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Principali fattori di rischio di infertilità maschile e femminile

Parere degli esperti |time pubblicato il
Principali fattori di rischio di infertilità maschile e femminile

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


La subfertilità e l’infertilità sono condizioni patologiche sempre più frequenti sia nella donna sia nell’uomo. In una coppia che cerchi un bambino la causa di infertilità può essere il fattore maschile o il fattore femminile, oppure possono entrare in gioco entrambi. Ciò significa che la difficoltà può derivare, rispettivamente, dal partner maschile, dal partner femminile o da ambo le parti. Per fattore maschile si intende prevalentemente uno spermiogramma alterato, più raramente può trattarsi di particolari situazioni che impediscono l’erezione o la corretta penetrazione nell’atto sessuale (ad es. la paralisi del tratto inferiore del corpo). Per fattore femminile si intendono generalmente disfunzioni relative al ciclo mestruale, e quindi all’ovulazione e/o alla maturità degli ovociti, oppure a problematiche legate all’anatomia dell’apparato genitale femminile (ad es. occlusione tubarica).

In base al fattore o ai fattori che causano l’infertilità viene scelto il percorso terapeutico più appropriato, eppure talvolta non è possibile identificare una vera e propria causa che spieghi perché alcune coppie non riescano ad avere figli: è la situazione in cui si parla di infertilità di tipo idiopatico, nella quale non ci sono apparenti motivi per i quali la coppia non riesca ad avere figli in maniera naturale.

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Ma focalizziamoci sul fattore maschile e sul fattore femminile: da che cosa possono essere causati, a loro volta?

È difficile dare una risposta chiara. In alcuni casi la causa può essere genetica, in altri casi può essere iatrogena (ad es. per l’uso di farmaci chemioterapici), ma nella stragrande maggioranza dei casi la causa è multifattoriale e non facile da identificare.

Tuttavia, esiste in letteratura una serie di studi che dimostrano l’esistenza di elementi che possono aumentare, anche di molto, il rischio di danneggiare la propria salute riproduttiva. Ecco un breve excursus dei principali fattori di rischio di infertilità, maschile e femminile.

I distruttori endocrini [1] sono sostanze chimiche ubiquitarie che interferiscono con il normale funzionamento del sistema endocrino nella vita adulta di molti mammiferi, tra cui gli umani, fino a portare a condizioni di sub- o infertilità. Queste sostanze agiscono inducendo una produzione impropria degli ormoni sessuali, il che, nella donna, può portare ad anormalità nel ciclo mestruale, all’anovulazione o alla menopausa precoce. Le sostanze maggiormente ricordate in letteratura per avere questo tipo di effetti sono:

  • Gli organofosfati, le organoclorine, i carbammati, i piretroidi e le triazine, che si trovano prevalentemente nei pesticidi (insetticidi, fungicidi, erbicidi, rodenticidi).
  • I metalli pesanti, in particolare arsenico (As), piombo (Pb) e mercurio (Hg), che si trovano nelle sigarette, in alcuni supplementi per la dieta, in alimenti, acqua o aria contaminati e in alcune bevande alcoliche [2]. Un esempio vicino a noi è quello rappresentato dal caso di Taranto, ambiente ricco in metalli pesanti a causa degli scarti dei processi industriali. Uno studio del 2016 condotto sulle donne di questa città che si sono sottoposte alla fecondazione in vitro ha dimostrato come esse abbiano una maggiore concentrazione di metalli pesanti, in particolare di piombo, nel liquido follicolare e un minore numero di ovociti maturi rispetto alle donne che non vivono a Taranto [3].
  • Alcune sostanze usate per dare flessibilità a prodotti di plastica, come il DEHA, che aumenta l’atresia follicolare (ovvero la degenerazione dei follicoli) [4].
  • I parabeni, utilizzati come conservanti nei prodotti per la cura personale, nei cosmetici e in alcuni alimenti. Alti livelli di parabeni nelle urine sono associati a un calo nella conta dei follicoli antrali [5].

Un altro fattore di rischio importante per la fertilità è l’età materna avanzata (EMA). A partire dagli anni ‘'90 sono aumentate le nascite da donne di età compresa tra i 40 e i 50 anni. Uno dei principali motivi per cui le donne ricercano un figlio più tardi è lo sviluppo della propria carriera, che si realizza normalmente intorno ai 35-40 anni, ma è proprio a partire da questa fascia di età che comincia il declino della fertilità femminile. Con l’aumentare dell’età materna aumentano i rischi di aborto, di anomalie fetali, di nati morti e di complicanze ostetriche [6], ma non solo. Il tasso di aneuploidie osservate in ovociti maturi di donne con un’età vicina ai 40 anni è circa del 75% [7], e il rischio di avere figli affetti da trisomia 21 (sindrome di Down) è di 1/30 in donne con un’età superiore ai 45 anni, mentre è 1/1000 in donne con un’età inferiore ai 30 anni [8].

Anche lo stress gioca un ruolo non indifferente sulla fertilità femminile: alti livelli di stress quotidiano sono associati a un calo nella concentrazione sierica di estradiolo, LH e progesterone, cosa che predispone all’anovulazione [9].

L’obesità rappresenta un grave rischio di infertilità sia per la donna sia per l’uomo. Questa condizione include un’alterata produzione di ormoni, tra cui l’insulina, presente ad alte concentrazioni nel sangue dei soggetti obesi. Alti livelli di insulina ematica stimolano l’ovaio alla produzione di androgeni, i quali, nel tessuto adiposo, vengono trasformati in estrogeni. Gli alti livelli di estrogeni, a loro volta, agiscono con un meccanismo definito “feedback negativo” sull’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio, inviando al cervello un segnale che indica di rallentare la produzione di gonadotropine (FSH, LH e hCG, ormoni che stimolano la crescita delle gonadi), il che conduce a una disfunzionalità nell’ovulazione [10]. Secondo lo stesso meccanismo d’azione scatenato dagli alti livelli di insulina, nell’uomo si verifica un calo nel testosterone, causato parallelamente anche dagli alti livelli di estrogeni e dal disequilibrio del sistema ormonale regolato da leptina e grelina [11]. Lo stato infiammatorio a cui l’organismo dei soggetti obesi è costantemente sottoposto crea altre complicanze: nell’uomo l’indebolimento delle pareti dei vasi sanguigni può causare disfunzioni nell’erezione [12], nella donna le citochine proinfiammatorie possono indurre anormalità nella placenta e di conseguenza il tasso di aborto spontaneo, di nati morti e di gestosi è più alto in donne obese [10]. Un’altra conseguenza dell’obesità, nell’uomo, è un’alterata spermatogenesi, che porta inevitabilmente ad avere cambiamenti negativi dei parametri spermatici (in particolare un più alto rischio di oligozoospermia e una più bassa percentuale di spermatozoi con motilità progressiva [13]) e dell’epigenetica del DNA degli spermatozoi, cosa che può tradursi in turbe nell’embriogenesi e fenotipi alterati nei figli [14]. Anche i trattamenti di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita) sono inficiati dall’obesità: in donne obese la stimolazione con gonadotropine per lo sviluppo follicolare richiede un tempo maggiore, il liquido follicolare è ricco di trigliceridi, insulina e marker dell’infiammazione, e gli ovociti prelevati risultano più piccoli e presentano strutture alterate (fuso meiotico disorganizzato, cromosomi disallineati in metafase, presenza di vacuoli, mitocondri irregolari), sintomo di stress metabolico. Tutto questo porta a una maggiore probabilità di ottenere embrioni di scarsa qualità e dunque un outcome peggiore dei trattamenti di fecondazione artificiale [10].

Il fumo di sigaretta è un grande nemico della salute in generale e anche della salute riproduttiva. Le sigarette contengono metalli pesanti, idrocarburi policiclici, nitrosamine e amine aromatiche che danneggiano l’apparato riproduttivo, maschile e femminile. Queste sostanze riducono la riserva ovarica abbassando conseguentemente l’età della menopausa [15], provocano l’ottenimento di un più elevato numero di ovociti immaturi nei trattamenti di PMA [16] e aumentano il rischio di errori meiotici che portano a ottenere embrioni aneuploidi [17]. Inoltre, donne che fumano durante i trattamenti di fecondazione assistita o che sono state fumatrici recenti hanno una più bassa risposta ovarica [18]. Il fumo di sigaretta danneggia anche i parametri spermatici [19] e altera il DNA degli spermatozoi sia a livello genetico che epigenetico [20].

Un’altra sostanza che danneggia il DNA degli spermatozoi è l’alcol [21], il quale è considerato anche un fattore co-responsabile dell’arresto della spermatogenesi e in taluni casi della sindrome di Del Castillo (o sindrome a sole cellule di Sertoli), una patologia nella quale sono presenti, nei testicoli, solamente le cellule del Sertoli, cosa che comporta l’assenza di spermatozoi e dunque la sterilità maschile [22].

Può sembrare insolito, ma anche la parodontite ha un effetto malevolo sulla fertilità: il basso grado di infiammazione che produce questa condizione ha un’influenza negativa sulla fertilità dello stesso ordine di grandezza dell’obesità [23].

Diversi studi in vivo e in vitro hanno evidenziato che la marijuana ha un ruolo molto incisivo nel danneggiamento dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi, della spermatogenesi e delle funzioni spermatiche (motilità, capacitazione, reazione acrosomiale), in quanto i recettori per gli endocannabinoidi e per i cannabinoidi sono presenti nell’area dell’ipotalamo adibita alla produzione del GnRH (ormone che stimola la crescita delle gonadi), sulle cellule testicolari (cellule del Sertoli, cellule di Leydig) e sugli spermatozoi [24].

La temperatura è un parametro fondamentale per la sopravvivenza degli spermatozoi, ed è importantissimo che essa rimanga costante e che non subisca alterazioni significative per periodi prolungati. Nella specie umana i testicoli dovrebbero mantenersi a una temperatura intorno ai 35 °C, più bassa di quella corporea, ed è per questo motivo che i testicoli, protetti all’interno della borsa scrotale, si trovano all’esterno del corpo. Comportamenti o situazioni che portano a innalzamenti di temperatura a livello scrotale per periodi di tempo prolungati mettono a rischio la salute degli spermatozoi. Diversi studi hanno dimostrato che indossare intimo o pantaloni stretti danneggia la fertilità maschile; al contrario, uomini che indossano i boxer e/o vestiti larghi hanno una concentrazione spermatica superiore del 25%, una conta spermatica totale superiore del 17% e, coerentemente con il fatto che i livelli ematici di FSH nell’uomo sono inversamente proporzionali alla conta e alla concentrazione spermatica, livelli di FSH ematico più bassi del 14% rispetto a uomini che indossano mutande o indumenti stretti [25]. Anche coloro che, per lavoro o altre ragioni, trascorrono molto tempo seduti in macchina utilizzando i sedili riscaldati espongono i testicoli a un fattore di stress termico. I sedili riscaldati infatti aumentano significativamente la temperatura scrotale [26].

Infine, una domanda che spesso molti si pongono è: il telefono cellulare fa male alla salute dell’apparato riproduttivo? La risposta che Rago e i suoi colleghi [27] danno a questa domanda è che coloro che usano il telefono cellulare, anche per più di 4 ore al giorno, non subiscono danni alla loro salute riproduttiva, ma coloro che utilizzano il cellulare per più di 4 ore al giorno e in aggiunta lo conservano nella tasca dei pantaloni presentano spermatozoi con un’alterata frammentazione del DNA.

In conclusione possiamo affermare che la salute riproduttiva dipende da molti fattori: uno o più comportamenti a rischio possono aumentare le probabilità di incorrere in problematiche di infertilità, ma di certo non possiamo attribuire a uno solo di questi fattori la causa di una situazione di sterilità. Certo è che, come abbiamo visto, esistono molti comportamenti che possono essere evitati per non inficiare la salute riproduttiva. Informarsi su quali possono essere i fattori di rischio di infertilità e attuare comportamenti ragionevoli e moderati sono sicuramente le strategie migliori per non danneggiare se stessi sotto tutti i punti di vista, incluso quello della fertilità.

Dott.ssa Matilde Zauli - Biologa, Ospedale Umberto I, Lugo (RA)

Bibliografia

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