Diritto della donna al trasferimento degli embrioni crioconservati: il caso di Santa Maria Capua Vetere

Parere degli esperti |
Fact checked
Diritto della donna al trasferimento degli embrioni crioconservati: il caso di Santa Maria Capua Vetere

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Le tecniche di fecondazione extracorporea, come la FIVET e la ICSI, prevedono la possibilità di congelare gli embrioni (cellule uovo fecondate da spermatozoi) nei primissimi stadi di divisione cellulare. Questa procedura è chiamata crioconservazione e consiste nel congelamento a temperature molto basse, fino allo stoccaggio a –196°C in azoto liquido. Ciò permette la conservazione e l’utilizzo degli embrioni per l’ottenimento di una gravidanza in un momento successivo a quello del prelievo e della fecondazione[1]. Ciò può rendersi necessario quando, durante un ciclo di procreazione medicalmente assistita (PMA) viene ottenuto un numero di embrioni superiore a quello utile a un trasferimento oppure in caso di problematiche di salute della donna.

Normativa in PMA

La crioconservazione è stata introdotta tra le tecniche di PMA agli inizi degli anni ’80, con l’ottenimento della prima gravidanza nel 1983.

Potrebbe interessarti anche…

Un freno a questa metodica arriva nel 2004 con la prima regolamentazione legislativa in materia di procreazione medicalmente assistita.

In particolare, l’articolo 14 della Legge n. 40/2004 vietava la formazione, durante un singolo percorso di PMA, di un numero diembrioni superiore a tre e la crioconservazione degli stessi[2]. Pertanto, le metodiche di PMA venivano inserite in un contesto temporale definito.

Dal 2010 però la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo sopra citato, eliminando il limite della formazione di massimo tre embrioni[3] e il divieto di crioconservazione [4].

A seguito di tali pronunce, la creazione di embrioni destinati a essere congelati e conservati è divenuta lecita, ponendo fine al limite temporale della procedura.

Il caso di Santa Maria Capua Vetere

Negli anni, però, sono sorte alcune problematiche. In particolare, fa discutere molto il caso del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che il 25 febbraio 2021 ha stabilito il diritto per la donna di impiantare nel proprio utero gli embrioni crioconservati anche dopo la separazione dal coniuge e senza la volontà di quest’ultimo.

La vicenda risale al 2018 quando una coppia campana decide di accedere alla PMA presso una clinica romana. Per motivi di salute della donna però, l’impianto degli embrioni risultanti dalla fecondazione non viene effettuato e si procede alla crioconservazione presso una clinica di Caserta, in vista di un futuro transfer.

Nel settembre del 2019 la coppia divorzia e, nonostante la separazione, la donna vuole comunque procedere all’impianto degli embrioni crioconservati, contro il volere dell’ex coniuge. La donna si rivolge al Tribunale di S. Maria Capua Vetere, il cui giudice con ordinanza dell’11 ottobre 2020 accoglie il ricorso, indicando di “procedere con l’inserimento in utero degli embrioni crioconservati e in custodia sulla persona della ricorrente” [5].

Inutile il reclamo dell’ex marito, rigettato dal Tribunale che si rifà proprio alla Legge n. 40/2004, in particolare all’articolo 1, che tutela il diritto alla vita del concepito: Al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito [2].

Viene inoltre sottolineata l’irrevocabilità del consenso informato dopo l’avvenuta fecondazione. Infatti, l’articolo 6, comma 3 stabilisce che: la volontà può essere revocata da ciascuno dei soggetti indicati dal presente comma fino al momento della fecondazione dell’ovulo [2].

Nessuno dei due partner può revocare il consenso all’impianto dell’embrione dopo tale momento.

L’unica eccezione alla non prosecuzione del trasferimento (riconosciuta con una pronuncia della Corte Costituzionale n. 151/09) resta una condizione di salute sfavorevole della donna.

È proprio sulla base della irrevocabilità del consensocheil Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha stabilito il diritto della donna di impiantare nell’utero gli embrioni che nel corso della procedura erano rimasti congelati, nonostante l’opposizione dell’ex marito.

Viene inoltre citato l’articolo 8 della stessa legge: I nati a seguito dell’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita hanno lo stato di figli legittimi o di figli riconosciuti della coppia che ha espresso la volontà di ricorrere alle tecniche medesime ai sensi dell’articolo 6 [2].

Pertanto, con il consenso espresso dai partner alla procreazione medicalmente assistita si viene a creare, dal momento dellafecondazione dell’ovulo, uno status di genitore che non potrà essere messo in discussione. In questo caso, quindi, l’ex marito sarà riconosciuto ex lege come il padre legittimo del nato e conseguentemente tenuto a ogni obbligo di istruzione, educazione e mantenimento verso il nascituro.

Questa decisione porta con sé svariate implicazioni giuridiche, etiche e sociali che avranno un grande impatto sulle sempre più numerose coppie che accedono alla PMA (oltre il 20% delle coppie presenta problemi di fertilità) e soprattutto su quelle coppie che si separano durante il percorso.

Altri autori: Dott.ssa Sara D’Alessandro, Centro Scienze della Natalità, IRCCS Ospedale San Raffaele, Milano

Bibliografia

  1. Oktay K, Sonmezer M, Barbieri RL. Cryopreservation options for fertility preservation. Jan 24, 2020.
  2. “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”, Legge 19 febbraio 2004, n. 40.
  3. Corte Costituzionale – Sentenza 151/2009: PMA 8 maggio 2009.
  4. Corte costituzionale – Sentenza 97/2010: PMA 12 marzo 2010.
  5. Ordinanza cautelare 11.10.2020 SMCVetere.
Fact checking

Fact checking disclaimer

ll team di Fondazione si impegna a fornire contenuti che aderiscono ai più alti standard editoriali di accuratezza, provenienza e analisi obiettiva. Ogni articolo è accuratamente controllato dai membri della nostra redazione. Inoltre, abbiamo una politica di tolleranza zero per quanto riguarda qualsiasi livello di plagio o intento malevolo da parte dei nostri scrittori e collaboratori.

Tutti gli articoli di Fondazione Merck Serono aderiscono ai seguenti standard:

  • Tutti gli studi e i documenti di ricerca di cui si fa riferimento provengono da riviste o associazioni accademiche di riconosciuto valore, autorevoli e rilevanti.
  • Tutti gli studi, le citazioni e le statistiche utilizzate in un articolo di notizie hanno link o riferimenti alla fonte originale.
  • Tutti gli articoli di notizie devono includere informazioni di base appropriate e il contesto per la condizione o l'argomento specifico.