Fondazione Cesare Serono
FONDAZIONE CESARE SERONO

L'informazione è salute

Come prepararsi al meglio alla PMA durante l'emergenza Covid-19

Notizia|timepubblicato il
Come prepararsi al meglio alla PMA durante l'emergenza Covid-19

L’interruzione dell’attività dei Centri della Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) fa sì che passi un po’ di tempo prima di avviare i percorsi terapeutici. Tale tempo offre l’opportunità di prepararsi al meglio. Per le coppie che consulteranno per la prima volta un centro della PMA, sarà utile preparare le informazioni e i documenti che saranno utili agli specialisti per valutare il problema. Inoltre, il tempo dell’attesa può servire a realizzare cambiamenti che aumentino le probabilità di successo dei trattamenti che saranno intrapresi. Si illustrano di seguito alcuni fattori che possono influenzare negativamente gli esiti della PMA e sui quali si può lavorare nel periodo che separa dal ripristino della piena attività dei Centri. Anche riguardo a questi aspetti, è possibile porre domande agli esperti della Fondazione Cesare Serono, cliccando qui.

Potrebbe interessarti anche…

Le informazioni da raccogliere nell’anamnesi

L’anamnesi consiste nella raccolta della storia biologica e medica di una persona, sia per quanto riguarda il problema specifico per il quale è stata richiesta la visita, sia considerando aspetti più generali della vita e della salute dell’individuo. L’anamnesi di una coppia che si rivolge a un Centro per la PMA raccoglie informazioni sulla storia dell’infertilità e sulle malattie passate e presenti dei due membri della coppia. Per quanto riguarda l’anamnesi dell’infertilità, è importante definire il tempo trascorso nella ricerca del concepimento, la frequenza dei rapporti avuti in tale periodo e il riscontro di eventuali problemi relativi ai rapporti sessuali. Arrivare al consulto avendo annotato tali informazioni facilita di molto la raccolta dell’anamnesi e riduce il rischio di tralasciare punti rilevanti nella formulazione della diagnosi  e nella valutazione delle tecniche di PMA da applicare. Altre informazioni utili da comunicare allo specialista sono quelle sulle abitudini di vita e sul lavoro, perché alcuni fattori che favoriscono la comparsa dell’infertilità dipendono, appunto, da abitudini di vita, come fumo e consumo abituale di alcol, o da lavori, come quelli che pongono a contatto con radiazioni o con sostanze chimiche, che hanno un effetto negativo sulle funzioni del sistema riproduttivo. Indispensabile è ricostruire una storia dettagliata delle funzioni dell’apparato riproduttivo, sia del maschio che della femmina e, per quest’ultima, farlo fin dalla comparsa della prima mestruazione o menarca, verificando anche l’andamento dei cicli e l’eventuale uso di contraccettivi durante l’adolescenza e nell’età adulta. Ovviamente vanno registrate gravidanze o aborti che si fossero presentati prima del consulto per la PMA. Grande attenzione va posta alla raccolta di informazioni su malattie a carico dell’apparato riproduttivo e, in particolare, su quelle riconosciute come possibili cause di infertilità: come Sindrome dell’ovaio policistico, endometriosi, fibromi o infiammazioni delle tube nella donna e varicocele nell’uomo. Infine, va raccolta la storia di malattie relative ad altri organi o apparati, perché alcune di esse possono avere effetti negativi sulla funzione della riproduzione, a partire da quelle più comuni, come diabete e alterata funzione della tiroide. Qualsiasi documento utile a integrare le informazioni riferite a voce, da referti di visite a risultati di esami, sarà utile a completare la raccolta dell’anamnesi.

Ridurre l’eccesso di peso

Sovrappeso e obesità sono condizioni frequenti nella popolazione adulta in Italia. Nelle donne che si rivolgono ai Centri specializzati nella PMA raggiungono prevalenze comprese fra il 20 e il 25% e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che le donne che si trovano in questa condizione abbiano un rischio maggiore di avere figli con eccesso di peso.  Inoltre, l’eccesso di peso si associa a insulino-resistenza e a concentrazioni elevate nel sangue di insulina e di ormoni androgeni. Ciò provoca, a sua volta, alterazioni dell’ovulazione e aumenta la probabilità di infertilità e di aborto. Anche nei casi in cui non è alterata l’ovulazione, sovrappeso e obesità prolungano i tempi per ottenere il concepimento, peggiorano i risultati dei trattamenti dell’infertilità e, quando si ottiene il concepimento, aumentano il rischio di comparsa di diabete e di ipertensione nel corso della gravidanza, di ricorso al parto cesareo, di sovrappeso nel neonato e sono causa di mortalità e di morbilità perinatali. Anche nel maschio l’eccesso di peso e l’obesità sono associati con varie alterazioni della funzione dell’apparato endocrino e, fra queste, quelle della funzione riproduttiva sono di particolare rilievo. Negli uomini obesi si osservano ipogonadismo, disfunzioni dell’erezione e infertilità o ridotta fertilità. Da un punto di vista delle alterazioni ormonali, spesso si osservano modificazioni degli ormoni sessuali e una condizione denominata ipogonadismo secondario all’obesità maschile, in inglese Male-Obesity Secondary Hypogonadism (MOSH). Fra le manifestazioni del MOSH ci sono disfunzioni sessuali, depressione, astenia e riduzione della massa magra e della densità minerale dell’osso, mentre le alterazioni ormonali più caratteristiche sono le diminuzioni delle concentrazioni nel sangue di testosterone libero e totale della globulina legante gli ormoni sessuali (SHBG) e l’aumento dell’estradiolo. Nella Sindrome metabolica, che si sovrappone in alcuni casi all’eccesso di peso, sono frequenti concentrazioni ridotte di testosterone e aumentate di estradiolo e numerosi studi hanno dimostrato che, al crescere dell’Indice di Massa Corporea o della circonferenza della vita, si riduce la concentrazione nel sangue di testosterone nei maschi di tutte le età. Tali meccanismi alimentano un circolo vizioso nel quale le ridotte concentrazioni di testosterone contribuiscono a favorire l’aumento del peso corporeo e la deposizione di grasso nell’addome e questo, a sua volta tende a ridurre la secrezione dell’ormone. Mentre sono concordi le evidenze a supporto della relazione fra obesità e disfunzioni dell’erezione, più contradditorie sono quelle sul rapporto fra Indice di Massa Corporea e alterazioni delle caratteristiche degli spermatozoi. Si tende comunque ad associare l’obesità a un aumentato rischio di azoospermia o oligospermia. Pure l’aumento delle concentrazioni nel sangue di insulina e di leptina hanno un effetto diretto sulla produzione degli spermatozoi, favorendo lo stress ossidativo, uno stato infiammatorio e danni a carico del DNA dei gameti maschili. Sulla base di queste premesse, è evidente che una riduzione dell’eccesso di peso può contribuire a ottimizzare gli esiti della PMA. Alcuni studi hanno rilevato che dieta mediterranea e attività fisica riducono significativamente i fallimenti del concepimento e migliorano i risultati della PMA nelle donne in sovrappeso e ci sono evidenze che confermano la correzione del MOSH nei maschi sottoposti a cure efficaci per sovrappeso e obesità. Sarebbe quindi importante che femmine e maschi che si apprestano a intraprendere cicli di PMA riducano l’Indice di Massa Corporea, se si trovano in una condizione di sovrappeso o di obesità, e adottino un’alimentazione sana, associata a un’adeguata attività fisica. Le modifiche delle abitudini imposte dall’emergenza dovuta all’epidemia da COVID-19 offrono opportunità in tal senso, perché i pasti si assumono in casa e questo facilita il controllo dei cibi introdotti, rispetto a quando si mangia spesso fuori. Inoltre, il passaggio alla cosiddetta “fase 2” permetterà di riprendere l’attività fisica che aiuta a contrastare l’eccesso di peso.

Eliminare il fumo

Varie ricerche hanno confermato l’impatto negativo del fumo sul profilo di fertilità dei maschi. Nei maschi che fumano prima o durante i tentativi di concepimento si è registrata una riduzione della fertilità del 60%, rispetto ai non fumatori. Nei fumatori si è osservata anche una tendenza ad avere un numero minore di spermatozoi e meno spermatozoi con forma e motilità normali. Una ricerca ha rilevato che, negli spermatozoi dei fumatori, si riduce l’attività dei mitocondri. Nelle femmine si è osservato che il fumo si associa a un maggiore rischio di infertilità del 60% e la riduzione della fertilità nelle femmine fumatrici può associarsi a un’alterazione della funzione delle ovaie o a una riduzione della riserva ovarica. Quest’ultima condizione è stata rilevata nel 12.3% dei soggetti di sesso femminile che fumavano, rispetto al 4.8% delle non fumatrici. È importante anche quanto si fuma, poiché in donne che fumavano 10 o più sigarette al giorno si è rilevato un aumento del 30-35% della concentrazione di FSH nelle urine, al momento della transizione del ciclo, e nelle fumatrici di 20 o più sigarette al giorno, si è osservata una riduzione delle concentrazioni di progesterone nella fase luteale. Queste modificazioni della secrezione degli ormoni potrebbero essere all’origine anche delle alterazioni delle mestruazioni che si osservano nelle fumatrici. Le sostanze chimiche assunte con il fumo di sigaretta possono alterare anche la funzione dell’utero e delle tube di Fallopio, modificando il passaggio degli embrioni fertilizzati attraverso le tube e determinando, nelle fumatrici, gravidanze ectopiche, prolungamento dei tempi di concepimento e infertilità. È interessante notare che, in cicli di PMA eseguiti con donazioni di ovociti, la percentuale di gravidanze è stata significativamente superiore (52.2%) nelle donne che fumavano da 0 a 10 sigarette al giorno, rispetto a quelle che ne fumavano 10 o più (34.1%). Questa evidenza è importante perché misura l’effetto diretto del fumo sul concepimento, eliminando altri fattori che possono derivare dall’impatto del fumo sulla qualità degli ovociti. L’effetto finale del fumo sulla fertilità femminile deriva, quindi, dalla combinazione variabile di alterazioni della funzione di ovaie, utero e tube e dalla modificazione delle secrezioni degli ormoni. L’epidemia da COVID-19 e le misure adottate dalle Autorità per contrastarla hanno sicuramente aumentato la pressione psicologica su tutti i cittadini. Per chi di essi fuma, rinunciare a tale abitudine proprio in una tale contingenza può sembrare ancora più difficile. Se però si considera l’abbandono del fumo come un “investimento” mirato a raggiungere un obiettivo prioritario, come il concepimento di un figlio, il tempo di attesa per l’avvio del ciclo di PMA può essere il momento per provarci.           

Tommaso Sacco

Bibliografia