Le infiammazioni della via seminale e i loro effetti sulla fertilità maschile

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Le infiammazioni della via seminale e i loro effetti sulla fertilità maschile

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La funzione riproduttiva maschile consiste nella produzione degli spermatozoi, che avviene all’interno dei testicoli, e nel loro trasporto fino all’esterno del corpo attraverso le vie seminali. Durante questo tragitto, gli spermatozoi sono sospesi in un liquido che ne mantiene la vitalità fornendo le sostanze necessarie alle cellule per vivere e muoversi per diversi giorni. Questo liquido, che prende il nome di plasma seminale, è prodotto da alcune ghiandole poste lungo il decorso della via seminale, e denominate ghiandole accessorie. Tali ghiandole rivestono un ruolo importante nell’ambito della fertilità maschile, in quanto un’alterata composizione del plasma seminale può comportare una serie di ricadute negative su struttura e funzione degli spermatozoi, e quindi sulla fertilità complessiva. Le principali ghiandole accessorie sono la prostata, che produce la maggior parte del plasma seminale, e le vescicole seminali, che in realtà sono due serbatoi dove il liquido seminale viene immagazzinato prima dell’eiaculazione, responsabili anche della produzione di componenti essenziali del liquido spermatico.

Sulla base di tali premesse, appare evidente come le infezioni delle ghiandole accessorie, con le loro conseguenze sui fluidi da esse prodotti, siano in grado di alterare la fecondità del liquido seminale, e per questo sono considerate fra le cause più frequenti di infertilità maschile. Si tratta peraltro di condizioni frequenti, con un picco di incidenza in età giovanile e una curva epidemiologica che coincide proprio con le fasce di età in cui generalmente è presente ricerca di procreazione. Le infezioni della prostata (prostatiti) e quelle delle vescicole seminali (vescicoliti) si presentano spesso associate, considerata la stretta contiguità anatomica delle due ghiandole. La causa più frequente è la colonizzazione batterica, causata da trasmissione sessuale (Clamidia, Ureaplasma, Micoplasmi) o in alternativa da migrazione di batteri intestinali all’interno dello stesso organismo (Escherichia coli, Enterococco ecc.). Si tratta di condizioni infiammatorie caratterizzate da sintomi irritativi, quale aumentata frequenza dello stimolo minzionale, bruciore uretrale durante la minzione e l’eiaculazione, senso di peso al basso ventre e al perineo, cioè allo spazio compreso fra l’ano e i testicoli. Talvolta l’infiammazione si manifesta con l’emissione di secrezioni dal canale uretrale, di colore bianco o giallastro, altre volte trasparenti.

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Alcuni esami di laboratorio sono indispensabili per la diagnosi di infezione delle ghiandole accessorie. Anzitutto lo spermiogramma, che segnala lo stato infiammatorio attraverso la presenza di un elevato numero di globuli bianchi (leucospermia), rilevando anche le possibili conseguenze di tale stato infiammatorio sulla fertilità del liquido seminale. È infatti dimostrato che la presenza di globuli bianchi in eccesso si accompagna a un aumento di radicali ossidativi, agenti chimici molto aggressivi prodotti per combattere i microbi, ma dannosi anche per gli spermatozoi. Le modificazioni più frequenti degli spermatozoi in caso di prostatiti e vescicoliti sono la riduzione della motilità (astenozoospermia) e l’aumento percentuale di forme anomale (teratozoospermia).

Un secondo esame di laboratorio utile alla diagnosi di causa delle prostato-vescicoliti è la spermiocoltura, ossia la ricerca di agenti microbici responsabili del quadro infiammatorio, e la valutazione di sensibilità agli antibiotici, che prende il nome di antibiogramma e consente l’impostazione di una “terapia mirata” in grado di eliminare l’agente infettivo. Quando il medico avrà rilevato una prostato-vescicolite nel corso di valutazione diagnostica per infertilità maschile, avvierà un percorso di terapia articolato su tre fronti.

Il primo sarà l’eliminazione dell’agente infettivo, qualora presente nell’esame colturale. La prostata è una ghiandola che può essere raggiunta in modo efficace solo da alcuni farmaci e questo aspetto rafforza la necessità di una terapia antibiotica mirata, che individui non solo il farmaco segnalato dall’antibiogramma come più specifico per l’agente microbico responsabile, ma anche le molecole in grado di raggiungere i tessuti della prostata in concentrazioni efficaci.

Il secondo fronte di intervento è la terapia antinfiammatoria, rivolta alla decongestione della via seminale e delle ghiandole accessorie, e la conseguente riduzione di leucociti nel liquido seminale. Anche in questo caso il medico valuterà le cure più adatte al singolo caso, utilizzando tanto farmaci tradizionali (i cosiddetti FANS), quanto prodotti naturali (nutraceutici e fitoterapici).

Il terzo livello di intervento consisterà nel neutralizzare i radicali ossidativi presenti in eccesso nel liquido spermatico in conseguenza dell’infiammazione. A questo scopo il bagaglio terapeutico dell’andrologo si è arricchito negli ultimi anni di numerose molecole ad attività antiossidante. Si tratta per lo più di elementi di origine naturale, e come tali assolutamente ben tollerati, ma efficaci nel contrastare rapidamente gli effetti dell’ossidazione sugli spermatozoi, soprattutto in termini di migliorata motilità e struttura cellulare.

Bibliografia di riferimento Motrich RD, Salazar FC, Breser ML, et al. Implications of prostate inflammation on male fertility. Andrologia 2018;50(11):e13093.

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