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La valutazione dell’ormone anti-mulleriano aiuta a personalizzare i protocolli di stimolazione ovarica

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La valutazione dell’ormone anti-mulleriano aiuta a personalizzare i protocolli di stimolazione ovarica

Una ricerca durata 4 anni ha valutato le risposta all’ormone follicolo stimolante (Follicle Stimulating Hormone: FSH) usato per indurre l’ovulazione in donne con Sindrome dell’ovaio policistico. I livelli di ormone anti-mulleriano nel sangue sono stati l’unico parametro che si è correlato alla risposta, indipendentemente da altri possibili fattori.

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Da tempo gli esperti di infertilità ritengono che una personalizzazione dei cicli di stimolazione ovarica possa migliorare l’efficacia dei cicli stessi ed evitare la somministrazione di dosi eccessive di ormoni. Questo approccio, però, deve poter contare su variabili di riferimento che permettano di assegnare a ciascuna donna la dose di ormoni più adatta ad ottenere l’ovulazione, vale a dire la maturazione del follicolo ovarico e il successivo rilascio della cellula uovo dall’ovaio. Questo è particolarmente importante nelle donne con Sindrome dell’ovaio policistico (in inglese Polycystic Ovary Syndrome: PCOS) che sono a rischio, sia di insuccesso delle procedure di riproduzione assistita, che di effetti collaterali delle cure ormonali.

In quarantotto donne con PCOS, nelle quali il trattamento con clomifene non aveva indotto una risposta adeguata, sono stati presi in considerazione numerosi parametri ormonali e di laboratorio, oltre a età, peso corporeo, volume dell’ovaio e conta dei follicoli antrali, questi ultimi valutati mediante ecografia. I follicoli antrali sono piccoli follicoli, del diametro di 2-8 millimetri, che si trovano nell’ovaio e che si possono vedere, misurare e contare eseguendo un’ecografia che prevede l’introduzione di una sonda nella vagina.
La loro evoluzione, o maturazione, è influenzata da ormoni come l’FSH. L’andamento di ciascuno di questi parametri è stato confrontato con le dosi di FSH impiegate per ottenere lo sviluppo di un unico follicolo fino al conseguimento dell’ovulazione. L’obiettivo eraer verificare se le variazioni di qualcuna di quelle variabili permetteva di prevedere le dosi di FSH richieste.

Köninger e colleghi hanno osservato che i livelli dell’ormone anti-mulleriano (Anti-Mullerian Hormone: AMH) nel sangue erano correlati strettamente, e in maniera statisticamente significativa (p=0.0003), con le dosi di FSH somministrate nei cicli di stimolazione ovarica che avevano determinato l’ovulazione. In buona sostanza, livelli di AMH nel sangue e dosi di FSH aumentavano di pari passo: ad ogni aumento di un nanogrammo per millilitro di AMH corrispondeva un incremento della dose dell’FSH del 7.2%. Inoltre, se è vero che l’indice di massa corporea (in inglese Body Mass Index: BMI), una variabile calcolata sulla base di peso e altezza, influenzava il rapporto fra FSH e AMH, la relazione più evidente era fra queste due variabili.

Gli autori hanno concluso che, nella casistica presa in considerazione nello studio, l’AMH è stata l’unica variabile in grado di predire, in maniera indipendente da altri fattori, la dose di FSH necessaria per ottenere l’ovulazione di una singola cellula uovo al termine del ciclo di stimolazione ovarica. I risultati di questa ricerca, che andranno confermati su casistiche più ampie, costituiscono comunque una tappa importante nella definizione di protocolli di stimolazione ovarica personalizzati.

Tommaso Sacco

Fonte: Predictive markers for the FSH sensitivity of women with polycystic ovarian syndrome; Human Reproduction 2014 Mar;29(3):518-24.