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L'uso di triptorelina aiuta a preservare la fertilità  nelle donne con tumore al seno

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L'uso di triptorelina aiuta a preservare la fertilità  nelle donne con tumore al seno

La somministrazione di triptorelina, un farmaco che sopprime la produzione di GnRH (ormone che regola la sintesi delle gonadotropine, gli ormoni che controllano l'attività  delle ovaie), potrebbe aiutare a preservare la fertilità  nelle donne con tumore al seno che devono sottoporsi a chemioterapia. Lo rivela uno studio di fase III (l'ultima fase di sperimentazione di un farmaco prima della sua immissione in commercio) condotto da un gruppo di ricercatori italiani e presentato al congresso della Società  Americana di Oncologia Medica (ASCO, American Society of Clinical Oncology), che si è tenuto poche settimane fa a Chicago.

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In Italia, ogni anno, circa 1.500 donne con età  inferiore ai 40 anni (4% di tutti i casi) vengono colpite da un cancro alla mammella. Il 33% di loro non ha ancora avuto figli. Purtroppo, i farmaci usati per la chemioterapia compromettono la possibilità  di avere una gravidanza nel 60- 70% dei casi perché riducono il numero di ovuli (le cellule che devono essere fecondate dagli spermatozoi), provocando una menopausa precoce. In alcune donne, in genere dopo un anno dalla fine delle cure, si ha una ripresa della funzione ovarica, in altre no. Per questo, alle donne giovani sottoposte a chemioterapia per la cura di un tumore al seno che vogliono avere figli, i medici consigliano di congelare gli ovuli prima dell'inizio della terapia per poi procedere, a guarigione avvenuta, alla fecondazione in vitro. Ora, lo studio italiano apre nuovi scenari.

La ricerca ha riguardato 280 pazienti fra i 18 e i 45 anni curate in 16 centri italiani. Metà  sono state trattate, prima e durante la chemioterapia, con triptorelina e metà  no. La triptorelina è un farmaco che blocca la stimolazione delle ovaie da parte del GnRH e quindi le mette a "riposo". Questo stato di riposo diminuisce la tossicità  della chemioterapia a carico delle ovaie. Infatti, la tossicità  dei chemioterapici è maggiore nei tessuti che si rinnovano rapidamente, come accade per i capelli e, normalmente, per le ovaie. La triptorelina, mettendo a riposo le ovaie, riduce gli effetti negativi della chemio. Non solo: il medicinale diminuisce la quantità  di sangue che arriva nelle ovaie, ostacolando l'afflusso delle sostanze nocive, come i chemioterapici.

Dai risultati è emerso che, a un anno dalla fine della chemioterapia, il 77% delle pazienti che erano entrate in menopausa precoce e avevano assunto il farmaco hanno riconquistato le funzioni ovariche, rispetto al 58% del gruppo che non aveva ricevuto la triptorelina. Nuovi studi condotti su casistiche più ampie potranno fornire maggiori informazioni sulla capacità  di questo farmaco di preservare la fertilità  nelle donne sottoposte a chemioterapia per la cura del tumore al seno.

Redazione Fondazione Cesare Serono

Fonte: Role of luteinizing hormone-releasing hormone analog (LHRHa) triptorelin (T) in preserving ovarian function during chemotherapy for early breast cancer patients: Results of a multicenter phase III trial of Gruppo Italiano Mammella (GIM) group; Journal of Clinical Oncology 2010 ASCO Annual Meeting Proceedings (Post-Meeting Edition), Vol 28, No 15_suppl (May 20 Supplement), 2010: 528