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Principali indicazioni e controindicazioni alla IUI nell’infertilità femminile

Parere degli esperti

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Principali indicazioni e controindicazioni alla IUI nell’infertilità femminile
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

L’inseminazione intrauterina (IUI) è una procedura di procreazione medicalmente assistita di I livello semplice e poco invasiva. Consiste nell’immissione del liquido seminale del partner, opportunamente preparato, direttamente nella cavità uterina; si effettua nel momento di massima fertilità femminile diagnosticato mediante un accurato monitoraggio ormonale ed ecografico. L’IUI può essere praticata nell'ambito di un ciclo naturale della donna, oppure, in base al tipo di problema alla base della infertilità della coppia, può essere associata a una stimolazione ovarica, mirata all’ottenimento di un maggior numero di follicoli prodotti a livello ovarico.

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La sua applicazione è possibile in una grande varietà di patologie, ma di entità lieve e quindi ritenute insufficienti a giustificare il mancato concepimento.

Nella donna le indicazioni principali alla IUI sono:

  • precedenti fallimenti di rapporti mirati;
  • disturbi dell’ovulazione (pcos, insufficienza fase luteale);
  • infertilità idiopatica con partner femminile di giovane età;
  • endometriosi lieve;
  • infertilità immunologica indefinita.

Le controindicazioni all’effettuazione di tale procedura sono rappresentata invece da:

  • tube chiuse o fattore tubarico relativo (tube non chiuse ma danneggiate);
  • endometriosi moderata-severa;
  • fallimento di almeno 3 cicli precedenti di IUI.

Il problema delle tube chiuse come fattore di esclusione è facilmente comprensibile nei fattori tubarici dove le tube sono danneggiate ma non occluse si sconsiglia ugualmente l’inseminazione intrauterina, prima di tutto per le sue episodiche percentuali di successo e poi perché l’inseminazione in queste pazienti aumenta il rischio di gravidanza extrauterina.

Pertanto un corretto inquadramento diagnostico- terapeutico dell’infertilità femminile non dovrebbe mai prescindere dall’esecuzione di esami strumentali finalizzati alla determinazione della pervietà tubarica (Isterosalpingografiia e sonoisterosalpingografia).

La preparazione alla IUI prevede generalmente nella donna una prima fase di stimolazione ovarica. Quest’ultima, contrariamente a quanto accade nella fertilizzazione in vitro in cui si tende ad ottenere un numero maggiore di follicoli,è finalizzata ad ottenere una ovulazione monofollicolare o al massimo 2-3 follicoli al fine di evitare il rischio di gravidanze multiple.

La stimolazione ovarica inizia il 2° 0 il 3° giorno del ciclo (1° giorno del ciclo = 1° giorno delle mestruazioni), e consiste in iniezioni quotidiane intramuscolari o sottocutanee a base di ormone follicolostimolante (FSH). Durante il trattamento si effettua un monitoraggio ecografico per contare e misurare i follicoli e valutare lo spessore dell’endometrio, e un dosaggio ormonale per controllare il valore dell’estradiolo (E2). Il continuo monitoraggio ecografico (ogni 24 o 48 ore) è indispensabile per adattare il trattamento.

Una volta raggiunta una sufficiente stimolazione e maturazione follicolare si può dar luogo all’ovulazione, la cui realizzazione comporta l’interruzione di tutti gli altri trattamenti. L’induzione dell’ovulazione si avvale di farmaci a base di gonadotropina corionica umana (HGC) e viene eseguita solo se la risposta ovarica al trattamento è risultata soddisfacente.

Circa 36-40 ore dopo l’induzione dell’ovulazione, gli spermatozoi, preparati e selezionati in laboratorio, vengono iniettati nell’utero per mezzo di una piccolissima sonda (catetere) introdotta nel collo dell’utero, in regime ambulatoriale.

Una terapia di sostegno della fase luteinica (post inseminazione) è generalmente utilizzata con progesterone per via intramuscolare o per via vaginale; se il tentativo fallisce il ciclo mestruale riprende normalmente in circa 12-14 giorni, se non compare entro tale termine, la donna dovrà sottoporsi a test di gravidanza per verificare l’avvenuta fecondazione.

Le percentuali di successo della procedura variano in funzione dell’età della donna, della causa e della durata dell’infertilità e della qualità e quantità della risposta al trattamento farmacologico e possono oscillare tra il 15 e il 30%.

Dott.ssa Francesca Gangale - Specialista in ginecologia ed ostetricia, Fisiopatologia della risproduzione umana. Clinica Chianciano salute (SI)

Bibliografia

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