esperienziale rivolta ai medici: si tratta di un simulatore di situazioni cliniche in cui i medici possono applicare ed allenare le proprie conoscenze, relazionandosi in real-time con un Avatar digitale. L’Avatar è un paziente digitale, riprodotto in computer-grafica realistica, ma è guidato da un’intelligenza umana: a dargli voce e anima sono attori che, preparati sul percorso della coppia infertile, interagiscono con i medici sottolineando l’aspetto empatico ed emozionale che emerge nel dialogo tra medico e pazienti.

“Quello che stiamo sperimentando”, ci spiega il Prof. Andrea Lenzi dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma, “è qualche cosa di estremamente interessante perché ci pone di fronte un nuovo modello pedagogico. Il sistema di interazione che porta il medico ad avere di fronte una coppia con cui sperimentare la propria comunicazione verbale e le proprie competenze e conoscenze, ma che non è una coppia di umani ma una coppia di avatar che hanno la capacità di rispondere. Secondo me questo è uno dei tentativi di medicina della simulazione che più si adattano in questo tempo in cui il rapporto medico paziente si deve sempre più sviluppare in maniera corretta”. “Penso che questo strumento abbia una grande valenza didattica”, conferma il Prof Fulvio Zullo dell’Università degli Studi Federico II di Napoli, “e lo vedo utilizzabile ancora meglio in una delle lezioni preliminari, come le fisiologia della riproduzione, per i primi anni della facoltà di medicina”.

Simon Basten
Video: Marco Marcotulli