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Patologie ginecologiche benigne nella donna infertile

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Patologie ginecologiche benigne nella donna infertile

Nel valutare una donna infertile è fondamentale, tra le altre cose, escludere la presenza di alcune patologie ginecologiche benigne che possano in qualche modo interferire con l'ottenimento di una gravidanza.

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L'attenzione, nel protocollo diagnostico-terapeutico, deve essere dedicata a tutti i possibili problemi presenti, al fine di poter proporre soluzioni terapeutiche corrette sia di tipo medico che eventualmente chirurgico.

Le patologie ginecologiche benigne che più frequentemente si osservano sono polipi endometriali (neoformazioni benigne della mucosa dell'utero), fibromi uterini (tumori benigni dell'utero formati prevalentemente da tessuto fibroso), endometriosi (sviluppo di mucosa uterina al di fuori della sede abituale), neoformazioni annessiali (formazioni cistiche a livello dell'ovaio) e malformazioni uterine (anomalie nella forma e nella struttura dell'utero).

Lo studio dell'utero con un'ecografia ginecologica transvaginale (un esame ecografico eseguito mediante sonda inserita nella vagina) è il primo approccio diagnostico e mira ad escludere la presenza di polipi endometriali o polipi cervicali (neoformazioni benigne a livello del collo dell'utero), fibromi uterini e cisti ovariche.
I fibromi uterini sono la neoplasia pelvica benigna più frequente nella donna (con una prevalenza del 25% in età  fertile) anche se spesso non si manifestano con sintomi e non interferiscono con la capacità  riproduttiva.

Circa il 2-3 % dell'infertilità  da fattore femminile è attribuibile unicamente alla presenza di fibromi uterini.

I fibromi possono interferire nel concepimento anche per un problema meccanico; possono ostruire l'ingresso delle tube a livello dell'utero o il canale cervicale, impedendo il passaggio dell'embrione o degli spermatozoi.

I fibromi potrebbero attivare un'attività  contrattile compromettendo il trasporto dei gameti.

L'impianto dell'embrione potrebbe risultare impedito da una non corretta vascolarizzazione della mucosa endometriale a causa della presenza di un fibroma uterino.

I fibromi possono causare nella donna sintomi quali emorragie, dolori pelvici e disturbi urinari. In alcune donne si rende necessario un intervento di rimozione dei fibromi ai fini di risolvere la sintomatologia della paziente e di migliorare la prognosi riproduttiva.

E' necessario, prima di un intervento di asportazione dei fibromi, localizzarli e misurarli con precisione con un'ecografia ginecologica transvaginale; si valuta il numero, la sede, la dimensione degli stessi.

Talvolta si rende necessario lo studio della cavità  uterina con un'isteroscopia diagnostica, un esame che si esegue entrando nella cavità  uterina con una minuscola telecamera, per esempio per valutare la presenza di un fibroma sottomucoso (un fibroma che cresce nello spessore della parete dell'utero, al di sotto dello strato mucoso) che può interferire in maniera importante con l'impianto dell'embrione.

Durante una valutazione ecografica potrebbe emergere la presenza di polipi endometriali che potrebbero interferire anch'essi con il trasporto degli spermatozoi e con l'impianto embrionario.

L'asportazione dei polipi endometriali spesso favorisce anche l'arrivo di gravidanze spontanee. Talvolta potrebbe rendersi utile una valutazione isteroscopica per studiare la cavità  uterina e la mappatura dei polipi endometriali.

Un'altra patologia benigna che si può presentare in donne infertili è il setto uterino (membrana fibrosa all'interno della cavità  uterina) che è una malformazione uterina che può interferire sia con l'impianto embrionario che con il proseguimento della gravidanza portando nel 60 % circa dei casi ad un aborto spontaneo.

La rimozione del setto uterino durante un'isteroscopia è quasi sempre correlata ad un significativo incremento della probabilità  di gravidanza in donne infertili.

È molto frequente, inoltre, il riscontro anche occasionale, in donne infertili, di cisti ovariche che spesso sono di natura funzionale e non causano alcuna sintomatologia e spesso possono risolversi spontaneamente e non essere rilevate a successivi controlli.

Solo saltuariamente le cisti possono essere attive da un punto di vista ormonale (secernono ormoni) e interferire con il normale ciclo mestruale.

Una volta riscontrate formazioni cistiche, che appaiano con caratteristiche di benignità , un atteggiamento di attesa, con adeguati controlli e verifiche programmate, è l'approccio clinico più corretto; nella maggior parte dei casi, infatti, queste formazioni cistiche regrediscono spontaneamente.

Bisogna ponderare con attenzione l'eventuale approccio chirurgico, che potrebbe in alcuni casi ridurre la riserva ovarica della donna (ossia la quantità  delle cellule uovo), se l'intervento di asportazione della cisti ovarica dovesse prospettarsi complicato.

L'ovaio, oltre che di cisti ovariche funzionali, può essere sede di tumori benigni o di cisti endometriosiche. In questo caso, l'accuratezza nella diagnosi ed il programma delle indagini strumentali deve essere mirato a scegliere la terapia medica o chirurgica che, da una parte risparmi il più possibile la riserva ovarica della donna, e dall'altra cerchi di aumentare le probabilità  di ottenere una gravidanza.

Simona Helda Vailati - Dirigente medico, Specialista in Ostetricia e Ginecologia, Ospedale San Raffaele, Milano