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L’assisted hatching come tecnica di micromanipolazione per migliorare le percentuali di gravidanza

Parere degli esperti

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L’assisted hatching come tecnica di micromanipolazione per migliorare le percentuali di gravidanza
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

L’assisted hatching (AH) è un tipo di micromanipolazione eseguita in vitro attraverso cui una piccola porzione della zona pellucida, ossia dell’involucro che contiene l’embrione, è assottigliata o – meno frequentemente – eliminata. Si ipotizza che ciò, una volta eseguito il trasferimento embrionale, possa favorire la fuoriuscita (hatching) dell’embrione dalla zona pellucida e, in tal modo, facilitare l’impianto. L’AH è diffusamente praticato, ma rimangono da definirne esattamente le indicazioni e l’efficacia.

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Corpo

Durante la formazione e la crescita all’interno dell’ovaio, la cellula uovo (ovocita) si dota di un rivestimento proteico, la zona pellucida, che svolgerà importanti funzioni nel corso del successivo sviluppo embrionale [1]. In particolare, nel processo di fecondazione, la zona pellucida ha il ruolo di consentire il riconoscimento tra l’ovocita e lo spermatozoo. La successiva unione tra i due gameti determina una reazione dell’ovocita consistente nell’emissione di enzimi che modificano l’adiacente zona pellucida, rendendola impermeabile alla penetrazione di altri spermatozoi. In tal modo, la fecondazione dell’ovocita da più spermatozoi, evento incompatibile con il normale sviluppo dell’embrione, è evitata. Durante la fase di sviluppo che precede l’impianto nella parete uterina, si ritiene che la zona pellucida possa avere anche una funzione protettiva rispetto a stress meccanici o azioni di altre cellule o patogeni eventualmente presenti. Poco prima dell’impianto o, talvolta, durante la coltura in vitro, l’embrione genera un’apertura nella zona da cui fuoriesce.

L’ipotesi che, in condizioni non favorevoli, la zona pellucida assuma una maggiore consistenza e ostacoli l’impianto ha origine dall’osservazione che certe condizioni in cui gli ovociti sono coltivati rendono la zona particolarmente resistente e impenetrabile agli spermatozoi [2]. In principio, ciò potrebbe accadere anche in fasi successive alla fecondazione, durante i primi stadi di sviluppo in vitro. Talvolta, la zona pellucida può anche apparire particolarmente spessa o morfologicamente anomala, condizioni che potrebbero impedire la fuoriuscita dell’embrione. Un incremento della consistenza della zona pellucida potrebbe inoltre derivare dal processo di crioconservazione, anche se le evidenze in tal senso sono modeste.

Poco prima del trasferimento dell’embrione in utero, l’AH può essere eseguito tra il secondo e il sesto giorno di coltura, tramite differenti tecniche di micromanipolazione. Inizialmente una piccola porzione della zona veniva irrorata e assottigliata con una soluzione acida: tale tecnica è stata poi abbandonata poiché, non consentendo un controllo fine del grado ed estensione dell’erosione della zona, non è stata ritenuta perfettamente riproducibile. Un’altra tecnica consiste nell’eseguire un taglio nella zona attraverso particolari microstrumenti: come la precedente, anche questa modalità solitamente non è applicata, poiché poco pratica e necessitante di un certo tempo di esecuzione. Il sistema attualmente più in uso è basato sulla tecnologia laser: il microscopio con cui viene valutata la morfologia embrionale può essere equipaggiato con un apposito sistema laser. Area di azione e potenza del laser possono essere regolati, in tal modo lo spessore di una piccola parte della zona può essere ridotto, senza alcun rischio per l’embrione.

Nessun singolo studio è stato in grado fino a questo momento di dimostrare con chiarezza l’efficacia dell’AH. Ciò è dovuto al fatto che spesso i casi inclusi negli studi erano insufficienti per un’adeguata analisi statistica. Le metanalisi possono ovviare a questo problema, includendo in una singola valutazione differenti studi, purché dello stesso tipo, ampliando la numerosità dei gruppi e permettendo così una sufficiente analisi statistica [3].

Attraverso le metanalisi, alcuni aspetti dei risultati clinici dei casi in cui è stato eseguito l’AH appaiono meno oscuri rispetto al passato. Considerando 28 studi in cui l’AH è stato applicato sulla base di diverse indicazioni, è stata osservata una tendenza verso un incremento della percentuale di gravidanza rispetto a casi controllo in cui l’AH non è stato eseguito. L’entità di tale incremento (10%) tuttavia non ha raggiunto un grado di rilevanza clinica (solitamente definito come un incremento del 20%).

Successive analisi effettuate in maniera più specifica hanno fornito utili informazioni. Innanzitutto, da 12 studi emerge che l’AH non offre alcun beneficio nel caso in cui sia effettuato su embrioni freschi (non crioconservati) e in casi non selezionati o a prognosi non sfavorevole. La valutazione di altri 5 studi in cui è stata valutata l’applicazione dell’AH in casi di precedenti ripetuti fallimenti di impianto (ossia casi in cui gli embrioni sono stati trasferiti ma non si sono impiantati) ha rivelato un beneficio in termini di aumento della percentuale di gravidanza clinicamente significativo. L’analisi di altri 4 studi in cui l’AH è stato impiegato per il trasferimento di embrioni di donne di età riproduttivamente avanzata non ha evidenziato un apprezzabile beneficio rispetto all’aumento delle percentuali di gravidanza. In un ulteriore approfondimento coinvolgente 6 studi è emerso che l’AH può aumentare significativamente le percentuali di gravidanza in cicli in cui sono stati trasferiti embrioni crioconservati.

Conclusioni

L’AH è una pratica piuttosto diffusa, mirante a favorire il processo di impianto attraverso una preventiva riduzione dello spessore della zona pellucida. Indicazioni ed efficacia non sono del tutto definite. Tuttavia, studi metanalitici suggeriscono che in alcuni casi selezionati (precedenti e ripetuti fallimenti d’impianto e transfer di embrioni crioconservati) l’AH può offrire un significativo aumento delle percentuali di gravidanza.

Rubens Fadini - Biogenesi Reproductive Medicine Centre, Istituti Clinici Zucchi, Monza

Bibliografia

  1. Zhao M, Dean J. The zona pellucida in folliculogenesis, fertilization and early development. Rev Endocr Metab Disord 2002;3:19-26.
  2. DeMeestere I, Barlow P, Leroy F. Hardening of zona pellucida of mouse oocytes and embryos in vivo and in vitro. Int J Fertil Womens Med 1997;42:219-22.
  3. Martins WP, Rocha IA, Ferriani RA, Nastri CO. Assisted hatching of human embryos: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Hum Reprod Update 2011;17(4):438-53.

 

 

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