Nutrizione e fertilità: regime alimentare equilibrato durante i percorsi di PMA

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Nutrizione e fertilità: regime alimentare equilibrato durante i percorsi di PMA

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Nutrizione e fertilità sono correlate: una dieta sana ed equilibrata si associa a un migliore benessere generale e a un minor tempo per raggiungere il concepimento. Nelle giovani coppie si osservano purtroppo di frequente problematiche di infertilità. Sono molti i fattori legati allo stile di vita che possono contribuire all’infertilità di coppia: tra questi l’alimentazione svolge un ruolo importante.

L’infertilità è definita dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) come l’incapacità di raggiungere una gravidanza dopo 12 mesi di rapporti non protetti. Problemi relativi alla fertilità possono riscontrarsi sia negli uomini sia nelle donne e in Italia presentano un’incidenza di circa il 15-20% delle coppie.

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L’infertilità femminile

L’infertilità femminile può dipendere da problematiche relative all’apparato riproduttivo femminile come per esempio danni alle tube di Falloppio piuttosto che da patologie quali la sindrome dell’ovaio micropolicistico e l’endometriosi. A queste patologie si aggiungono altri fattori che possono concorrere all’infertilità femminile tra cui l’età, che porta a un calo fisiologico della riserva ovarica, il peso corporeo, sia in eccesso che in difetto, lo stile di vita e quindi l’uso o abuso di fumo, sostanze stupefacenti o alcolici, e il livello di attività fisica.

L’infertilità maschile

Per quanto riguarda l’infertilità maschile si è osservato un declino nella qualità del seme negli ultimi 50 anni, tant’è che l’OMS ha stabilito nel 2010 nuovi parametri di normalità, abbassando quelli di riferimento. Le cause possono essere dovute al crescente inquinamento, all’effetto delle radiazioni e alle infezioni genitali. Nell’ambiente si diffondono sempre più sostanze in grado di interferire con gli equilibri degli ormoni sessuali, i cosiddetti “endocrine disruptors”: idrocarburi policiclici aromatici, benzene, diossina, ftalati, piombo, derivati delle plastiche, composti fenolici, pesticidi ecc.

Corretta nutrizione e fertilità maschile e femminile: le buone abitudini cominciano a tavola

Numerosi studi epidemiologici condotti negli ultimi anni sono concordi nel ritenere che un’alimentazione bilanciata e sana può essere un fattore su cui agire per aumentare le probabilità di concepimento agendo sull’infertilità sia  maschile sia femminile. In particolare, nei soggetti in sovrappeso o francamente obesi non solo il calo ponderale ma anche il miglioramento della qualità nutrizionale è utile al fine di migliorare le probabilità di concepimento.

Esiste una “dieta pro-fertilità”? Non esattamente, ma esistono accorgimenti dietetici cui far riferimento in caso di problemi di fertilità sia maschili che femminili, utili a migliorare non solo lo stile di vita ma anche ad aumentare le probabilità di buona riuscita delle tecniche di PMA. La

Movimento e fertilità: quanto e quale sport?

L’attività fisica ha un impatto decisamente positivo nell’uomo. Soggetti attivi, impegnati in almeno tre ore di esercizio vigoroso a settimana, hanno un seme con parametri migliori rispetto ai sedentari. Troppo sport può invece essere un problema. Un’attività controindicata è il ciclismo: un volume di allenamento superiore alle cinque ore settimanali ha mostrato una stretta correlazione con una riduzione del numero di spermatozoi mobili.

L’attività fisica nella donna ha un effetto positivo in soggetti in sovrappeso, che probabilmente beneficiano della perdita di peso determinata dal movimento. Può, tuttavia, può diventare problematica se eccessiva, poiché in grado di alterare il bilancio energetico del soggetto con importanti ricadute sull’equilibrio ormonale. Tuttavia un’attività fisica moderata risulta debolmente correlata a un aumento della fecondità, indipendentemente dal peso corporeo della donna [1-3].

Tabagismo, consumo di alcool e caffeina: influenzano la fertilità?

Il fumo di sigaretta riduce la fertilità nell’uomo e nella donna. Nell’uomo il fumo contribuisce allo stress ossidativo che riduce la vitalità degli spermatozoi, mentre nella donna sembrerebbe causare un aumento delle gravidanze ectopiche e dell’infertilità, probabilmente per alterazioni dell’ambiente uterino causate dalle sostanze chimiche presenti [4-6].

L’alcol riduce la fertilità maschile: tra i bevitori si osserva infatti una netta riduzione del numero di spermatozoi presenti e della loro motilità. Meno netto l’effetto sulla fertilità femminile, che risulta comunque ridotta in forti bevitrici, con aumento degli aborti spontanei e del rischio di morte intrauterina del feto [7].

La caffeina è un noto stimolante del sistema nervoso centrale e molti studi l’hanno associata a più bassi livelli di estrogeni in fase luteale. Le attuali linee guida dell’ACO, quindi, suggeriscono di limitarne l’introduzione nelle donne che cercano la gravidanza (ACOG, 2017) [8,9].

Sovrappeso e obesità

Sovrappeso e obesità aumentano l’infertilità nell’uomo. Nei soggetti obesi si riducono numero e motilità degli spermatozoi e aumenta in maniera significativa il danno al DNA dei gameti. A livello del tessuto adiposo è presente l’enzima aromatasi che è responsabile della conversione del testosterone a estrogeno, con un aumento del rischio di problemi d’erezione. Anche nella donna l’obesità è causa di infertilità, con un aumento dell’incidenza di aborti spontanei tanto maggiore quanto più rilevante è il sovrappeso: in donne obese si hanno importanti modifiche a livello follicolare, con alterazione dei livelli di ormoni chiave che possono influenzare negativamente l’ovulazione. I problemi legati al sovrappeso sembrerebbero essere reversibili, riducendosi o persino scomparendo qualora il soggetto perda significativamente peso [10,11].

Nutrizione e fertilità: i carboidrati

Nella donna i carboidrati influenzano l’omeostasi del glucosio e la sensibilità all’insulina, che possono a loro volta interferire con la produzione ovarica di androgeni e in generale con la funzione ovarica. Molti studi hanno già dimostrato che la riduzione dei carboidrati nella dieta in donne con sindrome dell’ovaio policistico possa migliorare la funzione ovarica. Invece, nelle donne che mestruano regolarmente, l’intake di carboidrati con la dieta non sembra essere correlato a modificazioni ormonali. Tuttavia, si sono anche osservati tassi di minore fecondabilità nell’ambito della procreazione medicalmente assistita nelle pazienti con alta introduzione di bevande zuccherate.

I cereali integrali dovrebbero essere consigliati in chi cerca la gravidanza perché i costituenti come l’acido fitico, le vitamine e il selenio hanno proprietà antinfiammatorie ed effetti benefici sul metabolismo del glucosio. È noto che lo stress ossidativo e l’insulino-resistenza siano implicati nella patogenesi della sub-fertilità. I lignani, componenti ormonalmente attivi del grano integrale, attraverso i loro effetti proestrogenici, possono migliorare la fertilità. Un recente studio prospettico randomizzato controllato eseguito su donne afferenti a una clinica di fertilità a Boston in Massachussets (EARTH studio, Environment and reproductive health) ha mostrato che un’introduzione maggiore di grano integrale sembrerebbe essere associata a una più alta probabilità di bambini nati.

Altri nutrienti che possono influire sulla fertilità

Per quanto riguarda la soia, non ci sono dati certi su eventuali benefici sulla fertilità naturale, mentre si sono osservati migliori risultati nei cicli di stimolazione ormonale con clomifene citrato e miglioramenti dello spessore endometriale nelle tecniche di procreazione assistita [12].

Per quanto riguarda le proteine animali e i prodotti lattiero caseari i dati non sono univoci. Per le carni rosse sono noti problemi riguardo alla potenziale contaminazione da parte di pesticidi, ormoni steroidei, fattori di crescita e altri “endocrine disruptors”. Le proteine vegetali sembrano invece avere un effetto positivo sull’ovulazione ed è quindi consigliabile aumentarne il consumo [13].

Gli acidi grassi saturi invece aumentano l’insulino-resistenza, interferendo negativamente sul processo ovulatorio.

Il pesce è un fattore favorente la fertilità, grazie alle alte concentrazioni di omega 3. Si sono evidenziate forti correlazioni tra consumo di pesce e minor tempo per ottenere la gravidanza (EARTH studio). L’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) incoraggia le donne che cercano la gravidanza a consumare due o tre varietà di pesce alla settimana. I benefici dell’introduzione di pesce sulla fertilità superano i rischi dell’eventuale contaminazione con mercurio [14,15]. Pesce, crostacei e molluschi hanno un ruolo positivo grazie al contenuto di acidi grassi insaturi, in particolar modo omega 3. Sul tema esistono anche studi clinici che hanno mostrato come EPA e DHA, i due principali acidi grassi omega 3, possono decisamente migliorare la qualità dello sperma in soggetti che ne sono carenti. Anche le noci sono ricche di omega 3 e il loro consumo deve essere stimolato [16].

Nutrizione e fertilità: gli antiossidanti

Un interessante capitolo riguarda gli antiossidanti. È noto che lo stress ossidativo riveste un ruolo fondamentale nell’infertilità sia maschile sia femminile. Lo stress ossidativo si verifica quando c’è uno sbilanciamento tra la produzione di specie reattive per l’ossigeno (ROS) e la capacità dell’organismo di neutralizzare questi prodotti tossici. Il disequilibrio conduce a un danno cellulare anche grave. L’aumento dei livelli di ROS può essere dovuto a fattori sia endogeni sia esogeni. Le cause esogene più comuni sono fumo, alcol, scarsa nutrizione e obesità; infezioni e malattie croniche e autoimmuni sono invece riconosciute tra le potenziali cause endogene. Nella donna lo stress ossidativo è associato a condizioni come endometriosi, idrosalpinge, sindrome dell’ovaio policistico e infertilità idiopatica. Gli antiossidanti migliorano la circolazione sanguigna a livello endometriale, abbassano i livelli di androgeni, diminuiscono l’insulino-resistenza e influenzano la sintesi delle prostaglandine e la steroidogenesi. Nell’uomo, gli spermatozoi sono molto sensibili al danno da radicali. Pertanto, nel maschio è sicuramente importante la supplementazione con antiossidanti, come acido lipoico, vitamina E, zinco, selenio, arginina, coenzima Q10, L carnitina [17].

L‘acido folico

L’acido folico è coinvolto nella sintesi del DNA e che sia cruciale nelle fasi di gametogenesi, fertilizzazione e gravidanza. L’associazione tra supplementazione con acido folico e fertilità è stata esaminata in tre studi prospettici di coorte (NHS II, Biocycle studio e studi di coorte danese). Essi hanno evidenziato che la supplementazione di acido folico espone la donna a minor rischio di infertilità anovulatoria e permette di ridurre i tempi per ottenere la gravidanza. Inoltre, i folati sono molto importanti per la spermatogenesi e una loro carenza può determinare anomalie cromosomiche degli spermatozoi.

In due studi di Centri di riproduzione assistita la mutazione dell’allele MTHFR 677T (che porta a una minore attività dell’enzima MTHFR e minori livelli plasmatici di folati) è stata associata a minore risposta ovarica, minor recupero di ovociti e minore produzione di estradiolo (E2) da parte delle cellule della granulosa. Nello stesso studio si è anche osservato che livelli elevati di vitamina B12 sono associati a maggiori probabilità di gravidanza a termine. Infine, in uno studio di coorte prospettico svolto a Boston, le donne che assumevano >0,8 mg/die di folati al giorno hanno avuto una probabilità più alta di avere bambini vivi rispetto a quelle che ne assumevano la metà (0,4 mg/die) [17].

Conclusioni

Molti studi supportano l’evidenza che una dieta sana ed equilibrata si associa a un migliore benessere generale e a un minor tempo per raggiungere il concepimento. Studi in USA suggeriscono il consumo di acidi grassi monoinsaturi, proteine vegetali, carboidrati a basso indice glicemico e ferro da vegetali e supplementi [12]. Uno studio caso-controllo, eseguito in Spagna, ha evidenziato che l’aderenza alla dieta mediterranea, caratterizzata da alto consumo di frutta e verdura, pesce e pollo, legumi, grano integrale e olio di oliva, sembrerebbe correlarsi a maggiori probabilità di gravidanza.

Altri autori: Dott. Enrico Papaleo – Centro Scienze della Natalità, IRCCS Ospedale San Raffaele, Milano

Bibliografia

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