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Età anagrafica ed età biologica nel maschio: le indagini da fare

Parere degli esperti

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Età anagrafica ed età biologica nel maschio: le indagini da fare
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

Il cosiddetto “effetto dell’età paterna”, cioè l’impatto dell’età sulla fertilità maschile, si manifesta in diverse modalità e comprende sia effetti diretti sugli spermatozoi, sia effetti in generale sulla funzione riproduttiva, che hanno conseguenze negative sul concepimento per vie naturali e sui risultati delle tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA).

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Questo dato sembra in contraddizione storica con numerosi esempi, anche celebri, di padri “in età avanzata”; infatti la percentuale di padri tra i 35 e i 54 anni è aumentata nei soli Stati Uniti del 30% tra il 1980 e il 2000 e si prevede nei prossimi 10-20 anni un ulteriore aumento di paternità tra gli uomini di età superiore ai 60 anni.

Non esiste ancora accordo fra gli studiosi sulla definizione anagrafica di “età maschile avanzata”; i più propendono per un’età superiore ai 50-55 anni, anche se alcuni studi riscontrano problematiche riproduttive già dopo i 40.

Gli effetti dell’età maschile sulla funzione riproduttiva invece sono più concordemente riconosciuti e comprendono: alterazioni degli ormoni, aumento delle disfunzioni sessuali e delle infezioni, alterazioni dei parametri del liquido seminale, con diminuzione del volume dell’eiaculato, della motilità e delle forme normali degli spermatozoi, e aumento in questi ultimi dei danni a carico del patrimonio genetico.

Ciò si traduce in una diminuzione della fertilità e un aumento dei tassi di aborto nel primo trimestre nelle coppie in cui l’uomo supera i 50 anni e la partner femminile ne ha più di 35, e in generale conduce a un incremento significativo di patologie che possono verificarsi in gravidanza, come ad esempio la pre-eclampsia (cioè la coesistenza di pressione alta, problemi renali e alterato nutrimento del feto da parte della placenta). È stato inoltre registrato un aumento dei parti pre-termine, delle morti endouterine e della mortalità neonatale.

Se è necessario poi il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita, indipendentemente dall’indicazione e anche in caso di ovodonazione, nelle coppie in cui il partner maschile ha più di 50 anni si assiste a una significativa diminuzione del tasso di fertilizzazione delle cellule uovo e del numero di embrioni che riesce ad arrivare allo stadio di blastocisti, mentre in caso di gravidanza aumenta significativamente il tasso di aborto e diminuisce quello dei nati vivi.

L’influenza dell’età paterna avanzata (maggiore di 50-55 anni) sulle alterazioni del DNA spermatico è stata infine correlata all’aumento del rischio di alcune malattie che si potrebbero manifestare più frequentemente nei figli di questi uomini. Tra queste si annoverano alcuni disordini neuropsichiatrici, come la depressione, l’autismo, la schizofrenia e alcune patologie cromosomiche come la sindrome di Down. Non sono esclusi nemmeno possibili effetti malformativi sui nati da padri di età superiore ai 40 anni, dato che sono stati riscontrati aumenti di anomalie cardiache e degli apparati gastroenterico e respiratorio.

Non ci sono esami particolari da eseguire per studiare gli effetti dell’età maschile sulla riproduzione; l’unico consigliabile resta uno spermiogramma eseguito secondo i criteri dell’OMS. Esso è sempre un buon punto di partenza per il medico, che potrà richiedere eventuali indagini mirate, seminali, ematochimiche e/o strumentali, in base alle problematiche eventualmente riscontrate.

Infine, per contrastare e mitigare l’impatto negativo dell’età sui vari aspetti della funzione riproduttiva maschile si raccomanda comunque uno stile di vita sano, attraverso la riduzione o, meglio, l’astensione da tutti i comportamenti che possono causare un danno aggiuntivo agli spermatozoi: fumo, alcol, droghe ed alimentazione squilibrata che può condurre a sovrappeso e obesità.

Dott.ssa Francesca Delfino - SSD Medicina della Riproduzione, Ospedale Evangelico Internazionale, Genova

Letture consigliate

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