Il bilanciamento dei diritti, la richiesta di PMA e la tutela del minore: cornice giuridica, aspetti psicologici e implicazioni etiche

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Il bilanciamento dei diritti, la richiesta di PMA e la tutela del minore: cornice giuridica, aspetti psicologici e implicazioni etiche

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Il principio secondo cui il recupero del condannato non può prescindere dalla permanenza e dal mantenimento della vita affettiva, rappresenta – almeno sotto il profilo formale – uno dei punti più innovativi dell’attuale normativa penitenziaria.

In base alla legge il detenuto può accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (L. 354/1975). Lo stato detentivo non costituisce – e non può costituire – una causa ostativa al godimento di un diritto riconosciuto dalla legge senza distinzione tra soggetti liberi e ristretti.

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È allora utile ripercorrere, seppur in estrema sintesi, l’iter giurisprudenziale che ha condotto al riconoscimento del diritto di accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita (di seguito PMA) anche per i soggetti sottoposti a regime detentivo speciale.

Ancor prima della legge n. 40/2004, un’autorizzazione all’accesso a questa tecnica era stata concessa nel 2001 dal Ministero della Giustizia a un noto esponente della camorra, dopo una battaglia legale iniziata nel 1983. La figlia nacque nel 2007 scatenando numerose polemiche soprattutto per la circostanza che le cause impeditive della procreazione erano dovute non a situazioni di sterilità o infertilità – come la legge vorrebbe – bensì al “fine pena mai” del boss. Con la sentenza della Corte di Cassazione n. 7791 del 2008 si affermò – in via giurisprudenziale – il diritto di accesso alla PMA per i detenuti in regime di carcere duro.

Prendendo le mosse da una nota pronuncia della Corte Costituzionale (n. 26 del 1999), il Giudice di legittimità ribadì che “il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità e deve assicurare il rispetto della dignità della persona”.

Situazioni in cui occorre bilanciare sicurezza e garanzia di un diritto

La Corte non si è invece espressa sul tema dei diritti del nascituro e sulla necessità del minore di essere seguito e educato attivamente dal padre (art. 30 Costituzione, art. 147 L. 154/2013). In questo senso si pone un problema di un bilanciamento dei diritti. In sostanza il diritto del detenuto non può prescindere dalle esigenze di tutela del bambino (Convenzione di New York, 1989).

È necessaria una valutazione differenziale per ciascun caso. Fondamentali sono il tempo residuale di detenzione e la presenza di un “desiderio autentico del figlio” [1,2].

È dirimente valutare poi eventuali strumentalizzazioni della richiesta di PMA per vantaggi processuali o giudiziari.

Esempio tipico è quello dei soggetti appartenenti alla criminalità organizzata, che non potranno crescere i loro figli. In questi casi la motivazione non può che essere strumentale o quanto meno “reificata”, ovvero il bambino come “oggetto”, come “regalo” per la partner e/o per portare avanti la cultura della propria organizzazione criminale.

Nei casi di richiesta di PMA da parte di un soggetto detenuto sarebbe quindi utile:

  1. conoscere la sua situazione giudiziaria (tipo di reato, grado del processo), penitenziaria e il residuo pena del soggetto;
  2. comprendere le motivazioni alla genitorialità e il progetto genitoriale;
  3. valutare il desiderio autentico di un figlio.

Rimane però il problema legislativo, che non fa distinzioni di sorta e per il quale i Centri PMA si trovano in qualche modo “costretti” a fare il trattamento, abdicando a questioni etiche e morali che possono in realtà metterli in conflitto con la pratica medica.

Riteniamo che la legge dovrebbe lasciare più margini di decisione ai Centri, che pur rispettando il diritto dei soggetti detenuti alla PMA, possa consentire di poter valutare anche sotto un profilo di fattibilità sostanziale l’impatto che quel contesto familiare e situazionale può avere sullo sviluppo psicosociale del futuro nascituro.

Bibliografia

  1. Volpini L. Valutare le competenze genitoriali. Carocci Editore, Roma, 2017.
  2. Camerini GB, Volpini L, Lopez G. Manuale di valutazione delle capacità genitoriali (APSI). Maggioli Editore, 2017.
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