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Infezioni delle ghiandole sessuali accessorie maschili e fertilità

Parere degli esperti|timepubblicato il
Infezioni delle ghiandole sessuali accessorie maschili e fertilità

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Le infezioni e le infiammazioni delle ghiandole sessuali accessorie maschili sono patologie frequenti nei giovani maschi. Si calcola infatti che possono colpire una percentuale di giovani sessualmente attivi compresa tra il 9 e il 15%. Tali patologie hanno un alto impatto sulla qualità della vita dei giovani pazienti, sia per la sintomatologia, spesso varia, coinvolgente talvolta più apparati, sia per la difficoltà che i sanitari incontrano nell'impostare terapie adeguate e risolutive. Ma, a parte questo aspetto certamente importante, bisogna sottolineare che esiste una documentata ed evidente presenza di anomalie dei parametri seminali legate a tali patologie, che possono variare e andare dalla diminuzione del numero degli spermatozoi alla modifica della stessa struttura dello spermatozoo, sino ad arrivare, per fortuna in rari casi, alla completa assenza degli stessi nel plasma seminale, sia per alterazioni riguardanti i tubuli seminiferi sia per l'ostruzione delle vie seminali.

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Gli organi principalmente interessati dai processi infettivi sono: la prostata, le vescichette seminali, gli epididimi, i testicoli, l'uretra. Spesso capita che, dall'organo colpito in partenza, lo stato settico/infiammatorio venga trasmesso per contiguità agli altri organi vicini, interessandoli indirettamente. Le prostatiti rappresentano la terza patologia della prostata, in ordine di importanza, dopo il carcinoma e l'ipertrofia prostatica benigna. La prevalenza delle prostatiti nella popolazione adulta occidentale è di circa il 5-9%. La diagnosi di prostatite avviene grazie alla storia clinica del paziente, ricercando le patologie concomitanti, soprattutto quelle intestinali, e indagando le abitudini di vita e sessuali, che spesso ne sono la causa. Ulteriore supporto alla diagnosi viene dato dalla sintomatologia, che è caratterizzata da:

  • frequenza minzionale;
  • aumentata difficoltà a iniziare e proseguire l'atto minzionale;
  • dolore che può interessare anche i testicoli e la regione perineale.

Dal punto di vista degli esami di laboratorio, particolare importanza hanno gli esami colturali delle urine, del liquido seminale e del secreto uretrale. Esistono varie classificazioni delle prostatiti. Quella più recente (secondo Krieger) è la seguente:

  • infezioni della prostata acute e croniche;
  • infiammazioni della prostata (senza componente batterica);
  • diagnosi laboratoristica di prostatite.

Le prostatiti acute e croniche vengono definite tali in base alla durata dei sintomi. Le prostatiti croniche hanno una durata superiore ai 3 mesi. Talvolta, nelle prostatiti acute, compare una sintomatologia molto accentuata, con febbre alta, stato settico ingravescente che può arrivare fino all'infezione renale qualora non venga instaurata un'adeguata terapia antibiotica. Più sfumata è la sintomatologia nelle prostatiti croniche. Come già detto, molto importante è l'analisi del liquido colturale. Essa consente di chiarire l'estensione del processo infettivo/infiammatorio alle ghiandole sessuali accessorie. In genere la presenza di globuli bianchi nel seme è indice di una evoluzione di questo tipo.

Per quanto attiene la terapia antibiotica, essa è allestita sulla scorta dell'antibiogramma, che consente di selezionare il farmaco più efficace e in grado di raggiungere l'organo bersaglio in dose sufficiente a debellare l'infezione. Ovviamente alla terapia antibiotica vanno associati farmaci antinfiammatori e decongestionanti prostatici (Serenoa repens). Scopo della terapia è non solo portare il paziente alla guarigione, ma soprattutto prevenire le alterazioni della struttura prostatica, che potrebbero alterare la composizione del secreto prostatico che fa da supporto e nutrimento allo spermatozoo. Qualora l'infezione della prostata si diffonda al testicolo può provocare un'infiammazione dell'organo che può portare all'atrofia testicolare, con grave danno della qualità del liquido seminale. Le alterazioni del liquido seminale che si evidenziano in tali casi sono dovute alla presenza di radicali liberi, sostanze che vengono prodotte durante il processo infiammatorio e che sono in grado di deteriorare non solo la struttura dello spermatozoo ma anche la sua capacità motoria. In tali casi è utile l'utilizzo di vari integratori in grado di facilitare il miglioramento dei parametri seminali e permettere il concepimento. Per alcuni integratori è certa l'attività adiuvante. In particolare le vitamine E, B, D, il selenio, il coenzima Q, lo zinco, l'acido D-aspartico, svolgono tale funzione.

La presenza di uno stato settico-infiammatorio coinvolgente le ghiandole sessuali accessorie maschili, sia esso recente o pregresso, può alterare più o meno gravemente i parametri seminali, per cui è compito precipuo dell'andrologo andare a valutare il grado e le cause della noxa patogena e attivare il trattamento più adeguato per permettere al paziente il miglior ripristino della sua fertilità.

Giovanni Marella - Dirigente Medico I Livello, Asl Napoli 1 Centro, P.O. San Paolo, U.O.C. Urologia

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