La nuova genitorialità nelle gravidanze da fecondazione eterologa

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La nuova genitorialità nelle gravidanze da fecondazione eterologa

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Da ginecologa mi domando oggi più che mai quale sia davvero il mio lavoro: far nascere i bambini, risponderebbe mio figlio (10 anni), mia figlia invece (13 anni) non darebbe la stessa risposta, direbbe che io curo la donna. In effetti da questa semplice differenza scaturisce un approccio completamente diverso alla cura dell’universo femminile, della donna a 360 gradi, della patologia ginecologica, benigna e maligna, della fertilità e dell’infertilità.

Occuparsi oggi di infertilità significa saper prendere a carico la donna che cerca una gravidanza e farlo attraverso una serie di strumenti che bisogna acquisire in parte studiando, in parte praticando, in parte occupandosi della relazione con la paziente e del suo desiderio di maternità. Significa prendere a carico la donna ma anche la coppia e studiarne non solo le potenzialità riproduttive ma anche gli strumenti in qualche modo emozionali che guideranno poi tutto il percorso.

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Quando una gravidanza non arriva, se sono presenti gameti femminili e maschili omologhi validi, vengono eseguiti molteplici accertamenti specifici volti a proporre alla coppia il percorso riproduttivo più idoneo, dal primo livello alle tecniche FIVET e ICSI di 2° livello.

Già in questa fase del percorso possono presentarsi molti interrogativi, di natura etica, morale, personale, spesso con un importante senso di colpa sia che la causa sia di origine maschile o femminile a complicare lo scenario emotivo che sarà legato alla nascita di quel bambino.

Si viene quindi a creare una situazione decisamente più complessa quando si tratta di fecondazione eterologa, laddove uno dei due gameti della coppia viene a mancare e deve essere sostituto con il gamete donato. In questo caso l’embrione che verrà ottenuto avrà un corredo cromosomico costituito per metà dal corredo del gamete omologo della coppia e per metà dal gamete donato e quindi eterologo, estraneo alla coppia.

Al ginecologo, o meglio allo specialista di Medicina della riproduzione, spetta il compito di spiegare alla coppia la possibilità di una fecondazione eterologa e di tutto ciò che essa comporta.

Un primo aspetto riguarda la necessità di spiegare che c’è una assoluta carenza di gameti maschili o femminili e che è possibile rimpiazzare il gamete mancante con uno donato. Non è sempre facile far capire che la fecondazione eterologa è spesso l’unica possibilità per queste coppie di avere un figlio. Il concetto di nuova genitorialità scaturisce proprio da questo passaggio: dal fatto che non è assolutamente necessario in senso generale avere figli ma per ogni singola coppia, per ogni singolo paziente, avere un figlio può significare portare a compimento un proprio progetto di vita, realizzare un desiderio, rendere concreto il sentimento di amore presente nella coppia. Il ruolo del ginecologo diventa allora cruciale senza volersi sostituire alla valutazione psicologica della coppia candidata a fecondazione eterologa nel comprendere il reale desiderio di genitorialità e nell’indirizzare la coppia alla scelta più giusta.

Ci saranno quindi coppie nelle quali il desiderio di avere un figlio è legato strettamente all’aspetto biologico di appartenenza e per le quali l’avere un bimbo non geneticamente proprio corrisponde a una forzatura. Per altre invece, la componente genetica risulta meno importante a fronte del tasso di successo e della reale possibilità di ottenere una gravidanza evolutiva e un bimbo in braccio.

La capacità dello specialista di spiegare la tecnica eterologa, i suoi limiti ma anche i suoi vantaggi, aiuta certamente la paziente e la coppia a fare una scelta consapevole. La cosa più importante di questa nuova genitorialità da fecondazione eterologa risulta sicuramente essere la consapevolezza di aver scelto quello che si desiderava davvero e l’essere pronti ad accogliere per sempre questo bambino. In un primo momento può risultare più facile per la paziente accettare la donazione di ovociti, poiché sarà comunque lei a portare avanti la gravidanza, a partorire e allattare il neonato, rispetto alla fatica che invece può comportare per il partner maschile accettare la donazione di seme, essendo poi il prodotto del concepimento a lui estraneo, lontano, fino alla nascita.

Se da un lato la scienza progredisce e sono sempre di più le coppie che accedono a fecondazione eterologa per età avanzata, pregressa chirurgia, patologia tumorale e altro, dall’altro la società che corre veloce mantiene vivi pregiudizi e a volte preconcetti per cui i futuri genitori spesso si domandano che cosa diranno poi a questo bambino.

Anche io mi sono più volte interrogata su cosa mi sarei trovata a scegliere, se fossi nei panni di tali pazienti, che cosa direi al bambino. Forse direi che la cosa più importante è diventare genitori consapevoli, abbracciare più che un ruolo biologico quella che è una parte della missione della vita di un genitore: educare e amare. Amare il simile, ma anche il diverso e l’imperfetto: talvolta è proprio dalle diversità (anche biologiche) che nasce un capolavoro.

Bibliografia di riferimento

  • Bracewell-Milnes T, Saso S, Bora S, et al. Investigating psychosocial attitudes, motivations and experiences of oocyte donors, recipients and egg sharers: a systematic review. Hum Reprod Update 2016 Jun;22(4):450-65.
  • Hibino Y, Allan S. Absence of laws regarding sperm and oocyte donation in Japan and the impacts on donors, parents, and the people born as a result. Reprod Med Biol 2020 Jun 7;19(3):295-8.
  • Imrie S, Jadva V, Golombok S. “Making the child mine”: Mothers’ thoughts and feelings about the mother-infant relationship in egg donation families. J Fam Psychol 2020 Jun;34(4):469-79.
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