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Un nuovo progetto di genitorialità: la fecondazione eterologa

Parere degli esperti |time pubblicato il
Un nuovo progetto di genitorialità: la fecondazione eterologa

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Il ciclo vitale della vita di coppia di ognuno di noi consiste nelle fasi evolutive che sono: la formazione della coppia, il diventare i genitori, le famiglie con figli adolescenti, lo svincolo dalle famiglie di origine e l’età anziana in cui si ritorna in coppia. È un processo naturale e anche radicato nella nostra cultura che genera in ognuno di noi l’aspettativa che il passaggio da una fase all’altra sia semplice e naturale e fa crescere, quasi sempre, la speranza di diventare un giorno genitori. Molto più spesso accade però che il passaggio da una fase all’altra non sia semplice e, soprattutto, il “diventare genitori” non appare affatto un processo del tutto ovvio e semplice ma diventa un percorso spesso difficile, che talvolta potrebbe anche non avere un buon esito.

Fortunatamente la scienza è in continua evoluzione, offrendo alle coppie che hanno difficoltà nel raggiungere il sogno di diventare genitori la procreazione medicalmente assistita. A volte però nemmeno questo è sufficiente e all’universo coppia si apre un nuovo scenario: quello della fecondazione eterologa.

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La fecondazione eterologa

La fecondazione eterologa consiste nel ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nel caso in cui la coppia sia infertile; si differenzia, dunque, dalla fecondazione omologa in cui seme e ovulo provengono dalla coppia stessa.

La fecondazione eterologa pone nuove tematiche mediche, etiche, psicologiche e sociali che la coppia dovrà affrontare se deciderà di intraprendere questo percorso. Si apre un nuovo scenario dove è importante che la coppia sia informata e sostenuta in questo percorso perché possa attuare una scelta consapevole e serena. Vediamo però quali sono i dubbi e le preoccupazioni comuni a tante coppie che intraprendono questa strada.

Tanti possono essere i vissuti di un uomo e di una donna quando richiedono questo tipo di trattamento; il primo aspetto è sempre la risposta attuata dalla coppia nei confronti della situazione di infertilità. Sono tante le strategie di coping, le modalità di risposta allo stress, attuate dalle coppie infertili a seconda della loro identità di genere per rispondere alla situazione quali: il fronteggiamento, affrontare direttamente lo stress, il distacco emotivo, l’autocontrollo, la ricerca di sostegno sociale, l’accettazione, l’evitamento, sfuggendo tutte quelle situazioni in cui si può riattivare il ricordo della propria condizione, la pianificazione per trovare una soluzione e la rivalutazione positiva cercando dei benefici inaspettati con conseguente crescita personale.

Secondo Peterson, le donne utilizzerebbero in maniera proporzionale le strategie di affrontamento dello stressor, gli uomini, invece, sarebbero più propensi ad attuare una distanza emotiva, self-control e la pianificazione. Naturalmente le strategie di coping dipendono anche dalla relazione di coppia e da come uno dei due partner risponde in conseguenza alla risposta dell’altro.

Altri timori che spesso creano dubbi e sofferenza nella coppia sono: il timore di non riuscire a creare un legame con il bambino, il dolore per l’impossibilità di trasmettere il proprio patrimonio genetico al proprio figlio, si teme la mancata somiglianza fisica che potrebbe impedire l’accettazione del piccolo, ci si domanda se è giusto fare una distinzione tra genitore biologico e genitore genetico. Una teoria che è importante citare proprio per comprendere il ruolo determinante nello sviluppo del bambino è la “teoria dell’attaccamento” di J. Bolwlby, psicologo e psicoanalista britannico che attraverso degli studi sperimentali ha messo in luce quali siano le motivazioni che legano il neonato alla madre o alla figura accudente oltre alla ricerca di cibo: una di queste motivazioni è il calore, inteso come protezione. Con il termine nutrimento si intende non solo la ricerca di cibo da parte del bambino ma il bisogno di nutrirsi di protezione, calore, rassicurazione e sensibilità della madre alle sue richieste. La madre diviene quindi quella base sicura da cui il bambino, in situazioni definite da lui come pericolose, potrà sempre tornare e da cui potrà iniziare il processo di esplorazione del mondo circostante. I comportamenti di attaccamento hanno una componente biologica: il bambino ha una predisposizione biologica a sviluppare un legame di attaccamento verso la persona che si prende cura di lui e una funzione adattiva: garantire la vicinanza e stimolare l’accudimento; favorire la conoscenza e la comprensione dell’ambiente, soprattutto dell’ambiente sociale. Il sistema di controllo che regola il sistema di attaccamento serve a mantenere costante la condizione di vicinanza. Quando questa condizione è presente il sistema di attaccamento è quiescente, quando la condizione è minacciata si attiva la reazione di attaccamento e l’espressione di tale reazione cambia con l’età e in base alle condizioni. L’attaccamento a figure di riferimento, in primis ai genitori, è importante sia per la crescita affettiva e relazionale del bambino e sia ai fini dell’apprendimento perché queste figure rappresenteranno il modello per il bambino da imitare: questo rende ancora di più esplicita l’importanza del genitore nello sviluppo del proprio figlio. È importante, quindi, sottolineare che anche se la madre o il padre non saranno il genitore biologico, saranno comunque figure educative che avranno la capacità di influenzare molteplici aspetti della vita del loro figlio rendendolo somigliante, se non da un punto di vista fisico, da un punto di vista comportamentale, nell’interazione con il mondo circostante, nella gestione degli stati affettivi e nelle dinamiche relazionali trasmettendo il loro sistema valoriale e la loro storia familiare.

Un altro aspetto importante è la decisione se rivelare o meno al bambino la natura del suo concepimento e in caso positivo le modalità e i tempi. Varie sono le reazioni delle coppie: rivelarlo per non sentirsi in colpa, perché è giusto dire la verità e non avere “segreti” familiari, per informare i propri figli sulla loro storia medica; molte coppie cambiano idea spesso sul rivelarlo o meno, altre coppie decidono di non comunicarlo per autodifesa, per paura che i figli possano essere stigmatizzati o per paura di un rifiuto da parte del figlio stesso nei confronti del genitore non biologico. Tante quindi sono le perplessità dettate anche dalla storia personale, familiare e i molteplici vissuti che ogni individuo si porta dietro nel suo fardello di esperienze vissute e passate. Decidere di rivelare al bambino “come è nato” è un argomento troppo privato e soggettivo, che dipende da moltissimi fattori che si intersecano tra di loro. Tuttavia alcuni studi scientifici tendono a incoraggiare la comunicazione della storia di come è stato concepito il proprio figlio, proprio per il diritto del bambino di sapere, per evitare dei “pesanti segreti” in famiglia e per prevenire possibili “scoperte accidentali” che causerebbero problemi allo stesso e anche per motivi di salute. Pertanto è fondamentale un supporto psicologico proprio per sviscerare vissuti, preoccupazioni e vivere serenamente tutto il percorso di fecondazione eterologa e per definire la modalità più giusta e il momento più giusto, qualora lo si decidesse, di comunicare la verità al proprio figlio.

Conclusioni

La fecondazione eterologa può essere considerata un nuovo progetto di genitorialità, un nuovo viaggio ricco di emozioni, e anche se uno dei due genitori non è il padre o la madre biologica del bambino, diventerà al momento della nascita il Genitore che assumerà il compito di guida materiale e morale nell’itinerario di crescita del figlio. Il legame che si crea tra un genitore e un figlio è sempre speciale, sia per un genitore biologico sia per un genitore non biologico. La genitorialità riguarda tutte le risorse che possono essere utili per creare un rapporto positivo genitore-bambino e può essere riassunta così:

  • provvedere all’altro;
    • garantire protezione;
    • entrare in risonanza affettiva;
  • dare dei limiti;
  • prevedere il raggiungimento di tappe evolutive;
  • dare un contenuto pensabile/sognabile;
  • garantire una funzione transgenerazionale.

È sempre importante, però, affidarsi all’équipe medica che accompagnerà la coppia:

  • nella fase decisionale dell’intraprendere la strada della fecondazione eterologa;
  • durante tutto il percorso di procreazione assistita;
  • dopo la nascita del bambino per vivere serenamente questa nuova vita da genitori.

Dott.ssa Maria Teresa Laura Abbruzzese - Psicologa-Psicoterapeuta

Bibliografia di riferimento

  • Bandura A. The role of modeling processes in personality development. In: Hartup WW, Smothergill NL (a cura di): The young child. Washington, 1968.
  • Bowlby J. Attaccamento e perdita. Bollati Boringhieri, 1980.
  • Canestrari R. Psicologia generale e dello sviluppo. Clueb, 1986.
  • Faustini F, Forte M. Un viaggio inaspettato. Quando si diventa genitori con la fecondazione eterologa. Imprimatur, 2017.
  • Peterson BD, Newton CR, Rosen KH, SKaggs GE. Gender differences in how men and women who are referred for IVF cope with infertility stress. Hum Reprod 2006;21(9):2443-9.