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L'impianto dell'embrione dopo IVF

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L'impianto dell'embrione dopo IVF

La maggior parte dei centri IVF ha tassi di fertilizzazione nel 80-90% dei pazienti con una percentuale di transfer tra  80-85% ma solo un 20-25% di questi ottiene una gravidanza: appare quindi chiaro che l’impianto dell’embrione è un lato oscuro della IVF e di ogni trattamento per la cura dell’infertilità giustificando un enorme lavoro di ricerca in questi ultimi anni in questo campo.

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L’impianto è considerato il risultato dell’interazione tra l’embrione, l’endometrio e  l’ambiente uterino.

Il dibattito ancora oggi nella comunità scientifica è relativo all’importanza della caratteristiche dell’embrione rispetto alle qualità dell’endometrio. Chi sostiene l’importanza della sinergia endometrio-embrione afferma che l’impianto è una sequenza di eventi (apposizione, adesione invasione) dove la blastocisti si attacca al parete uterina in un endometrio modificato sotto l’influenza di estrogeni e del progesterone con una buona sincronizzazione con lo sviluppo dell’embrione che deve raggiungere lo stadio di blastocisti.

Il progesterone induce cambiamenti sia biochimici che morfologici dell’endometrio nel periodo precedente l’apertura della finestra di impianto.

L’endometrio è uno dei pochi tessuti nel quale un embrione non si attacca e non cresce se non durante il periodo di massima recettività uterina. La trasformazione dell’endometrio in questi periodo è accompagnata da una sequenziale e ben coordinata espressione di geni specifici che facilitano e a volte limitano la capacità della blastocisti e del trofoblasto di invadere la superficie uterina.

Livelli ridotti di progesterone, come accade nelle donne che mancano della fase luteale, sono associati con una perdita della recettività dei marcatori dell’endometrio e conseguentemente con una diminuzione dell’impianto.

Tra tutti i potenziali fattori studiati L-selectina che appare nell’endometrio tre giorni dopo l’ovulazione potrebbe essere un importante marcatore della recettività e cruciale per l’impianto. Molti di questi marcatori sono direttamente o indirettamente regolati dal progesterone.

Anche diverse specifiche citochine e fattori di crescita svolgono un ruolo importante per l’impianto; anche delle molecole specifiche per l’adesione cellulare mediano il legame tra le proteine della matrice extracellulare e l’interazione cellula-cellula che svolge un ruolo importante nello sviluppo e nell’impianto dell’embrione.

I pinopodi che rappresentano una caratteristica ultrastrutturale dell’endometrio nella sua fase di maturazione sono stati proposti come marcatori della recettività uterina.

L’angiogenesi svolge un ruolo critico nella sede dell’impianto in quanto un abbondante flusso di sangue appare necessario per la  crescita dell’embrione.

La qualità dell’embrione basata sulla classificazione morfologica permette una miglior previsione di successo rispetto al numero di embrioni trasferiti e all’età della paziente.

Anche il trasferimento di embrioni che mostrano uno sviluppo rapido mostra percentuali  di impianto più elevate rispetto a quelli più lenti.

Èpossibile determinare le caratteristiche dell’embrione valutando la morfologia dei pronuclei e dell’embrione a tre giorni dal prelievo ovocitario.

Anche fattori autoimmuni possono svolgere un ruolo nella riproduzione e nei fallimenti riproduttivi e spesso sono collegati ai casi di  frequenti aborti e ai  ripetuti fallimenti di impianto dopo diversi tentativi di transfer embrionario.

Sono molti i fattori in gioco nella fase dell’impianto è quindi fondamentale riuscire a poter monitorare l’efficacia del dialogo tra l’embrione e l’endometrio per poter così migliorare le percentuali di successo della fecondazione in vitro.

 Gian Marco Momi - Biologo

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