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Quali fattori permettono di prevedere gli esiti della PMA?

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Quali fattori permettono di prevedere gli esiti della PMA?

Basandosi sui dati raccolti da tutti i Centri di Procreazione Medicalmente Assistita autorizzati della Gran Bretagna, è stata eseguita un’elaborazione statistica per definire i fattori che premettono di prevedere le probabilità di successo.

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McLernon e colleghi si sono proposti di creare un sistema statistico per prevedere le probabilità di successo di un ciclo di fertilizzazione in vitro in termini di nascita di un bambino vivo. I dati sono stati raccolti da tutti i Centri abilitati a eseguire la PMA in Gran Bretagna e ciò ha permesso di contare su una popolazione complessiva di 253.417 donne, nelle quali è stato avviato un ciclo di FIVET o ICSI fra il 1999 e il 2008. Sono stati presi in considerazione solo cicli eseguiti con ovociti e sperma dei membri della coppia. Per ciclo completo si è inteso un ciclo di stimolazione ovarica che abbia permesso la raccolta di ovociti e il trasferimento di embrioni. Sono stati valutati due sistemi di calcolo statistico, per prevedere i risultati, uno basato solo su informazioni sulla coppia disponibili prima di iniziare il ciclo e l’altro che comprendeva anche riscontri ottenuti in occasione del primo ciclo. Al termine della selezione della popolazione di partenza, sono stati utilizzati i dati relativi a 184.269 cicli completi di FIVET e ICSI eseguiti su 113.873 donne. Nel 29.1% di questi casi si è avuta la nascita di un bambino sano dopo il primo ciclo e nel 43.0% dopo il sesto ciclo. I fattori più efficaci nel prevedere le probabilità di successo sono stati l’età della donna (maggiore probabilità a 31 anni e minore a 37) e la durata dell’infertilità (maggiore probabilità a per infertilità di tre anni, minore per sei anni). Per quanto riguarda i fattori in grado di predire il risultato ottenuti dopo il primo ciclo, si sono dimostrati più efficaci: il numero di ovociti raccolti dopo la stimolazione (maggiore probabilità di successo con 13 ovociti, minore con 5), la criopreservazione di embrioni, l’età della donna e lo stadio di sviluppo dell’embrione nel quale veniva eseguito il trasferimento in utero. Per fare un esempio di come le caratteristiche della donna permettano, sulla base del sistema statistico elaborato dagli autori, di prevedere i risultati della PMA, si cita l’esempio di un soggetto di 30 anni che esegue una FIVET o una ICSI dopo due anni di infertilità da causa non precisata. In questo caso, le probabilità di ottenere il successo con il primo ciclo sono del 46% e quelle di ottenerlo con tre cicli sono del 79%. D’altra parte, se nello stesso soggetto si raccogliessero, dopo la stimolazione ovarica, solo 5 ovociti e si trasferisse in utero un embrione nella sua prima fase di sviluppo (2-3 giorni dalla fertilizzazione), le probabilità di successo si ridurrebbero rispettivamente a 28% e 56% Questo perché tali fattori, relativi alle procedure, sembrano ridurre le possibilità di raggiungere l’obiettivo.

Al di là dell’attendibilità dei sistemi statistici elaborati in questa ricerca, che andranno valutati nella pratica clinica per verificarne efficacia e limiti, è interessante che giungano conferme sul peso che alcuni fattori possono avere sui risultati della PMA. In buona sostanza emerge che l’età della donna è una variabile determinante, così come la durata dell’infertilità, e questo sottolinea l’importanza di non lasciar passare troppo prima di intraprendere un percorso di PMA.

Tommaso Sacco

Fonte: Predicting the chances of a live birth after one or more complete cycles of in vitro fertilisation: population based study of linked cycle data from 113 873 women; BMJ, 2016;355:i5735.