L’orologio biologico è una questione puramente femminile?

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L’orologio biologico è una questione puramente femminile?

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Ogni donna, già da giovanissima, subisce il ticchettio dell’orologio biologico: socialmente il binomio aumento dell’età e calo della fertilità è ben noto.

La donna nasce con un patrimonio follicolare determinato che, nel tempo, va incontro a un progressivo esaurimento: attorno ai 32 anni si verifica già un primo calo della fertilità che diventa più rapido verso i 37 anni, raggiungendo il suo picco negli anni che precedono la menopausa [1].

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Si tende a pensare che il calo della fertilità sia una questione esclusivamente femminile, ancorandosi allo stereotipo: l’uomo può avere figli anche a 80 anni. Ma vedremo che la realtà è diversa!

L’Italia è uno dei Paesi europei in cui si diventa genitori più tardi: se nel 2015 si diventava papà a un’età media di 35,3 anni, nel 2019 a 35,6; se nel 2015 si diventava mamma a un’età media di 31,7 anni, nel 2019 sono stati superati i 32 (32,1)! Da questi dati ISTAT [2] si nota come non soltanto esista una progressiva tendenza alla posticipazione della genitorialità, destinata ad aumentare nel futuro, ma anche che l’uomo diventa genitore più tardi della donna. I motivi della posticipazione dell’età genitoriale sono diversi: in primisla condizione socioeconomica attuale porta i giovani a raggiungere l’indipendenza economia e lavorativa a un’età significativamente maggiore rispetto alle generazioni precedenti. Questa condizione grava in egual misura sull’uomo e sulla donna: entrambi generalmente scelgono percorsi di studi più o meno lunghi per realizzare carriere più o meno importanti, che inevitabilmente rendono la maternità e la paternità desideri/obiettivi secondari. Nonostante questo, l’uomo comunque sceglie di avere dei figli, mediamente, più tardi della donna: attualmente ci si approccia alla paternità dopo i 30 anni. Una delle possibili spiegazioni può proprio essere ricondotta all’alterata consapevolezza della propria fertilità: se da un lato la donna è conscia del fatto che il suo orologio biologico attorno ai 30 anni inizia a ticchettare più insistentemente, dall’altro l’uomo non attribuisce all’avanzare dell’età lo stesso peso.

Tuttavia, vedremo che prendersi cura della propria fertilità e averne una buona consapevolezza è ora più che mai importante per entrambi i sessi.

La fertilità maschile dopo i 30 anni

Nel valutare l’andamento della fertilità nel tempo vanno considerati due aspetti principali. I primi sono gli effetti diretti dell’invecchiamentosull’organismo, come ad esempio la senescenza cellulare e i cambiamenti ormonali. I secondi sono gli effetti indiretti in termini di stile di vita e di esposizione a infezioni. Proprio come con il passare degli anni sulla pelle compaiono le prime rughe e i capelli iniziano a ingrigirsi, anche testicoli, prostata, epididimo e vescicole seminali risentono dell’orologio biologico e invecchiano[3]. Alcuni tra i fattori età-correlati che possono influenzare direttamente la qualità del liquido seminale [3] sono:

  • la diminuzione e la riduzione della funzionalità delle cellule di Leydig (localizzate nei testicoli e sede di produzione degli ormoni steroidei androgeni)
  • la degenerazione delle cellule precursori degli spermatozoi
  • la riduzione del numero delle cellule del Sertoli (cellule dei testicoli con funzioni di sostegno per le cellule germinali)
  • l’atrofia del muscolo liscio della prostata sono soltanto.

Ma che cosa succede dopo i 30 anni quando, in media, il maschio italiano sceglie di diventare padre?

Man mano che l’orologio biologico maschile procede, l’invecchiamento determina vari effetti diretti e indiretti. I principali effetti diretti sono: i cambiamenti ormonali, l’andropausa, le alterazioni genetiche degli spermatozoi, qualità del liquido seminale.

A questi si aggiungono gli effetti indiretti, i principali sono: la variazione del comportamento sessuale, lo stile di vita, le infezioni del tratto genitourinario.

Effetti diretti dell’invecchiamento: i cambiamenti ormonali

Attorno ai 30 anni i livelli di testosterone nel sangue iniziano a diminuire di un punto percentuale all’anno [4]. Il testosterone è un ormone prodotto da cellule presenti nel testicolo chiamate cellule di Leydig, in risposta all’azione di un altro ormone, chiamato LH, sintetizzato a livello ipotalamico. Il testosterone è il principale responsabile della fertilità maschile perché è strettamente correlato alla produzione degli spermatozoi.

Effetti diretti dell’invecchiamento: l’andropausa

La riduzione progressiva del testosterone si associa, spesso, a un quadro più ampio costituito da diminuzione del desiderio sessuale, riduzione della massa muscolare, insulino-resistenza, obesità e incremento dell’incidenza di disfunzione erettile [4]. Le manifestazioni e l’impatto di questi cambiamenti sono più significativi tanto più l’età avanza. È stato dimostrato che gli uomini con un’età superiore ai 35 anni hanno il doppio delle probabilità di avere difficoltà riproduttive rispetto ai ragazzi under 25 [5].

Effetti diretti dell’invecchiamento: le alterazioni genetiche degli spermatozoi

Con l’aumentare dell’età nelle cellule si verifica un incremento dello stress ossidativo che causa l’accumulo di specie reattive dell’ossigeno (ROS). Queste possono essere responsabili del danneggiamento del DNA contenuto negli spermatozoi [6]. Se il danno è ridotto lo spermatozoo è in grado, per mezzo dei meccanismi di riparazione del DNA, di riconoscerlo e risolverlo. Se il danno è significativo, la cellula può essere indotta all’apoptosi, in altre parole alla morte programmata. Questo influenzerà in maniera negativa la vitalità degli spermatozoi. I danni che possono causare i ROS non sono soltanto strettamente correlabili alla riduzione della fertilità maschile, ma possono manifestarsi anche sotto forma di un maggior rischio di aborto. Più nel dettaglio, i ROS possono promuovere danni favorendo l’instabilità cromosomica [7]. Questo tipo di danno si collega a un rischio maggiore di aborto e di alterazioni genetiche nell’embrione. È stato dimostrato come non sia soltanto l’invecchiamento materno a contribuire alla manifestazione di quadri come quello della trisomia 21 nel nascituro, ma che esiste anche un contributo paterno.

Effetti diretti dell’invecchiamento: la qualità del liquido seminale

La concentrazione, la motilità, la vitalità e la morfologia degli spermatozoi sono i fattori principali che distinguono un uomo fertile da un soggetto con difficoltà riproduttive. La correlazione tra la variazione di questi parametri e l’aumento dell’età non è ancora del tutto chiara. Alcuni studi evidenziano un progressivo peggioramento della qualità del liquido seminale con l’avanzare dell’età, altri non dimostrano un’influenza così massiccia.

Effetti indiretti dell’invecchiamento: la variazione del comportamento sessuale.

Con il passare dell’età non soltanto diminuisce la libido, ma si tende ad avere rapporti sessuali meno frequentemente, mediamente una volta alla settimana [8]. Questo, come altri fattori, può influenzare notevolmente quello che si definisce “time to pregnancy”, cioè il tempo necessario per l’ottenimento di una gravidanza.

Effetti indiretti dell’invecchiamento: lo stile di vita

Sane abitudini come alimentazione varia ed equilibrata, praticare attività fisica regolarmente, astenersi dal consumo di sigarette e moderare l’assunzione di alcol, permettono di mantenersi in salute, ma anche di salvaguardare il proprio potenziale riproduttivo. Si stima che il rischio di infertilità maschile aumenti del 10% ogni 9 kg di peso in eccesso [9]. L’obesità fa parte, generalmente, di un quadro molto più ampio chiamato sindrome metabolica, che è caratterizzato da ipercolesterolemia, ipertensione, diabete di tipo 2, ipertrigliceridemia, tutte condizioni che influenzano negativamente la salute dell’uomo in generale, ma anche quella riproduttiva. La sindrome metabolica limita la fertilità in diversi modi: l’aumento della massa grassa, spesso associata a insulino-resistenza, si correla a disfunzioni ormonali che influiscono sul normale funzionamento dell’asse ipotalamo-ipofisi-testicolo. Per quanto riguarda il tabagismo, il fumo contiene radicali. Nel liquido seminale sono normalmente presenti sostanze che, riducendo i livelli di radicali, proteggono gli spermatozoi, ma hanno un’azione limitata. Pertanto, sul lungo periodo, il consumo di sigarette genera stress ossidativo con conseguenze quali il danneggiamento delle membrane cellulari degli spermatozoi, le alterazioni mitocondriali e le alterazioni di processi a carico del DNA [7]. Un altro aspetto strettamente correlato al tabagismo è l’ipossia, cioè lo scarso apporto di ossigeno ai tessuti testicolari. Per il buon funzionamento delle cellule che contribuiscono al processo della spermatogenesi è fondamentale ricevere una quantità di ossigeno sufficiente [10]. L’ipossia può essere anche responsabile della disfunzione erettile. L’impoverimento del liquido seminale non si manifesta soltanto quantitativamente, ma anche qualitativamente. L’assunzione di nicotina comporta la formazione di metaboliti strettamente correlati al peggioramento della motilità spermatica con alterazioni del movimento della coda e variazioni nei processi enzimatici necessari a ottenere l’energia fondamentale per il movimento dello spermatozoo [10].

Infezioni del tratto genitourinario

Infiammazioni e infezioni del tratto genitourinario possono contribuire a una riduzione della fertilità maschile. In particolare, l’infezione può causare:

  • la produzione di citochine (ad es. IL-1 e IL-8)
  • la riduzione della motilità degli spermatozoi e del loro potere fecondante
  • alterazioni della composizione del liquido seminale [11].

Tra le infezioni determinanti una riduzione della fertilità si riconoscono: le orchiti, le infezioni da Chlamydia trachomatis, il Papilloma virus (HPV), l’Herpes virus. È importante sottolineare che molte delle infezioni che minano la fertilità sono a trasmissione sessuale: proteggersi già in giovane età, attraverso un comportamento sessuale responsabile, aiuta a preservare la propria fertilità nel tempo.

L’orologio biologico non si può fermare, ma si può fare qualcosa?

Il sistema economico e sociale in cui viviamo ci spinge inevitabilmente a posticipare la genitorialità: si aspetta il lavoro stabile ottenuto magari dopo anni e anni di studio, si aspetta la persona giusta, si convive, si risparmia e soltanto ad allora si pensa alla gravidanza. Il nostro “orologio biologico” però non aspetta e subisce progressivamente l’influenza del tempo.

Per difenderci abbiamo un unico strumento: la prevenzione. È fondamentale incrementare la consapevolezza della propria fertilità: mentre la donna ha più l’abitudine di sottoporsi a controlli ginecologici annuali, l’uomo si rivolge all’andrologo/urologo solo quando presenta sintomi e a volte nemmeno quando li ha. È importante che anche l’uomo abbia cura del proprio apparato riproduttivo, in modo tale da identificare con tempestività eventuali alterazioni che potrebbero comprometterne la fertilità. La prevenzione si associa allo stile di vita: sane abitudini possono aiutare concretamente.

Infine, rivolgersi a professionisti della medicina della riproduzione tempestivamente può fare la differenza. Coppie in età superiore ai 35 anni che non riescono a concepire dopo 6 mesi di rapporti sessuali regolari e non protetti dovrebbero già rivolgersi a dei professionisti per individuare le cause della difficoltà riproduttiva.

Bibliografia

  1. Ministero della salute- Diagnosi di infertilità femminile. Disponibile al link: http://www.salute.gov.it/portale/fertility/dettaglioContenutiFertility.jsp?lingua=italiano&id=4566&area=fertilita&menu=medicina.
  2. Indicatori di fecondità. Disponibile al link: http://dati-giovani.istat.it/Index.aspx.
  3. Pasqualotto FF, Edson BJ, Pasqualotto EB. The male biological clock is ticking: a review of the literature. Sao Paulo Med J 2008;126(3):197-201.
  4. Feldman HA, Goldstein I, Hatzichristou DG, et al. Impotence and its medical and psychosocial correlates: results of the Massachusetts Male Aging Study. J Urol 1994;151(1):54-61.
  5. Pal L, Santoro N. Age-related decline in fertility. Endocrinol Metab Clin North Am 2003;32(3):669-88.
  6. Brunner RJ, Demeter JH, Sindhwani P. Review of guidelines for the evaluation and treatment of leukocytospermia in male infertility. World Journal of Men’s Health 2019;37:128-37.
  7. Alahmar AT. Role of oxidative stress in male infertility: an updated review. J Hum Reprod Sci 2019;12:4-18.
  8. Dunson DB, Baird DD, Colombo B. Increased infertility with age in men and women. Obstet Gynecol 2004;103(1):51-6.
  9. Katib A. Mechanisms linking obesity to male infertility. Cent European J Urol 2015;68(1):79-85.
  10. Fumo di tabacco e infertilità. Disponibile al link: www.sierr.it/images/PercorsoCoppia_Foresta/3l.pdf.
  11. Barzon L, Palù G. Diagnostica microbiologica, in Foresta C, Lenzi A, De Stefano C. Il percorso clinico-diagnostico della coppia infertile. CLEUP SC, Padova, 2004.

 

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