Gli embrioni crioconservati: quali tecniche vengono utilizzate e quale sarà il loro destino?

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Gli embrioni crioconservati: quali tecniche vengono utilizzate e quale sarà il loro destino?

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Per crioconservazione si intende il congelamento di materiale biologico in azoto liquido per conservarlo nel tempo, mantenendone inalterate le condizioni biologiche.

La crioconservazione degli embrioni è stata introdotta tra le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) agli inizi degli anni ’80. Già nel 1983 è stata ottenuta la prima gravidanza da embrioni congelati.

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Nel nostro Paese la crioconservazione degli embrioni è stata vietata dalla Legge 40 del 2004. Dal 2009, dopo la sentenza 151 della Corte Costituzionale, è stata di nuovo consentita per garantire alla coppia di ottenere le migliori probabilità di successo e ridurre il rischio correlato alle gravidanze multiple.

Questa tecnica si può applicare agli ovociti e al liquido seminale per la preservazione della fertilità in diverse indicazioni cliniche. Negli ultimi anni si è molto diffusa l’applicazione della crioconservazione per prevenire potenziali futuri casi di infertilità.

I motivi che possono portare a scegliere la crioconservazione sono:

  • necessità di sottoporsi a terapie mediche o chirurgiche che potrebbero causare infertilità (radioterapia, chemioterapia ecc.);
  • trattamento precauzionale in presenza di malattie o condizioni che potrebbero influire sulla fertilità (malattie autoimmuni, menopausa precoce ecc.);
  • desiderio di programmare una eventuale maternità o paternità nel futuro, garantendosi maggiori probabilità di riuscita.

Che cosa si può fare degli embrioni crioconservati?

Secondo la legge vigente, gli embrioni crioconservati si possono:

  • utilizzare per un ulteriore tentativo di procreazione medicalmente assistita;
  • trasferire in un altro Centro specializzato e autorizzato;
  • abbandonare mediante un’apposita dichiarazione firmata. In questo caso la coppia rinuncia agli embrioni. La normativa italiana prevede che gli embrioni non possano essere donati ad altre coppie o alla ricerca scientifica, e che non possano essere distrutti. In caso di abbandono quindi gli embrioni rimarranno a carico del Centro presso cui sono crioconservati a tempo indefinito.

Durante il processo di crioconservazione le cellule vengono immerse in una soluzione di sali e composti organici (crioprotettore) ed esposte a temperature molto basse, fino allo stoccaggio a –196 °C in azoto liquido. Nella fase successiva, di scongelamento, vengono estratti i crioprotettori dalle cellule e riportate a temperatura ambiente. I crioprotettori sono sostanze utilizzate per proteggere i tessuti biologici dai danni del congelamento legati alla formazione di ghiaccio. La scelta accurata degli embrioni da congelare sembra essere uno dei fattori più importanti per ottenere un buon tasso di sopravvivenza allo scongelamento e di gravidanza clinica. Si parla di sopravvivenza di un embrione allo scongelamento quando almeno il 50% di cellule embrionali è integro dopo il riscaldamento e la rimozione dei crioprotettori.

Vi sono due processi principali di congelamento embrionario:

  • un processo “lento” durante il quale gli embrioni vengono esposti gradualmente a temperature al di sotto dello zero con l’utilizzo di svariati crioprotettori. Infatti, il congelamento lento degli embrioni, utilizzato in tutto il mondo da più di trent’anni, permette di ottenere una buona percentuale di gravidanza da parte di tutti i Centri PMA che lo impiegano e si è dimostrato sicuro per la salute di decine e decine di migliaia di bambini nati.
  • un processo di “vitrificazione” in cui la soluzione passa allo stato solido senza passare attraverso la fase cristallina (congelamento fulminante), impedendo che la struttura delle molecole di acqua formi cristalli di ghiaccio. Inoltre, le sostanze crioprotettrici fanno fuoriuscire tutta l’acqua presente nell’embrione all’esterno prima della crioconservazione. Subito dopo gli embrioni vengono inseriti in sottilissime cannucce dette “paillette” ed immersi in azoto liquido a –196 °C. Gli embrioni possono essere vitrificati in qualsiasi fase del loro sviluppo, da quella più precoce di due cellule fino allo stadio di blastocisti (cioè 5 giorni dopo la fecondazione) e conservati per un periodo ancora indefinibile. La vitrificazione, a differenza del congelamento lento, richiede solo pochi minuti e non esige l’uso di una strumentazione economicamente più dispendiosa.

In conclusione, la criopreservazione embrionaria è una componente essenziale nel trattamento delle pazienti che accedono alle procedure di PMA e dovrebbe essere ottimizzata in tutti i laboratori che si occupano di questo, perché si è dimostrata una strategia ottimale per l’aumento del tasso di gravidanza offrendo inoltre la possibilità di una riduzione del tasso di gravidanze gemellari e del rischio di sindrome da iperstimolazione ovarica. Infatti, nelle procedure di trasferimento embrionario post scongelamento, la procedura privilegiata è quella del singolo embryo transfer.

In accordo con le evidenze scientifiche attualmente disponibili, la vitrificazione sembra essere la migliore strategia per la criopreservazione embrionaria a tutti gli stadi di maturazione embrionaria. Questa si associa inoltre a un maggior tasso di sopravvivenza embrionaria rispetto alla tecnica del congelamento “lento” conducendo a un miglioramento dei tassi di bambini nati. Inoltre, con la possibilità della criopreservazione embrionaria, si riduce l’intervallo di tempo necessario per l’ottenimento della gravidanza, in quanto si evita la ripetizione delle procedure di stimolazione ovarica che porta a un conseguente allungamento dei tempi.

Bibliografia di riferimento

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