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Ampliare la disponibilità della preservazione della fertilità

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Ampliare la disponibilità della preservazione della fertilità

La preservazione della fertilità è un approccio che si sta diffondendo sempre di più, ma non è ancora proposto in tutte le occasioni nelle quali potrebbe essere applicata. Paolo Giovanni Artini, nella sua intervista, spiega come una stretta interazione fra oncologi e Centri di PMA possa estendere la disponibilità della preservazione della fertilità.

 

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Le prime tecniche di preservazione della fertilità hanno riguardato il sesso maschile, ricorda l’embriologo Paolo Giovanni Artini, Direttore del Centro del Centro di PMA della Clinica San Rossore di Pisa. Tali approcci erano richiesti da coppie nelle quali cure per il cancro o altre malattie avrebbero danneggiato la funzione riproduttiva del maschio. Oggi lo scenario è cambiato e sono gli oncologi stessi a consigliare la preservazione della fertilità maschile, con il congelamento dello sperma, prima di sottoporre il soggetto a quelle terapie. Inoltre, da alcuni anni, si dispone di tecniche sicure anche per le donne, a cominciare dal congelamento degli ovociti. Tale approccio, secondo Paolo Artini, deve essere proposto a tutte le donne che vadano incontro a terapie che possano compromettere la funzione dell’apparato riproduttivo. Egli affronta, quindi, anche il problema dei dubbi degli oncologi circa gli effetti che la stimolazione ovarica potrebbe avere sull’evoluzione di alcuni dei tumori dai quali sono affette le donne nelle quali eseguire la preservazione della fertilità. Paolo Artini rassicura su tale aspetto, spiegando che, qualsiasi approccio da applicare in questi casi, deve essere condiviso fra oncologo e esperto di PMA, valutando insieme il bilancio fra rischi e benefici delle strategie da adottare e mantenendo, come obiettivo prioritario, la guarigione del tumore. Un punto da non sottovalutare è che, sia per i maschi che per le femmine, la consapevolezza di avere preservato la fertilità, e quindi di poter ottenere un concepimento dopo avere guarito il cancro, dà una grande spinta psicologica per affrontare la malattia. Nell’intervista si affronta l’argomento dell’impiego “sociale” della preservazione della fertilità. Esso si riferisce ai casi nei quali alcune donne decidono di congelare i propri ovociti, sapendo che il percorso lavorativo che dovranno affrontare le costringerà a ritardare il concepimento in un’età nella quale il declino della fertilità potrebbe metterlo in dubbio.

Redazione Fondazione Cesare Serono