Procreazione Medicalmente Assistita in Italia: spunti di riflessione

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Procreazione Medicalmente Assistita in Italia: spunti di riflessione

La Relazione del Ministro della Salute al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge sulla Procreazione Medicalmente Assistita ha offerto uno spaccato sull’attività dei Centri della PMA al 2018. Fra le evidenze raccolte, quella di un ricorso tardivo alla PMA da parte delle coppie.

La relazione del 2020 si riferisce ai dati raccolti nell’anno 2018 e propone confronti con quelli dei Rapporti precedenti. I centri della PMA attivi in Italia nel 2018 erano 345, dei quali 106 pubblici, 20 privati convenzionati e 219 privati non convenzionati. I centri attivi con accesso di almeno una coppia sono stati 298 su 345, dei quali 110 di I livello e 188 di II e III livello. Le coppie trattate sono state, nel complesso, 77.509 e i cicli iniziati 97.509, dei quali 89.075 senza donazione di gameti e 8.434 con donazione di gameti. La suddivisione di tali cicli in base al tipo di Centro è stata: 36.978 in quelli pubblici, 23.644 in quelli privati convenzionati, 36.887 nei privati non convenzionati. I bambini nati vivi sono stati 14.139, dei quali 12.137 senza donazione di gameti e 2.002 con donazione di gameti. I bambini nati con la PMA sono stati il 3.2% del totale dei nati in Italia nel 2018, totale che, secondo l’ISTAT, è stato di 439.747. Riguardo alle cause dell’infertilità che hanno portato al ricorso alla PMA, nel 22.6% dei casi c’era una concomitanza del fattore maschile e di quello femminile, nel 19.2% c’era un fattore maschile e, nella restante percentuale dei casi (58.2%), c’era un fattore femminile. Nell’ambito del fattore femminile, la causa più frequente è stata l’infertilità idiopatica (15.7%), seguita dalla ridotta riserva ovarica (14.8%) e dal fattore tubarico (8.9%). Tra i tanti dati contenuti nel rapporto, interessanti quelli che si riferiscono all’età delle donne che si sono sottoposte alla Procreazione Medicalmente Assistita. Ad esempio, l’età media delle donne nelle quali si sono applicate tecniche a fresco è stata di 36.74 anni nel 2018 ed era stata di 36.68 nel 2015 e di 36.48 nel 2011. Ciò vuol dire che, negli anni, l’età media è, sia pure di poco, aumentata, piuttosto che diminuita, nonostante le campagne di informazione sulle maggiori probabilità di successo della PMA quando vi si fa ricorso in età più giovane. D’altra parte, la stretta relazione tra età della donna e probabilità di successo è stata confermata anche dal presente rapporto. Nell’anno 2018 le percentuali di gravidanze ottenute con inseminazione semplice, cioè senza donazione di gameti è stata, rispetto ai cicli iniziati, del 10.6% nel totale della casistica. Le percentuali sono però variate di molto fra le fasce di età: nelle donne fino a 34 è stata del 13.2%, mentre è stata del 2.9% in quelle dai 43 anni in su, cioè quattro volte più bassa. In maniera in qualche modo speculare, la frequenza delle gravidanze con esiti negativi, nelle donne sottoposte a tutte le tecniche di II e III livello senza donazione di gameti, è stata del 20.4% in quelle di età fino a 34 anni e del 24.9% nella fascia di età compresa fra 35 e 39 anni, quindi non troppo diversa. È salita invece al 40.9% nella fascia di età compresa fra 40 e 42 anni e ha raggiunto il 57.8% per le donne di età maggiore o uguale a 43 anni. Queste cifre dimostrano chiaramente che sottoporsi alla PMA prima dei 40 raddoppia almeno le probabilità di portare a termine la gravidanza che si ottiene, rispetto al sottoporvisi dai 40 anni in poi. Infine, la dimostrazione dei vantaggi di un accesso alla PMA in età più giovane giunge dalla percentuale dei parti con almeno un nato vivo rispetto ai cicli di stimolazione ovarica iniziati. Tali percentuali vanno dal 30% per le donne di età fino a 34 anni, al 21.9% per età compresa fra 35 e 39 anni, all’8.9% tra 40 e 42 anni e a un 3.0% per età maggiore o uguale a 43 anni. Tutte queste cifre dovrebbero motivare le coppie a rivolgersi presto ai Centri della PMA il più presto possibile, una volta constatate le difficoltà a concepire spontaneamente.

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In conclusione, il Rapporto ha confermato che in Italia c’è un’ampia rete di Centri della Procreazione Medicalmente Assistita a disposizione delle coppie che hanno problemi di infertilità e che questa rete di Centri ottiene risultati in linea con quelli raggiunti in tutti gli altri Paesi nei quali tali trattamenti dell’infertilità sono altrettanto avanzati. Per imprimere una svolta ancora più positiva ai successi ottenuti dalla PMA in Italia, bisognerebbe che le coppie si sottoponessero prima a tali procedure.

Tommaso Sacco

Fonte: Relazione del Ministero della Salute al Parlamento sullo stato di attuazione delle legge contenente norme in materia di Procreazione Medicalmente Assistita

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