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Maturazione in vitro degli ovociti: metodologia e razionale

Parere degli esperti

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Maturazione in vitro degli ovociti: metodologia e razionale
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

In natura a ogni ciclo mestruale nelle ovaie da un gruppo di piccoli follicoli che contengono gli ovociti immaturi (vescicole germinali GV o M1), si seleziona un follicolo dominante che matura fino a rilasciare, tramite la cosiddetta ovulazione, l’ovocita maturo (M2) che può venir fecondato dallo spermatozoo. Nelle procedure di procreazione medicalmente assistita (PMA) si sottopone la donna a una stimolazione ormonale adeguata, tale da ottenere più ovociti maturi M2 contemporaneamente e aumentare le possibilità di successo e di ottenimento di una gravidanza. Segue poi il prelievo in sala operatoria dei fluidi follicolari contenenti gli ovociti maturi, tutti o alcuni dei quali vengono selezionati per la IVF (fecondazione in vitro). Vi sono dei casi in cui la stimolazione ormonale non è possibile o è sconsigliata e in questi casi si può ricorrere alla maturazione in vitro degli ovociti (IVM) che a differenza della IVF tradizionale prevede una minima o addirittura assente stimolazione ormonale della paziente.

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Il protocollo di stimolazione minima generalmente inizia tra il 3° e il 10° giorno del ciclo mestruale con la somministrazione di 3 giorni dell’ormone FSH. In genere vengono effettuate 2 ecografie per monitorare la crescita follicolare indotta dalla stimolazione. Quando il follicolo dominante raggiunge i 10-13 mm di diametro, viene indotta l’ovulazione mediante la somministrazione dell’ormone hCG. Dopo circa 36 ore viene effettuato il prelievo degli ovociti in sala operatoria sotto guida ecografica transvaginale e in genere sotto blanda sedazione della paziente [1,2]. Gli ovociti immaturi recuperati vengono posti in coltura in un terreno specifico per IVM contenente ormoni necessari alla maturazione degli stessi e mantenuti per 30 ore in condizioni di temperatura e di umidità costanti e precisi, il più possibile simili a quelle dell’ambiente naturale. Si ottengono così degli ovociti maturati in vitro e da questo punto in poi non ci sono più differenze con le tecniche IVF tradizionali, per cui si procede all’inseminazione degli stessi mediante tecnica ICSI (iniezione intra-citoplasmatica dello spermatozoo) o mediante fecondazione in vitro e con il trasferimento in utero degli embrioni al momento opportuno.

Conclusioni

Da recenti indagini approfondite delle strutture e degli organelli interni degli ovociti maturati in vitro non sono emerse differenze con gli ovociti derivanti da IVF tradizionale [3]. Sebbene i tassi di gravidanza in seguito alla tecnologia IVM siano leggermente inferiori a quelli da IVF tradizionale, vi sono molti studi e ricerche in atto volte a migliorare la qualità della procedura in termini di terreni e condizioni di coltura. I risultati restano tuttavia molto incoraggianti per quei gruppi di pazienti per cui l’IVM rappresenta l’unica possibilità nella prospettiva di una gravidanza.

Consigli pratici

L’IVM rappresenta una tecnologia di semplice realizzazione, rapida e dai costi contenuti con rarissimi effetti avversi. È particolarmente indicata per donne con la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) o ad alto rischio di sviluppare la sindrome da iperstimolazione ovarica (OHSS) in quanto la stimolazione ovarica prevista nelle procedure di IVF tradizionale potrebbe causare effetti avversi molto importanti nelle pazienti con PCOS. La presenza di tanti piccoli follicoli nella donna con PCOS la rende la candidata ideale perché consente di ottenere e prelevare un maggior numero di ovociti immaturi senza ricorrere a stimolazione ormonale. Infine, tale tecnologia è consigliata nei casi in cui la donna abbia patologie per le quali è controindicata qualsiasi stimolazione ormonale o per cui vi è la necessità urgente di effettuare un trattamento radio- o chemioterapico che può portare all’invecchiamento ovarico precoce (premature ovarian failure, POF) e quindi all’infertilità. In quest’ultimo caso si è di fronte alla presenza di un tumore e l’IVM permette di preservare la fertilità della paziente, in quanto prima di qualsiasi trattamento farmacologico dannoso per l’ovaio viene estratto del tessuto ovarico, che sarà in parte congelato e trapiantato in tempi più favorevoli e in parte sottoposto al prelievo degli ovociti immaturi. Questi in seguito a IVM verranno congelati o inseminati. In quest’ultimo caso gli ovociti inseminati daranno origine a degli embrioni che verranno congelati e trasferiti nell’utero della paziente quando il suo stato di salute lo renderà possibile [4,5].

Dott.ssa Stefania Luppi - IRCCS Burlo Garofolo, Trieste

Bibliografia

  1. Roesner S, Von Wolff M, Eberhardt I, et al. In vitro maturation: a five-year experience. Acta Obstet Gynecol Scand 2012;91(1):22-7.
  2. Roesner S, Dietrich JE, Weigert J, et al. Time-lapse imaging reveals differences in growth dynamics of embryos after in vitro maturation compared with conventional stimulation. Fertil Steril 2017;107(3):606-612.e3.
  3. Coticchio G, Dal Canto MB, Fadini R, et al. Ultrastructure of human oocytes after in vitro maturation. Mol Hum Reprod 2016;22(2):110-8.
  4. Chian RC, Uzelac PS, Nargund G. In vitro maturation of human immature oocytes for fertility preservation. Fertil Steril 2013;99(5):1173-81.
  5. Grynberg M, El Hachem H, de Bantel A, et al. In vitro maturation of oocytes: uncommon indications. Fertil Steril 2013;99(5):1182-8.