Fondazione Cesare Serono
FONDAZIONE CESARE SERONO

L'informazione è salute

Percentuali di successo della PMA: l’importante è capire a chi si riferiscono

Notizia |time pubblicato il
Percentuali di successo della PMA: l’importante è capire  a chi si riferiscono

Le coppie che cercano nella Procreazione Medicalmente Assistita la soluzione alla loro infertilità trovano in rete percentuali di successo che possono confondere loro le idee. Andrea Borini ginecologo, grande esperto di PMA e Responsabile della rete dei Centri 9.baby, diffusa in tutta Italia, fornisce, in un’intervista, elementi utili a interpretare tali dati.

Potrebbe interessarti anche…

Chi, come Andrea Borini, si trova quotidianamente a discutere con le coppie le probabilità di successo della PMA in ogni singolo caso, sa bene che certe percentuali proposte in rete sono fonte di confusione e di aspettative inadeguate. In una precedente intervista lo stesso esperto aveva spiegato che, di tante variabili utilizzate per valutare i successi della PMA,  la “take home baby rate”, che può essere tradotta in italiano con ”frequenza del bambino in braccio”, è quella più utile a definire la percentuale di successi nella specifica casistica nella quale rientra quella coppia.  Assodato questo punto, Andrea Borini aggiunge un ulteriore elemento che può aiutare a interpretare i dati. A lui capita spesso che le coppie gli riferiscano di avere letto percentuali di successo, anche come frequenza del bambino in braccio, dell’85-90%. Sono cifre certamente motivanti, ma che possono alimentare aspettative che non valgono per tutti i casi di infertilità. Come spiega chiaramente Andrea Borini, anche in coppie fertili è un evento raro il conseguimento del concepimento dopo un singolo rapporto e lo si può ottenere anche dopo 18 o 20 rapporti. Fatta questa premessa, si comprende come sia altamente improbabile che, dopo un singolo ciclo di stimolazione ovarica e dopo un unico trasferimento di embrione, si raggiunga l’obiettivo del bambino in braccio in una coppia infertile. Non impossibile, sottolinea l’intervistato, ma improbabile. Traducendo questo concetto in percentuali, è evidente che frequenze di  bambino in braccio del 60 o dell’80% difficilmente si raggiungono, ad esempio, in coppie nelle quali la donna ha 40 anni e tanto meno si ottengono dopo un singolo trasferimento di embrione.

In conclusione, il messaggio di Andrea Borini alle coppie è quello di chiedere agli specialisti ai quali si rivolgono di specificare a quali casistiche si riferiscono le percentuali di successo che essi riportano e, soprattutto, se riguardano coppie con caratteristiche sovrapponibili alle loro.

Redazione Fondazione Cesare Serono