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Il momento giusto per l’ovodonazione

Parere degli esperti |time pubblicato il
Il momento giusto per l’ovodonazione

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Nelle coppie che afferiscono ai centri di procreazione medicalmente assistita (PMA), esiste una percentuale di casi in cui si identifica il deficit di fertilità nella bassa qualità ovocitaria, definendo il problema come infertilità femminile. Esistono situazioni dove non è possibile ovviare a tale problema, quindi il ginecologo di PMA suggerisce alla coppia di optare per una fecondazione eterologa femminile. Questa pratica consiste nell’effettuare un ciclo utilizzando il seme del partner maschile per inseminare ovociti ottenuti da una donna esterna alla coppia (donatrice), al fine di ottenere embrioni da trasferire nell’utero della partner femminile (ricevente).

Più nello specifico, la tecnica consiste nello stimolare ormonalmente la donatrice che svilupperà diversi follicoli ovarici i quali verranno aspirati durante la fase di pick-up (dall’inglese “recuperare”), la tecnica chirurgica che permette il recupero degli ovociti. Questi saranno inseminati con il seme del partner maschile della coppia, con le stesse tecniche che solitamente si usano nei cicli di inseminazione standard (omologhi). Quando gli embrioni raggiungono lo stadio adeguato, verranno trasferiti nell’utero della donna ricevente durante l’ET (embryo-transfer, dall’inglese appunto trasferimento embrionario).

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Il ginecologo di PMA può suggerire un ciclo di fecondazione eterologa a donne che si trovano in particolari situazioni, per esempio, a donne in età avanzata, con deficit ovarico, portatrici di malattie ereditarie, in cui le ovaie non sono raggiungibili con il pick-up, o che per diverse patologie hanno subito asportazione delle ovaie. Studiando meglio questi casi, è facile comprendere come donne oltre i 40 anni possano avere una riserva ovarica ridotta o nulla e/o ovociti di bassa qualità, il che si traduce in un decremento del tasso di riuscita di una fertilizzazione omologa. La stessa problematica, sfortunatamente, può verificarsi in donne più giovani che per diversi motivi hanno ridotto in anticipo la riserva, ad esempio in donne in menopausa precoce. Un’altra indicazione riportata è la presenza di malattie ereditarie; in tal caso, per evitare che la prole erediti il cromosoma materno affetto, il ciclo di PMA si esegue su ovociti donati che hanno invece un assetto cromosomico normale. Come ulteriore indicazione, esistono casi di donne la cui anatomia non permette al ginecologo di raggiungere l’ovaio durante il pick-up, quindi vi è un’impossibilità fisica di poter recuperare ovociti.

In tutti questi casi, è il ginecologo che consiglia alla coppia la possibilità di divenire riceventi di ovociti e di conseguenza contatta le cosiddette “banche di ovociti” per richiedere uno o più lotti di una donatrice scelta. Di fatti, anche la donatrice deve rispondere a diversi criteri e sottoporsi a molti test medici per determinarne l’idoneità alla donazione. In particolare le donatrici devono avere età compresa tra 18 e 35 anni, fertilità provata, storia familiare senza malattie a trasmissione genetica, assenza di malattie trasmissibili quali HIV ed epatite. La donazione di ovociti è rigorosamente anonima, ma vengono raccolte molte informazioni circa caratteri genotipici/immunologici (ad esempio il gruppo sanguigno) e fenotipici (ad esempio colore di occhi, pelle e capelli) per ottimizzare la scelta della donatrice più adatta ovvero il più somigliante alla ricevente. Infatti, nella scelta, il medico scrupolosamente ricercherà nella donatrice tutti quei tratti somatici più simili possibile alla partner femminile della coppia, al fine di agevolare l’integrazione del nascituro nell’ambito familiare.

Oltre all’anonimato, la legge italiana impone che la donazione sia volontaria e gratuita; questo comporta una grande difficoltà per le cliniche ad aver a disposizione donatrici italiane. Ad oggi, infatti, non esistono ancora donne disposte a donare i propri ovociti gratuitamente. Di conseguenza, quando una coppia inizia un iter di eterologa, il ginecologo dovrà necessariamente rivolgersi a banche estere, che invieranno al Centro in questione uno o più lotti di ovociti congelati, unico modo in cui questo materiale può essere trasportato tra Centri. Nonostante le tecniche di congelamento siano ormai standardizzate (di fatti embrioni e blastocisti congelati e scongelati hanno un tasso di impianto paragonabile allo stesso materiale trasferito a fresco), gli ovociti sono per loro natura molto più vulnerabili e suscettibili a questo processo. Ne consegue che, purtroppo, nel nostro Paese, l’eterologa non abbia una resa finale simile all’omologa o all’eterologa eseguita all’estero, dove appunto è possibile eseguirla su materiale fresco.

Per chi si avvicina per la prima volta al mondo della PMA, la fecondazione eterologa può sembrare una scelta opinabile, in quanto il nascituro riceverà il 50% dell’assetto cromosomico dal padre e l’altro 50% dalla donatrice. Si evince che, biologicamente parlando, il nascituro non avrà alcun gene della madre. Recenti studi hanno dimostrato come la donna che porta avanti la gravidanza condiziona l’espressione di alcuni geni del feto attraverso scambi di segnali biochimici che avvengono nell’ambiente uterino, oltre che emotivi. Tutto ciò rende importanti non solo i geni ereditati ma piuttosto la loro espressione, condizionata appunto durante la gestazione. Nei blog femminili che trattano di infertilità, molte donne esprimono ansie su questo e molti altri argomenti e va da sé che possa essere complicato ragionare su tutti gli argomenti trattati. Per questo motivo, i Centri di PMA prevedono l’incontro con uno psicologo affinché la coppia sia consigliata e guidata durante tutto l’iter. La collaborazione tra medico, psicologo e la coppia dovrebbe portare a una serena decisione e allo svolgimento della pratica eterologa minimizzando lo stress e raggiungere ciò che veramente è importante per la coppia, ovvero una sana gravidanza.

Claudia Perrini - Biologa presso il laboratorio di Riproduzione, Centro Florence, Firenze

Bibliografia di riferimento

  • Christianson MS, Bellver J. Innovations in assisted reproductive technologies: impact on contemporary donor egg practice and future advances. Fertil Steril 2018;110:994-1002:
  • Melnick AP, Rosenwaks Z. Oocyte donation: insights gleaned and future challenges.Fertil Steril 2018;110(6):988-93.