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Procreazione Medicalmente Assistita dopo l’emergenza dovuta al Covid-19

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Procreazione Medicalmente Assistita dopo l’emergenza dovuta al Covid-19

L’emergenza dovuta all’epidemia da COVID-19 ha interrotto o comunque limitato al minimo, l’attività dei Centri per la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). D’altra parte, chi decide di rivolgersi a un Centro per la PMA lo fa perché ha maturato una profonda motivazione  a trovare la soluzione più efficace per avere un figlio. Per questo, le coppie con problemi di infertilità che avevano già intrapreso un percorso di cura e quelle che si accingevano a farlo, in questo momento potrebbero essere disorientate e alla ricerca di risposte circa il futuro. Il Sito della Fondazione Cesare Serono, da sempre impegnato a fornire informazioni e supporto sulla PMA, ha deciso di inaugurare un servizio dedicato a chi, in questa fase di attesa, vuole sapere cosa fare per prepararsi al meglio a riprendere il percorso di PMA interrotto, o ad avviarlo, una volta che sarà ripristinata la piena operatività dei Centri dedicati. Il sito propone alcune schede informative e offre la possibilità di sottoporre quesiti specifici ai suoi esperti di PMA.

La indicazioni delle Società Scientifiche per la gestione in sicurezza della PMA

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Le maggiori Società Scientifiche italiane che operano del campo della PMA, vale a dire il Gruppo di Interesse Speciale sulla Sterilità (GISS) della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), e le sue Federate (AOGOI – Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani), (AGUI – Associazione Ginecologi Universitari Italiani), (AGITE – Associazione Ginecologi Territoriali), hanno pubblicato un documento nel quale sono riportate indicazioni, sia relative al periodo di massima emergenza dell’epidemia da COVID-19, sia su modi, tempi e condizioni che permetteranno di ripristinare l’operatività dei Centri di PMA, garantendo la massima sicurezza sia alle coppie, che agli operatori, appena superata tale emergenza. Le raccomandazioni riguardanti la prima parte della gestione dell’epidemia sono state mirate a evitare lo spostamento delle coppie e l’accesso alle strutture di cura, per ridurre il rischio di contagio. Le uniche eccezioni alla sospensione delle attività dei Centri, dovute alla loro urgenza e indifferibilità, erano la gestione dei cicli con stimolazione ovarica già iniziati e le procedure di crioconservazione della fertilità in malati oncologici, da garantire in strutture dedicate. Quanto alla ripresa dell’attività dei Centri, una volta diminuito il livello di emergenza, nel documento si richiamavano aspetti della PMA che ne fanno una priorità medica, oltre che un diritto delle coppie di infertili, stabilito dalla legge. A questo proposito, si citava quanto sancito dalla Legge 40, ribadito dalla Corte Costituzionale, nei suoi interventi di modifica della legge stessa, e messo in pratica dal Ministero della Salute, inserendo i trattamenti di PMA nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Ribadire il ruolo prioritario dell’esecuzione della PMA  era importante perché l’età media delle coppie infertili italiane è fra le più alte dei paesi occidentali, con i primi trattamenti che vengono eseguiti in coppie il cui partner femminile ha 37 anni di media, ma con più di un terzo dei casi in cui la donna ha più di 40 anni. Purtroppo l’età avanzata è il fattore che limita maggiormente le percentuali di successo di questi trattamenti e, quindi, si devono evitare ritardi, nell’avviare i percorsi di PMA, salvo per cause di forza maggiore come la fase più acuta dell’epidemia da COVID-19. Per dare un’idea di cosa significhi sospendere l’attività dei centri della PMA, il documento riportava che, a ogni mese di inattività di questi Centri corrisponde la perdita di circa 7500-8000 cicli di cura e questo riduce di 1500 unità al mese la già bassissima natalità dell’Italia.

La ripresa della piena funzionalità dei Centri dedicati sarà facilitata dal fatto che essi sono autonomi nella gestione delle procedure e hanno un bassissimo rischio di contagio. Infatti, i Centri autorizzati sono classificati come “Centri dei Tessuti” e, per questo, applicano quotidianamente procedure molto rigorose, certificate da Enti competenti. Inoltre, la frequenza delle complicanze che si possono presentare, eventualmente necessitando di un accesso in pronto soccorso, sono estremamente basse, fra lo 0.35% e lo 0.04%, quindi l’impatto sulle altre strutture sanitarie, non dedicate alla PMA, è marginale. Nel documento delle Società Scientifiche sono riportate indicazioni dettagliate su come gestire la PMA, una volta diminuito il livello di emergenza. Se ne riporta di seguito una sintesi.

  • Fare ricorso a consulti a distanza per tutte le valutazioni che non richiedano la presenza fisica nel Centro del membro della coppia che verrà trattato, ovviamente nel rispetto di tutte le norme necessarie sul mantenimento della riservatezza e sulla sicurezza dei dati.
  • Eseguire una prima valutazione a distanza anche riguardo al rischio che i membri della coppia da trattare siano stati contagiati dal COVID-19 e, in base agli esiti di tale valutazione, fornire indicazioni appropriate e prendere opportuni provvedimenti per evitare di avviare qualsiasi procedura in persone con l’infezione o con un rischio elevato di svilupparla.
  • Adeguare l’organizzazione del Centro della PMA, l’addestramento del personale e l’accesso delle persone da trattare allo scopo primario, che è quello di garantire la sicurezza degli assistiti e degli operatori del Centro. Dal numero di accessi all’utilizzo di mascherine e altri dispositivi di protezione monouso, all’applicazione di specifiche procedure di pulizia delle attrezzature e dei locali, tutto deve essere pianificato per prevenire il contagio da COVID-19.
  • Ciascun passaggio del ciclo di PMA, dal monitoraggio successivo alla stimolazione ovarica, al prelievo degli ovociti, dal transfer dell’embrione alle procedure di crioconservazione, sarà eseguito con procedure atte a prevenire rischi di trasmissione del contagio da COVID-19.

Per prendere visione in forma completa delle indicazioni contenute nel documento pubblicato dalle Società Scientifiche della PMA, si rimanda alla sua lettura e, per eventuali ulteriori chiarimenti, si possono porre domande agli esperti della Fondazione Cesare Serono, cliccando qui.

Tommaso Sacco

Fonte: Sigo