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Fattori che determinano fertilità: l’alimentazione

Parere degli esperti

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Fattori che determinano fertilità: l’alimentazione
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

La fertilità viene definita, in generale, come la capacità di procreare. Nell’uomo essa varia a seconda che si guardi ai Paesi sviluppati o a quelli in via di sviluppo, e diminuisce con gli anni, benché l’effetto dell’età sia molto più marcato negli individui di sesso femminile che in quelli di sesso maschile [1].

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Rispetto a un passato anche recente, al giorno d’oggi si tende a spostare considerevolmente nel tempo la procreazione, sicché si rende più che mai necessario arrivare al concepimento nelle migliori condizioni di salute, contrastando il diffondersi dell’infertilità, che si stima affliggere, su scala mondiale, il 10-15% delle coppie [2].

Entro il quadro sopra delineato bisogna però evidenziare che la curva della fertilità, che nel momento attuale senz’altro risente di un concepimento ormai mediamente tardivo rispetto al passato [3], dipende specialmente – nel suo complesso – da un corretto stile di vita [4]: si tratta certamente di limitare il consumo di caffè e alcolici, di non fumare e di svolgere regolarmente attività fisica, ma anche di apportare tutte le sostanze necessarie all’organismo per “funzionare” bene. Ecco perché una dieta ben bilanciata, per se stessa necessaria per il benessere dell’organismo [5], risulta ancor più necessaria in previsione di una gravidanza [6]: invero, un adeguato stato nutrizionale, incidendo favorevolmente sullo stato di salute, consente di evitare, oltre al rischio obesità (sempre più diffuso nei Paesi occidentali), tutta una serie di problemi metabolici sia nell’adulto sia nel nascituro.

D’altra parte, lo stesso sviluppo del sistema riproduttivo fetale è ormono-dipendente e in quanto tale risente di tutto ciò che accade durante la vita intra-uterina, a cominciare proprio dall’alimentazione. Così, gli ormoni che controllano la fertilità (ormoni sessuali) sono regolati anche da altri ormoni, come l’insulina, che vengono direttamente influenzati dalla dieta della madre [7]. Ne consegue che, ad esempio, l’esposizione di un feto di sesso femminile a una scorretta quantità di ormoni maschili – purtroppo sono sempre più diffusi i casi di animali allevati per uso alimentare e trattati proprio con ormoni maschili o della crescita – si ripercuote sul corretto sviluppo del suo sistema riproduttivo, con problemi che ne possono interessare la fertilità anche in età adulta [8].

Pertanto, la consapevolezza che il proprio stile di vita – in fase preconcezionale non meno che in gravidanza – influisce anche sulla fertilità della futura generazione dovrebbe maggiormente rafforzare il proposito e la capacità di intervenire su quanto vi è di scorretto nelle abitudini adottate.

Dieta pro-fertilità

Una dieta pro-fertilità deve essere varia, completa ed equilibrata per assicurare al nostro organismo tutti i nutrienti necessari. Nessun alimento è infatti in grado di sopperire da solo alle esigenze nutritive dell’organismo, cosicché varietà, completezza ed equilibrio richiesti alla dieta pro-fertilità si tradurranno nel rispetto di certe proporzioni tra diversi alimenti da assumere nell’arco della settimana e della giornata, evitando nella maniera più assoluta diete monotone e dissociate.

In particolare, affinché ogni pasto possa contemplare più tipi di nutrienti, nelle proporzioni corrette, andrebbe presa a modello la dieta mediterranea, la quale prevede un’adeguata assunzione di tutti i principali nutrienti. In effetti, la dieta mediterranea assicura forse meglio di ogni altra tanto il corretto apporto di macronutrienti, quali i carboidrati (pane, pasta, riso, con particolare attenzione ai cereali integrali), le proteine (carne, pesce, uova, latte e derivati, legumi), i grassi di origine vegetale (in particolare olio extravergine d’oliva), quanto quello di micronutrienti (minerali e vitamine), che garantiscono il corretto utilizzo dei macronutrienti, ma svolgono anche altre funzioni, quale ad esempio quella di antiossidanti (combattono, cioè, i radicali liberi che danneggiano le cellule).

Come indicato anche dalle linee guida dell’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) [9], una sana alimentazione prevede invero di aumentare il consumo di cereali, legumi, frutta e verdura, alimenti che costituiscono fonti di carboidrati, fibra, vitamine, minerali e di molti micronutrienti protettivi. Inoltre i cereali, ma soprattutto i legumi, soprattutto se proposti come piatti unici (i classici: riso e piselli, pasta e fagioli), garantiscono un buon apporto proteico, da alternare a quello delle proteine animali.

Per quanto riguarda frutta e verdura sarebbe poi opportuno consumarne ogni giorno più porzioni (almeno tre frutti e due porzioni di verdura), variandone la qualità e scegliendo soprattutto prodotti locali e di stagione, in quanto assicurano un maggior contenuto in vitamine e minerali. Considerato che ogni frutto e ortaggio possiede una certa composizione caratteristica, si consiglia inoltre di mangiarne quante più varietà possibili in modo che l'organismo assimili il giusto mix di sostanze fondamentali per soddisfare tutte le sue necessità. Per sfruttare al massimo tutte le proprietà di frutta e verdura va tenuto debitamente conto del fatto che esse non possono venire conservate a lungo in frigorifero (il contenuto in vitamine e altre sostanze antiossidanti si riduce progressivamente), prediligendo, per quanto riguarda la preparazione della verdura, cotture come quella al vapore che ne conservino al massimo il contenuto di micronutrienti.

La dieta mediterranea punta poi molto l’attenzione sulla qualità dei grassi, limitando il consumo di quelli saturi, contenuti soprattutto negli alimenti di origine animale (burro, formaggi, lardo), ma anche in alcuni oli vegetali (cocco, palma), a favore di quelli insaturi, quali i monoinsaturi (acido oleico), presenti in alte concentrazioni nell’olio extravergine d’oliva, e i polinsaturi Omega 6 (presenti soprattutto negli oli di semi) e Omega 3 (contenuti soprattutto nel pesce).

A quanto sopra si aggiunga che da un recente studio dell’EFSA (l’Autorità europea per la sicurezza alimentare – European Food Safety Authority), è emerso che gli europei mangiano troppe proteine e che gli stessi italiani non sono certo da meno, nonostante la tradizione gastronomica mediterranea li porti ad abbondare in verdure e cereali. In base a questo studio, i quantitativi di assunzione di riferimento per la popolazione, ossia la quantità di proteine da inserire in una corretta alimentazione, per gli adulti corrispondono a 0,83 g per kg di peso corporeo al giorno. Tale valore cambia poi per le donne in gravidanza o in allattamento [10]. Si suggerisce poi, sempre per l’adulto: una percentuale di carboidrati totali (carboidrati derivati da alimenti amidacei come patate e pasta, e dai carboidrati semplici come gli zuccheri) che oscilli tra il 45 e il 60%; un corretto consumo di fibre alimentari (benché già l’assunzione di 25 g pro die dovrebbe bastare per una normale funzione intestinale, un apporto maggiore dovrebbe ridurre il rischio di cardiopatie, di diabete di tipo 2 e consentire il mantenimento del peso); una percentuale di grassi che vari tra il 20 e il 35%; un’assunzione giornaliera di acqua pari a 2,0 l per le donne e a 2,5 per gli uomini [11].

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