MENU SEZIONE
MENU SEZIONE

Poor-responders: valutazioni cliniche

Parere degli esperti

PUBBLICATO

Poor-responders: valutazioni cliniche
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

Quando nel 1970 sono state introdotte le tecniche di fecondazione in vitro (IVF), venivano utilizzati i follicoli di un ciclo spontaneo [1]. Per poter recuperare l’ovocita prima dell’ovulazione spontanea, era necessario uno stretto monitoraggio ecografico del ciclo e un’attenta pianificazione del recupero ovocitario stesso. Spesso accadeva che si dovesse desistere dal tentativo, a causa di un picco di ormone luteinizzante (LH) troppo precoce, per un insuccesso nel prelievo ovocitario o perché si verificava un insuccesso nella fase di fertilizzazione.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER!
Rimani in contatto e sempre aggiornato sulle ultime notizie.

www.fondazioneserono.org/newsletter/

Come risultato finale, il tasso di gravidanza era molto basso. Dal 1981 i clinici hanno introdotto protocolli farmacologici che permettessero una sorta di stimolazione sovrafisiologica e quindi la disponibilità di un maggior numero di ovociti, e quindi di embrioni per il transfer, con un sostanziale incremento nel tasso di gravidanza [6].

Ulteriori progressi sono stati fatti con l’introduzione nella pratica clinica dei Gonadotropin Releasing Hormone analogues (GnRHa) usati in combinazione con le gonadotropine esogene, allo scopo di prevenire una precoce luteinizzazione del follicolo.

Sin dall’introduzione dei protocolli di stimolazione ovarica per la IVF, è stato evidente che la risposta alla stimolazione con gonadotropine variava da paziente a paziente.

Insufficiente risposta ovarica

Il primo a descrivere un’insufficiente risposta alla stimolazione ovarica è stato Garcia, che ha definito pazienti “poor responders” quelle con un picco dell’estradiolo inferiore ai 300 pg/ml (1100 pmol/l) [2]. Nelle poor responders spesso il numero dei follicoli che si sviluppano durante il trattamento è considerato insufficiente per il successo del trattamento stesso e quindi il ciclo è sovente cancellato. Le pazienti che comunque arrivano a prelievo degli ovociti hanno chiaramente un basso numero di ovociti prelevati, quindi uno scarso numero di embrioni e di conseguenza un tasso di gravidanza più basso, rispetto alla pazienti con normale risposta [21]. La percentuale di pazienti poor responders varia dal 9% di alcune casistiche fino al 26% di altre e rappresenta un problema clinico importante [22].

Definizione di insufficiente risposta ovarica

Sono molti gli studi che si sono occupati di indagare i motivi di un’insufficiente risposta ai protocolli di stimolazione utilizzati nella IVF. La difficoltà d’interpretazione dei dati che emergono da questi studi sta nel fatto che molte sono state nel tempo le definizioni di poor responders . Molti dei criteri sono basati sui risultati dei trattamenti stessi per IVF (come il numero dei cicli cancellati, i livelli di picco di estradiolo raggiunti, il numero dei follicoli maturi sviluppati, il numero degli ovociti recuperati, la dose totale di gonadotropine utilizzata) o sulle caratteristiche delle pazienti con insufficiente risposta alla terapia (età, livelli basali di FSH, ecc.). Analizzando la letteratura prodotta negli ultimi anni, ci rendiamo così conto come la definizione di poor responders risenta molto dei criteri classificativi utilizzati dai diversi Autori [23-53]. In molti di questi studi, comunque, i criteri utilizzati per la definizione non sono espressi chiaramente e la plausibilità biologica della definizione spesso non è chiara.

CONTATTA L'ESPERTO

Ricevi le risposte ai tuoi quesiti

Fai una domanda

CONTENUTI CORRELATI