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La donazione dei gameti: un aiuto prezioso

Parere degli esperti|timepubblicato il
La donazione dei gameti: un aiuto prezioso

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Per alcune coppie con problemi di fertilità l'unica possibilità di avere un figlio è rappresentata dalla fecondazione eterologa. Questa tecnica può essere realizzata soltanto grazie all'utilizzo di gameti maschili (spermatozoi) e femminili (ovociti) provenienti da individui esterni alla coppia. In questo caso i gameti vengono donati, e pertanto si parla di donazione di gameti.

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In Italia la Legge n. 40 del 2004 [1], che regola la procreazione medicalmente assistita (PMA), ha vietato per anni l'accesso alle tecniche di fecondazione eterologa, fino a quando la Corte Costituzionale non ha emanato la sentenza n. 162/2014 [2], nella quale il suddetto divieto è stato dichiarato anticostituzionale. Inoltre, il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 gennaio 2017 [3] ha incluso la fecondazione eterologa tra i nuovi Livelli essenziali di assistenza (LEA) che devono essere garantiti ai cittadini dal Sistema Sanitario Nazionale.

Secondo i dati del Ministero della Salute, nel 2016 si sono ottenute 1713 gravidanze dopo l’applicazione di tecniche di PMA a seguito di una donazione di gameti, di cui 280 dopo una donazione di seme, 882 dopo una donazione di ovociti e 551 con embrioni crioconservati ottenuti dopo una donazione [4].

Per molti anni veniva considerata solamente la donazione di spermatozoi come opzione per la fecondazione eterologa, per coppie nelle quali il fattore maschile era causa di infertilità. A partire dagli anni '80 è stata introdotta anche la donazione di ovociti per donne con insufficienza ovarica primaria (POI) [5], ma ad oggi gli ovociti donati sono utilizzati anche per donne in età materna avanzata con ovociti di scarsa qualità (e quindi inutilizzabili), donne che hanno avuto aborti ripetuti, che sono portatrici di malattie genetiche o che sono incorse in problemi di infertilità dopo un percorso di chemioterapia.

Con il tempo, si è accettata via via sempre di più l'idea che la donazione di spermatozoi e di ovociti sia una valida modalità di costruzione familiare, per quanto possa apparire lontana dal nostro modo di concepire la famiglia in senso tradizionale.

Ricevere una diagnosi di infertilità che affermi la necessità di ricorrere all'utilizzo di gameti donati può essere psicologicamente devastante: l'impossibilità di mettere al mondo una creatura geneticamente legata a se stessi può provocare un senso di vergogna, tradimento e perdita. Può rappresentare un vero e proprio lutto, e come tale va elaborato. Per una donna, sapere di possedere ovociti “difettosi” o “danneggiati” costituisce una minaccia al suo stesso sentirsi femmina, così come per un uomo la necessità di usare materiale seminale di un altro uomo per concepire un figlio può rappresentare mancanza di virilità e portare a un sentimento di grande umiliazione. L'idea di avere un figlio non legato geneticamente a se stessi provoca una diversa reazione nel partner maschile rispetto a quello femminile: un uomo che ricorra all'utilizzo di seme eterologo sente la perdita del legame vitale con il potenziale figlio e può avere difficoltà a immaginare un senso di attaccamento per lui, mentre una donna che ricorra all'utilizzo di ovociti donati, pur non avendo un legame genetico col potenziale figlio, mantiene un legame biologico grazie alla gravidanza e all'esperienza del parto [6].

Le coppie che necessitano della fecondazione eterologa incorrono in un “doppio lavoro psicologico” durante il loro percorso nella ricerca di un figlio: quello legato alla necessità di ricorrere alla PMA e quello legato al bisogno ulteriore di gameti donati. Si può evincere come sia importante per loro, una volta giunti alla decisione di sottoporsi alla fecondazione eterologa, ricevere l'aiuto che hanno tanto faticosamente accettato.

Soprattutto nei Paesi dove la donazione dei gameti non è remunerativa, come l'Italia, sono le motivazioni altruistiche, personali e psicologiche a dare forza alla decisione di diventare un donatore o una donatrice. Molto spesso accade che persone che si sono sottoposte a un percorso di PMA a causa dell'infertilità del proprio partner si propongano come potenziali donatori/donatrici, poiché comprendono in prima persona cosa significhi il desiderio di genitorialità e la difficoltà di esaudirlo.

C'è ancora un dibattito aperto a livello internazionale riguardo al mantenimento dell'anonimato nella donazione dei gameti: mentre in Italia, Spagna e Stati Uniti la donazione è anonima, cioè non è possibile per la coppia ricevente e per il neonato risalire ai donatori e viceversa, in Australia, Paesi Bassi e Regno Unito il donatore può essere rintracciato dal proprio figlio biologico grazie a un registro nazionale [7].

Per essere donatori è necessario avere buone condizioni di salute psichica e fisica e non essere affetti da malattie genetiche familiari. Possono donare uomini di età compresa fra i 18 e i 40 anni e donne fra i 20 e i 35 anni con cicli mestruali regolari. Un donatore può essere considerato sia un paziente che non un paziente: è un paziente in quanto deve essere assistito fisicamente e psicologicamente, non è un paziente in quanto la sua prestazione non è finalizzata a se stesso [8].

Ma qual è il percorso da intraprendere per diventare donatori?

Il primo passo è quello di rivolgersi a un Centro di PMA riconosciuto dal Servizio Sanitario regionale e prendere l'appuntamento per un primo colloquio, durante il quale il potenziale donatore verrà interrogato rispetto alla propria storia personale e al proprio stato di salute e nel quale verranno presi gli appuntamenti per un'ecografia e una visita ginecologica per le donne, per una visita urologica per gli uomini. Il passo successivo è il colloquio con uno psicologo, che coinvolge anche l'eventuale partner del potenziale donatore/donatrice.

Se i risultati di queste prime valutazioni sono positivi, verranno effettuati gli esami del sangue, gli esami genetici e lo spermiogramma per gli uomini. I donatori sono esonerati dal pagamento dei ticket per le prestazioni sanitarie e per gli esami che dovranno eseguire e hanno diritto a permessi retribuiti dal lavoro, se sono lavoratori dipendenti.

Diventare donatori di gameti non è “solo” un gesto di altruismo, è un vero e proprio percorso, fisico (in particolare per le donne, che devono sottoporsi a stimolazione ormonale e al prelievo ovocitario) e psicologico, un percorso che porta a riflettere su situazioni che non si è abituati a considerare finché non ci si ritrova personalmente. Intraprendere la strada della donazione di gameti significa approfondire la conoscenza di se stessi, tramite i colloqui dettagliati con i medici, i biologi e lo psicologo sul proprio vissuto e sulle proprie motivazioni, ma anche per gli esami medici che sono richiesti: una persona, ad esempio giovane e senza figli, che non ha ragioni personali per trovarsi in un centro di PMA non sempre desidera conoscere lo stato del proprio liquido seminale o della funzionalità delle proprie ovaie.

I dubbi e le perplessità che i potenziali donatori di gameti esprimono in sede di colloquio sono tanti e vari, tuttavia sapere di poter regalare la felicità ad altre persone, magari proprio quella felicità che chi è genitore o desidera esserlo conosce per esperienza, con un gesto tutt'altro che semplice, ma così importante, motiva e promuove questa delicatissima, fondamentale iniziativa.

Consiglio a chiunque fosse interessato, anche soltanto a ottenere informazioni, di rivolgersi al proprio medico curante per essere indirizzato a un centro di PMA (o direttamente al centro di PMA) per non lasciare in sospeso gli interrogativi, e considerare fino in fondo l'ipotesi di poter intraprendere la strada per diventare un donatore o una donatrice di gameti.

Dott.ssa Matilde Zauli - Biologa, Ospedale Umberto I, Lugo (RA)

Bibliografia

  1. “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, Legge 19 Febbraio 2004, n. 40. G.U. n. 45 del 24-02-2004.
  2. Sentenza Corte Costituzionale n. 162/2014.
  3. Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all'articolo 1, comma 7, del Decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502. G.U. Serie Generale n. 65 del 18-03-2017 - Suppl Ordinario n. 15.
  4. Relazione del Ministro della Salute al parlamento sullo stato di attuazione della legge contenente norme in materia di procreazione medicalmente assistita (Legge 19 febbraio 2004, n. 40, articolo 15) – Attività anno 2016 Centri Procreazione Medicalmente Assistita - Utilizzo dei finanziamenti (artt. 2 e 18), anno 2017.
  5. Lutjen P, Trouson A, Leeton J, et al. The establishment and maintenance of pregnancy using in vitro fertilization and embryo donation in a patient with primary ovarian failure. Nature 1984;307:174-75.
  6. Covington SN. Fertility counseling, clinical guide and case studies. Cambridge University Press, 2015.
  7. Garcia-Ruiz Y, Guerra-Diaz D. Gamete and embryo donation: a legal view from Spain. In: Richards M, Pennings G, Appleby JB (eds). Reproductive donation: practice, policy and bioethics. Cambridge University Press, 2012:112-29.
  8. Cholst I. Oocyte donation and the therapeutic misconception. Fertil Steril 2013; 99:1561-2.