Infertilità come finestra sulla salute

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Fondazione Serono
Infertilità come finestra sulla salute

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


È stato affermato che la riproduzione influisce sulla salute e che la salute influisce sulla riproduzione. Ricordiamo che la definizione di malattia è “ogni deviazione o interruzione della normale struttura o funzione di qualsiasi parte del corpo, organo o sistema, che si manifesta con una serie di segni e sintomi, la cui origine può essere nota o inspiegata”.

Nel 2017 l’American Medical Association ha riconosciuto l’infertilità come un processo di malattia ben distinto, mettendone in evidenza il carico di patologia e gli effetti potenziali a distanza sulla salute generale. È possibile che l’infertilità sia una condizione che fa da precursore o sottenda altri processi patologici che hanno un impatto diretto sulla salute futura. Infine, è possibile anche la condizione opposta: che la fertilità abbia un effetto benefico e rigenerante sullo stato di salute generale.

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La maggior parte delle ricerche riguarda focus specifici di patologia ed è incentrata sul superamento degli ostacoli per l’ottenimento della gravidanza. Esiste poi molta letteratura scientifica che riguarda la salute dei neonati concepiti con le tecniche di fecondazione assistita. Ma quanto sappiamo delle implicazioni a lungo termine dell’infertilità sulla salute generale? Come la “malattia infertilità” influisce sulla salute a lungo termine?

Il numero di ottobre 2018 di Fertility and Sterility ha dedicato ampio spazio all’argomento, sottolineando e approfondendo il concetto di come lo stato di infertilità involontaria possa essere un importante biomarcatore per identificare un segmento della popolazione a rischio di future malattie, permettendo così di pianificare azioni di sorveglianza e prevenzione.

La fertilità è stata associata per molto tempo a vitalità, longevità e stato di benessere generale. L’interazione tra fertilità-parità-salute a lungo termine è molto complessa e sfaccettata. Con l’avvento delle tecniche di fecondazione assistita si sono spostati i modelli di pianificazione familiare e, con essi, un eventuale effetto a catena sulla salute a lungo termine di uomini e donne è ancora da stabilire. Come da verificare sarà lo stato di salute riproduttiva della generazione di adulti nati da PMA. Ad oggi non esistono studi che esaminano la relazione tra infertilità e mortalità precoce, e va tenuto presente che questa relazione coinvolge considerazioni non solo sull’impatto della nulliparità su eventi di salute avversi futuri, ma anche la potenziale relazione tra le cause sottostanti l’infertilità, il rischio dei trattamenti per l’infertilità e interventi messi in atto per la riduzione dei rischi in gravidanza. Molti studi epidemiologici e metanalisi su grandi numeri mostrano un rischio relativo di 1,19 di mortalità tra le nullipare paragonate alle donne con 1 o più nati vivi. L’elemento maggiore di rischio di mortalità è rappresentato dagli incidenti cardiovascolari, per i quali il rapporto di rischio è 2,43. Poiché gli incidenti cardiovascolari sono intimamente legati ai livelli circolanti di ormoni riproduttivi, è plausibile pensare che la stessa alterazione di questi ormoni da parte di processi patologici possa spiegare l’infertilità e l’intero rischio osservato di mortalità.

La fertilità come finestra sulla salute della donna

Al di là della salute cardiovascolare, profili anomali di estrogeni e progesterone sono implicati in neoplasie ormono-dipendenti: mammella, ovaio, endometrio.

È comunque plausibile che il rischio relativo attribuibile a nulliparità e infertilità siano differenti, perché una donna può aver scelto di non avere gravidanze, o non essere riuscita ad avere una gravidanza per l’impossibilità di accedere ai trattamenti o per l’insuccesso dei trattamenti stessi. La nulliparità quindi descrive una sezione della popolazione molto diversa relativamente al contributo della singola condizione di rischio di salute futura.

Molti studi hanno evidenziato un’associazione tra età materna avanzata e un’eccezionale longevità, ma occorre sottolineare che questi studi non si riferiscono alla popolazione femminile che ha una gravidanza in età avanzata in conseguenza della fecondazione assistita. Il dato quindi dovrà essere analizzato molto più accuratamente in futuro su larghi strati di popolazione.

L’infertilità è potenzialmente associata a una mortalità prematura. Esistono infatti alcuni processi patologici associati a infertilità i cui effetti sistemici possono comportare morbilità croniche ed eventi avversi futuri.

PCOS

La sindrome dell’ovaio policistico è il disordine endocrino più frequente tra le donne in età riproduttiva ed è associata ad anovulazione cronica, eccesso di androgeni e dismetabolismi. Le donne con PCOS, se paragonate a donne di pari età e BMI, sembrano avere un rischio più alto di insulino-resistenza, iperinsulinemia, intolleranza glicemica, dislipidemia, aumento della condizione pro-trombotica, spesso esitanti in diabete tipo 2, steatosi epatica, aterosclerosi, malattie cardiovascolari, apnee ostruttive e iperplasia endometriale.

Endometriosi

Caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale al di fuori del confine uterino, riguarda il 10% circa della popolazione femminile ed è la causa principale di dolore pelvico cronico e infertilità. Lo stato infiammatorio sottostante e le alterazioni molecolari di molti organi e sistemi sono stati invocati sul ruolo dell’endometriosi in altre malattie croniche. È altresì stata associata a rischio cardiovascolare per disfunzione endoteliale e aterosclerosi. Infine, è associata a un rischio aumentato di alcuni tumori ovarici, come il carcinoma endometrioide e il carcinoma a cellule chiare.

Fibromi (miomi) uterini

Sono una patologia benigna con incidenza stimata tra il 20% e il 40% delle donne in età riproduttiva. Più del 70% delle donne portatrici di fibromi sintomatici presenta cicli mestruali emorragici, con rischio di anemia cronica 2-3 volte maggiore rispetto alle donne senza miomi. L’anemia cronica è stata associata a un aumento del rischio di mortalità per sindrome coronarica acuta e ictus.

Menopausa precoce

È notoriamente associata a osteoporosi, aumento delle malattie cardiovascolari e rischio di mortalità prematura. Il rischio di fratture è tempo-dipendente e gli studi mostrano un aumento del 50% di fratture patologiche. Quando l’insufficienza ovarica si manifesta prima dei 45 anni gli studi mostrano un maggiore rischio di incidenti cardiovascolari, angina, insufficienza cardiaca e mortalità prematura. In verità questi studi includono donne con menopausa chirurgica che possono avere diversi meccanismi patogenetici rispetto alle donne con insufficienza ovarica prematura. Mentre la terapia ormonale sostitutiva è in grado di correggere l’osteopenia, il dato sulla mortalità prematura non è ancora ben definito, soprattutto in eventuale associazione con gli incidenti cardiovascolari.

È importante considerare l’effetto nel tempo dei fattori patogenetici che possono determinare malattie future, e gli esami di screening dovrebbero essere idealmente poco costosi, facili da effettuare, realizzabili e in grado di diagnosticare la patologia nella fase pre-clinica.

Una ampia revisione della letteratura, che analizza i geni e i meccanismi molecolari condivisi in alcune patologie, ha dimostrato che cause note di infertilità non solo condividono particolari geni e/o meccanismi molecolari con altri processi patologici associati a morbilità a lungo termine ma hanno relazioni cliniche distinte che si manifestano dopo l’infertilità. Queste associazioni riguardano ma non sono limitate a: osteoporosi, disturbi dell’umore, demenza, insufficienza ovarica prematura, tumore mammario e ovarico specificatamente nelle donne BRCA1/2 mutate, tumori ovarici (cellule chiare, endometrio), melanoma, linfoma non-Hodgkin e, infine, l’associazione tra infertilità inspiegata e tumore ovarico ed endometriale. Questi quadri sono la risultante di un nuovo approccio che va a ricercare meccanismi patogenetici comuni che legano insieme le patologie in una singola meta-disease, al contrario dell’approccio tradizionale che divide i fenotipi attribuibili a variazioni di sequenze nel genoma e specifiche influenze ambientali. Le ipotesi biologiche conseguenti questi approcci, per quanto stimolanti e plausibili, necessitano ovviamente di una validazione da parte di ampi studi. A questo dobbiamo aggiungere che il significativo cambiamento del trend della popolazione nella pianificazione familiare e l’utilizzo crescente di tecniche di PMA possono potenzialmente avere un profondo impatto sulla salute della popolazione negli anni a venire. Nel 2017, il Center for Disease Control americano registrava il 2016 come l’anno col più basso indice di fertilità, con un fertility rate complessivo di 62 nati per 1000 donne tra i 15 e i 44 anni. Altro dato osservato è stato il decremento delle nascite tra le adolescenti e nella terza decade e un aumento nella quarta e quinta decade di vita. Parallelamente si registra un aumento di utilizzo delle tecnologie della riproduzione, per diagnosi di infertilità relate a diminuzione della riserva ovarica, endometriosi, PCOS, esiti di PID, fattori maschili e abortività ripetuta. In aggiunta sono aumentate le fertility preservation techniques e i test di diagnosi genetica preimpianto. Altro grande cambiamento degli scenari di salute riguarda l’elevato incremento di sovrappeso/obesità nella popolazione, con il rischio aumentato sia di patologie preesistenti alla gravidanza, sia di patologie indotte dalla gravidanza che possono avere sequele a distanza (diabete, ipertensione/eclampsia).

Altri studi hanno cercato di determinare il rischio dei trattamenti per l’infertilità sulla salute a lungo termine. Il potenziale rischio trombotico legato alla stimolazione ovarica, l’iperstimolazione ovarica e le complicanze chirurgiche legate al prelievo ovocitario hanno un peso irrilevante sulla salute a lungo termine. La preoccupazione principale ha riguardato il rischio di tumore ovarico correlato al trattamento, dopo due studi degli anni ’90 che dimostravano un aumentato rischio di tumore ovarico invasivo associato all’utilizzo delle terapie: dato confermato da studi successivi in cui però è stato evidenziato come l’aumento del rischio sia rispetto alla popolazione generale, ma che tale rischio rimane invariato rispetto a quello esistente nella popolazione infertile generale, suggerendo una correlazione del rischio con le cause sottostanti l’infertilità. Per quanto invece riguarda i tumori ovarici borderline, si registra una discrepanza nelle conclusioni degli studi, probabilmente da riferire al differente disegno, alla presenza di molti fattori confondenti, alla relativamente bassa prevalenza della patologia e il lungo periodo di incubazione ed evoluzione.

Altra corposa e crescente evidenza riguarda l’associazione tra la gravidanza dopo trattamento per infertilità e l’aumentata incidenza di eventi avversi neonatali e pre-eclampsia. Numerosi studi segnalano il rischio aumentato di pre-eclampsia dopo gravidanze ottenute da embryo transfer da fresco e dopo scongelamento e gravidanze gemellari dopo scongelamento embrionario in donne con ovaio policistico. La pre-eclampsia è nota come disordine della funzione endoteliale che si innesta su preesistenti anomalie circolatorie, metaboliche o immunologiche, specifica della gravidanza e del post-partum. Si associa a un aumento di 2-7 volte di ischemia cardiaca, ictus, aritmie, insufficienza cardiaca e aumento di mortalità rispetto alla popolazione senza eclampsia. Se una donna concepisce dopo trattamento e partorisce un bambino pre-termine a causa dell’eclampsia, la traiettoria di salute futura per entrambi sarà diversa da quella di una donna che partorisce a termine di una gravidanza non complicata. Il grado del rischio futuro ovviamente rimane da caratterizzare, considerando fattori confondenti come età al parto, numero di feti, presenza di comorbilità. In un paradosso affascinante, mentre la gravidanza complicata può presentare un rischio di salute a lungo termine, una gravidanza fisiologica può portare a una riduzione del rischio di future malattie. Una recente metanalisi su parità e mortalità a distanza mostra un’associazione non lineare tra parità e tutte le cause di mortalità, col rischio più basso osservato in donne con 2-4 parti e rischio più alto in nullipare e grandi multipare.

Non sono noti i meccanismi che portano all’“effetto ringiovanente” della gravidanza. Modelli animali suggeriscono che i cambiamenti ormonali in gravidanza iniziale possono risultare in cambiamenti molecolari che stabilizzano il p53, consentendogli di riparare i danni cumulativi del DNA prevenendo futuri danni indotti da carcinogeni. Inoltre, alti livelli di estrogeni endogeni come quelli presenti in gravidanza stimolano la differenziazione terminale delle staminali mammarie in preparazione alla lattazione, rendendo l’epitelio ghiandolare resistente a carcinogeni. L’effetto protettivo aumenta in ogni gravidanza successiva. Quindi, mentre l’infertilità aumenta il rischio di future morbilità, trattare l’infertilità in modo da supportare il parto in gravidanza fisiologica può migliorare lo stato di salute complessivo.

In conclusione, i notevoli progressi fatti dalle ricerche nel nostro campo mostrano come la consapevolezza e l’accettazione dell’infertilità come una malattia distinta è fondamentale per identificare quelle donne in cui è necessario un migliore monitoraggio di fattori futuri di rischio per la salute. Inoltre, dato il relativamente nascente stato delle tecnologie della riproduzione e la loro applicazione in età riproduttiva, stiamo solo iniziando a capire gli effetti a lungo termine dell’infertilità e del suo trattamento. La celebrazione dei 40 anni della fertilizzazione in vitro impone l’imperativo di ulteriori ricerche per comprendere il ruolo che l’infertilità ha durante la vita riproduttiva e sulla salute negli anni futuri.

In conclusione, i notevoli progressi fatti dalle ricerche nel nostro campo mostrano come la consapevolezza e l’accettazione dell’infertilità come una malattia distinta è fondamentale per identificare quelle donne in cui è necessario un migliore monitoraggio di fattori futuri di rischio per la salute. Inoltre, dato il relativamente nascente stato delle tecnologie della riproduzione e la loro applicazione in età riproduttiva, stiamo solo iniziando a capire gli effetti a lungo termine dell’infertilità e del suo trattamento. La celebrazione dei 40 anni della fertilizzazione in vitro impone l’imperativo di ulteriori ricerche per comprendere il ruolo che l’infertilità ha durante la vita riproduttiva e sulla salute negli anni futuri.

La fertilità come finestra sulla salute dell’uomo

Ci sono sempre più evidenze che suggeriscono come l’infertilità maschile possa precorrere patologie future. Approssimativamente il 15% delle coppie è affetta da infertilità e il fattore maschile ha un ruolo nel 50% dei casi. Un grande e crescente numero di studi suggerisce un’associazione tra l’infertilità maschile e una serie di altre condizioni mediche che vanno dall’oncologia, malattie cardiovascolari, autoimmuni e altre malattie croniche a studi quantitativi come il tasso di ospedalizzazione e la mortalità. L’esatta natura di queste associazioni a volte rimane poco chiara sebbene i meccanismi ipotizzati includano genetica, sviluppo, stile di vita. Scopo di questa revisione è quello di verificare se esistano dati a supporto di tale associazione per meglio capire la relazione tra l’infertilità maschile e la salute generale.

Associazioni genetiche

Considerando che il 10% del genoma umano è coinvolto nella riproduzione, è verosimile che una mutazione genetica che colpisce la fertilità maschile possa avere contemporaneamente delle ripercussioni su altri processi fisiologici. Tra gli esempi di questo fenomeno c’è la fibrosi cistica che può comportare un’assenza bilaterale congenita dei vasi deferenti. Ancora, mutazioni nel gene MLH1 sono risultate essere coinvolte nel dar luogo alla sindrome di Lynch e individuate anche in maschi con azoospermia non ostruttiva (NOA). Anche ERCC1 e MSH2, geni coinvolti nella riparazione di disallineamenti del DNA, sono stati visti in associazione ad azoospermia non ostruttiva e cancro del colon. Sebbene l’esatta origine della NOA sia sconosciuta, c’è evidenza che i maschi con NOA mostrano difetti dei meccanismi di riparazione del DNA più alti e cancro del colon più frequente. La sindrome di Klinefelter (KS) è una causa ben nota di ipogonadismo primario che origina da una aneuploidia dei cromosomi sessuali, con un tipico genotipo 47,XXY, sebbene esistano anche dei mosaicismi. La sindrome è caratterizzata da infertilità e da segni extragenitali: aumentato rischio cardiovascolare, sindrome metabolica, resistenza insulinica, diabete mellito e cancro, in particolare cancro mammario ma anche polmonare e linfoma non-Hodgkin. Infine, le delezioni geniche che coinvolgono il cromosoma Y possono alterare significativamente la fertilità, con azoospermia presente in circa il 10% di maschi con microdelezioni del cromosoma Y e facendo della loro ricerca un esame di routine nella popolazione dei maschi fortemente dispermici. Le microdelezioni del cromosoma Y possono anche coinvolgere il gene SHOX (Short Stature Homebox), la cui insufficienza può dar luogo a bassa statura.

Associazioni con lo sviluppo

Intuito da David Barker, il concetto dell’origine fetale delle patologie adulte (FOAD) sostiene che a causa della “plasticità dello sviluppo” gli eventi intrauterini possono avere un profondo impatto sul rischio di malattie a cui andrà incontro l’individuo più tardi nella vita adulta. Funzionando come corollario all’ipotesi delle FOAD, la sindrome da disgenesia testicolare unisce una costellazione di manifestazioni che includono dispermia, ipospadia, criptorchidismo e cancro testicolare e postula che tale costellazione origini da una rottura dei processi di sviluppo embrionale e gonadale che si manifesta durante la vita fetale. Sebbene i colpevoli non siano chiari, si ritiene che le esposizioni ambientali abbiano un ruolo importante così come la crescente relazione con le tecniche di riproduzione assistita. I bambini concepiti con tecniche FIVET e ICSI hanno una frequenza maggiore di ipospadia e criptorchidismo. Sono anche più frequenti il parto pretermine e il basso peso alla nascita. I bambini prematuri sono noti per avere un rischio più alto di malattie sistemiche, inclusi malattie cardiovascolari e diabete di tipo 1 e 2. Inoltre, studi sulla qualità del seme di giovani uomini concepiti via ICSI hanno dimostrato una concentrazione inferiore di spermatozoi rispetto alla mediana paragonati ai nati da concepimento spontaneo.

Associazioni con lo stile di vita

Esiste un’associazione tra fattori relativi allo stile di vita e infertilità maschile. I dati a disposizione sono fortemente suggestivi per una relazione inversa tra indice di massa corporea (BMI ) e fertilità. Il sovrappeso e l’obesità rafforzano inoltre il legame tra infertilità e malattie croniche. Anche abitudini tossiche come il fumo di sigaretta e l’abuso di alcol hanno effetti deleteri ben noti sulla salute e la metanalisi più importante mostra il fumo come un fattore di rischio indipendente sulla riduzione del volume spermatico, la concentrazione di spermatozoi, la mobilità seminale. Anche l’alcol ha effetti deleteri sui parametri seminali. Dato interessante, nello stesso studio, anche lo stress psicologico si è rivelato associato alla diminuzione della concentrazione di spermatozoi, della mobilità e delle forme fisiologiche. Uno studio italiano mostra come i maschi infertili abbiano un significativo tasso di comorbilità quando paragonati alla popolazione di maschi fertili. E quando si esaminano le singole comorbilità, i maschi con ipertensione, malattie cardiache e vasculopatie periferiche hanno un tasso maggiore di anormalità dei parametri seminali.

Patologie oncologiche

È ben noto che il cancro e le terapie oncologiche possono alterare la funzione seminale. Per contro, esiste forte evidenza a supporto del legame tra l’infertilità maschile e il rischio di sviluppare patologie neoplastiche. L’associazione in assoluto più studiata riguarda il rapporto infertilità-cancro del testicolo. Lo studio più importante fatto in Danimarca, durato più di 30 anni, ha mostrato come una bassa concentrazione di spermatozoi, una diminuzione della mobilità e bassa percentuale di forme fisiologiche fossero ciascuno indipendentemente associati con un’aumentata incidenza di tumori testicolari. Un altro studio nordamericano su un enorme numero di pazienti mostra come il gruppo di maschi infertili abbia una percentuale più alta di tumori testicolari così come altri tipi di tumori, incluso il linfoma non-Hodgkin. Sebbene il meccanismo che lega infertilità e cancro debba ancora essere chiarito, i meccanismi ipotizzati riguardano fattori genetici, di sviluppo e fattori ambientali, come discusso in precedenza. Il rapporto col tumore della prostata è meno chiaro, con studi che segnalano un aumento dei tumori di alto grado nei maschi infertili, ma non confermato da altri studi.

Molto interessante il dato emerso di recente su come l’infertilità maschile sia un biomarker non solo per l’individuo, ma anche un marker di rischio oncologico per altri membri della famiglia del maschio infertile. Uno studio retrospettivo del 2016 rivela che i parenti di primo grado dei maschi sottoposti a esame seminale hanno il 52% di aumento del rischio di cancro testicolare paragonati ai parenti di primo grado di maschi fertili. Ancora, parenti di primo e secondo grado di maschi con azoospermia confermata hanno mostrato un rischio significativamente aumentato di cancro tiroideo quando paragonati ai familiari di maschi fertili. Uno studio successivo ha rivelato negli uomini sottoposti a esame seminale, i loro figli e cugini che la presenza di oligospermia era associata a un rischio aumentato di due volte di tumori infantili nei maschi discendenti dei dispermici, in particolare un rischio tre volte maggiore di leucemia linfoblastica quando paragonati ai discendenti di maschi fertili. Sebbene l’origine di queste associazioni familiari non sia ancora chiarita, è auspicabile continuare ad analizzare e studiarne le caratteristiche.

Malattie cardiovascolari

È stata suggerita una relazione tra l’infertilità maschile e le patologie cardiovascolari. Uno studio nordamericano mostra come gli uomini senza figli abbiano rispetto ai loro padri un maggior rischio di decesso per malattie cardiovascolari (nei 10 anni di durata dello studio). Ovviamente questo studio ha dei fattori confondenti, poiché essere senza figli può derivare da una scelta e non dall’infertilità. Anche la presenza di varicocele ha mostrato l’associazione con un’aumentata incidenza di malattie cardiache. Studi più recenti effettuati dalle organizzazioni assicurative hanno mostrato che i maschi ai quali è stata diagnosticata infertilità erano a rischio aumentato di sviluppare cardiopatia ischemica rispetto ai maschi fertili. Esistono anche dati che suggeriscono una potenziale associazione tra l’infertilità maschile e i disordini ipertensivi. Molti lavori segnalano una diminuzione di testosterone nei maschi ipertesi rispetto ai normotesi. Infine, i maschi con ipertensione mostrano ridotto volume seminale, ridotta concentrazione di spermatozoi e ridotta mobilità paragonati a maschi non ipertesi, sebbene l’uso di farmaci antipertensivi possa rappresentare un fattore confondente per i legami accertati che hanno tali farmaci con le alterazioni seminali.

Altre malattie croniche

Poiché negli ultimi 50 anni, parallelamente al fiorire di obesità epidemica, è stato evidenziato un apparente progressivo decremento della capacità fecondante del liquido seminale, si è verificato un aumento significativo degli studi per chiarire la relazione tra l’infertilità maschile e la sindrome metabolica: una costellazione di condizioni che include obesità, insulino-resistenza e dislipidemia. È dimostrato un aumento della prevalenza di oligospermia e azoospermia associate all’obesità e di alterazioni morfologiche degli spermatozoi in associazione all’aumento del colesterolo e dei fosfolipidi circolanti. Altri studi hanno identificato un aumento della prevalenza di infertilità nei maschi con diabete di tipo 2. Un recente studio danese su 24.000 uomini infertili ha rivelato un aumento della prevalenza e incidenza della sclerosi multipla rispetto ai maschi fertili. Data la natura autoimmune della sclerosi multipla, altri studi sono stati pianificati per studiare la relazione tra infertilità maschile e malattie del sistema immunitario, evidenziando nella popolazione dei maschi infertili un rischio più alto di sviluppare artrite reumatoide, psoriasi, sclerosi multipla, morbo di Graves e tiroiditi autoimmuni, sebbene non sia chiarito il meccanismo alla base dell’associazione. Altro studio danese recente ha analizzato e trovato una relazione tra la presenza di patologie del liquido seminale e il tasso di tutte le possibili cause di ospedalizzazione e morte. In particolare, una concentrazione di spermatozoi inferiore a 15 mil/ml era chiaramente associata al rischio di essere ospedalizzati, sebbene la causa sia ancora incerta. I fattori legati alla salute o allo stile di vita che potrebbero simultaneamente alterare la fertilità maschile e la salute potrebbero spiegare le associazioni identificate, anche se allo stato attuale il tasso di ospedalizzazione sembra essere maggiormente legato a un meccanismo di tipo biologico.

Mortalità

Alla luce del legame tra infertilità maschile e malattie croniche, i ricercatori hanno esplorato una potenziale relazione tra infertilità e mortalità. Gli studi prodotti hanno evidenziato un aumento della mortalità nei maschi infertili rispetto ai controlli. La mortalità è stata vista diminuire con l’aumentare della mobilità spermatica, della morfologia e del volume spermatico. Maschi con due o più parametri seminali alterati hanno mostrato un rischio 2,3 volte maggiore di mortalità rispetto ai fertili.

In conclusione, sebbene le associazioni riportate possano avere origine da fattori genetici, di sviluppo e di stile di vita, gli esatti meccanismi sono ancora da studiare e chiarire.

Luciana De Lauretis – Responsabile del Centro per la Fertilità e Procreazione Medico Assistita dell’Istituto Clinico Città Studi, Milano

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