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Principali alterazioni del liquido seminale nell’infertilità

Parere degli esperti

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Principali alterazioni del liquido seminale nell’infertilità
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

Sterilità e infertilità sono utilizzati, frequentemente, come sinonimi, ma in realtà indicano condizioni clinico-patologiche differenti. Una coppia viene considerata sterile se non vi è concepimento dopo 12-24 mesi di rapporti mirati non protetti, infertile se, una volta avvenuta la fecondazione, comunque non è possibile portare a termine la gravidanza. Attualmente le difficoltà procreative sono un problema abbastanza comune, riguardando circa il 15% (ISS) delle coppie in età teoricamente fertile. Le cause, numerose ed eterogenee, comprendono la ricerca di un figlio in età avanzata, lo stile di vita, infezioni, abitudini voluttuarie (alcool, fumo, droghe) e inquinamento.

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Comprendere la causa dell’infertilità in una coppia è di fondamentale importanza in quanto permette di determinare la giusta scelta terapeutica. Non sempre le condizioni che portano al mancato concepimento sono presenti in entrambi i partner: talvolta, infatti, sono individuate nell’uomo o nella donna. Le stime statistiche riguardo la distribuzione delle cause di infertilità indicano come la sterilità maschile sia una condizione comune al 35,4% della popolazione (ISS), mentre quella femminile al 35,5% (ISS). A seguire ci interesseremo della sterilità maschile, in particolar modo delle alterazioni del liquido seminale e del loro ruolo nel determinare tale condizione.

Le alterazioni del seme non rappresentano l’unica causa di sterilità maschile: ulteriori condizioni sono ostruzioni delle vie spermatiche e irregolarità nella fase di emissione del liquido seminale nell’apparato genitale femminile. Nel primo caso infiammazioni, infezioni, interventi chirurgici e varicocele possono causare alterazioni tali da impedire l’emissione di un normale liquido seminale. Nel secondo caso impotenza coeundi (impossibilità di portare a compimento il coito), eiaculazione precoce ed eiaculazione retrograda (disturbo che comporta l’immissione dell’eiaculato in vescica anziché all’esterno attraverso l’uretra peniena) costituiscono condizioni che non consentono una regolare emissione del liquido seminale.

Innanzitutto, un uomo può definirsi fertile se il suo liquido seminale contiene un numero di spermatozoi superiore a 39 milioni, di cui circa il 40% abbia una buona motilità e non presenti anomalie. Le anomalie del liquido seminale riguardano sia la quantità che la qualità e possono essere determinate da infezioni, disfunzioni endocrine o malattie immunologiche. Per individuare la natura delle alterazioni l’esame indicato è lo spermiogramma,  estremamente semplice da effettuare: è sufficiente raccogliere in un contenitore sterile un campione di liquido seminale presso un centro specializzato in riproduzione assistita, dopo aver osservato un’astinenza che va dai tre ai cinque giorni. Lo spermiogramma fornisce preziose informazioni riguardanti sia lo stato fisico-chimico (aspetto, colore, volume, pH, fluidificazione, viscosità, presenza di sostanze chimiche) che le caratteristiche microscopiche (concentrazione degli spermatozoi, motilità, morfologia, presenza di diversi tipi cellulari) del liquido seminale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito una serie di parametri di riferimento, rispetto ai quali è possibile individuare e definire condizioni di normalità o di anomalia. Nel caso in cui l’eiaculato rispetti i valori di riferimento, si parla di normozoospermia. Se ciò non si verifica è possibile definire diverse tipologie di anomalia: quando l’alterazione riguarda la concentrazione di spermatozoi e questa risulta essere inferiore ai parametri di riferimento si parla di oligozoospermia, se invece l’alterazione investe i livelli di motilità e questi risultano inferiori ai parametri di riferimento siamo in presenza di astenozoospermia. Oppure, se sono presenti entrambe le condizioni (oligozoospermia, astenozoospermia) si parla di oligoastenozoospermia. Alterazioni morfologiche degli spermatozoi indicano una teratozoospermia; quando, invece, gli spermatozoi sono assenti nell’eiaculato si parla di azoospermia, e se questi sono presenti, ma non vivi, siamo in presenza di necrozoospermia. È possibile talvolta che gli spermatozoi non siano evidenziabili nell’eiaculato, divenendo visibili dopo centrifugazione. Infine, i termini ipoposia e iperposia indicano, rispettivamente, ridotto ed eccessivo volume del liquido seminale.

Lo spermiogramma, insieme all’anamnesi e all’esame obiettivo clinico, rappresenta un primo e fondamentale livello di intervento per la valutazione della sterilità maschile.

Raffaele Ferraro - Ginecologo specialista in Medicina della Riproduzione Umana, Direttore Centro Genesis sdc, Caserta

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