Diritto alla riproduzione

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Diritto alla riproduzione

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


La sterilità è una malattia della famiglia: la salvaguardia del diritto alla riproduzione, così come a quello dell’umanizzazione delle cure, è la risposta al rispetto dovuto a una coppia alla ricerca di un figlio in un mondo così poco propenso a sostenere la genitorialità.

Una nascita è sempre frutto di amore, anche se non necessariamente espresso attraverso un atto sessuale.

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L’infertilità, un dolore per la famiglia: il diritto alla riproduzione va salvaguardato

Il diritto alla riproduzione va salvaguardato, con eticità e sensibilità. Quando una coppia manifesta il desiderio di avere un bambino non sempre lo vedrà esaudito. Libertà di procreare non significa possibilità di avere un bambino.

Nei casi più favorevoli, una coppia concepirà già al primo mese di rapporti sessuali regolari e non protetti, mentre otto coppie su dieci riusciranno a concepire spontaneamente entro il primo anno di attesa. Così il 20% delle coppie incontrerà difficoltà nell’anno successivo, e dopo due anni la metà di queste purtroppo non avrà ancora concepito. Queste coppie saranno considerate sterili: alcune lo sono definitivamente, altre sono solo meno fertili della media.

Poiché l’attesa è generalmente vissuta come una sorpresa: quale disillusione non avere un figlio dopo alcuni mesi, anni di vita vissuta in due. Più passano gli anni e più diminuiscono le possibilità di concepire.
L’attesa si fa sempre più angosciante; si comincia a pensare al tempo che resta, alle occasioni mancate, a tutto quello che senza un figlio non si è potuto e non si potrà fare. La sterilità è una malattia della famiglia e non della persona.

Allora, in un mondo così poco propenso a esaltare la maternità, così mal strutturato per fornire alla paternità spazio e tempo, il rispetto dovuto a una coppia alla ricerca di un figlio, alle sue scelte talora testarde e forse assurde, è regola aurea della medicina. Ecco perché è così importante parlare di diritto alla riproduzione.

Desiderare un figlio o, al contrario, limitare la dimensione della propria famiglia, sono esercizi di libertà della coppia, su cui la comunità non deve e non può interferire e l’opera di un medico deve essere improntata a porsi al servizio di questa volontà, nel rispetto della legalità e delle proprie scelte etiche e morali.

L’umanizzazione delle cure

L’invito a quanti, scienziati, ricercatori, medici, biologi e tecnici operano nella delicata branca della riproduzione umana è ad “umanizzare”, ovvero a ritenere l’infertilità un problema di sofferenza umana. Ad ogni accertamento diagnostico, eseguito nel modo più rigoroso, ad ogni procedimento terapeutico effettuato con massima professionalità, alla ricerca scientifica e all’aggiornamento medico-sanitario, deve seguire una riflessione sulla valenza etica delle nostre azioni di medici sempre al servizio della persona umana.

L’ottimizzazione del sistema della cura sta proprio nella ricerca continua a integrare etica, qualità e umanizzazione. La prospettiva etica ci consente di supportare le scelte cliniche e organizzative attraverso la cultura dei valori e il riferimento alla grande tradizione morale delle professioni di aiuto. La dimensione della qualità ci apre l’orizzonte della reale capacità di soddisfare le esigenze delle persone alle quali sono rivolti i nostri servizi. L’umanizzazione è il grande sogno professionale ed esistenziale, mai completamente compiuto, di dare proporzioni di umanità alla nostra pratica clinica e all’organizzazione sanitaria. L’umanizzazione è un processo che coinvolge tutti, pazienti e operatori, nella tensione a riconoscere a ognuno il diritto alla propria dignità intrinseca e alla promozione dei valori della persona.

Si tratta di una implementazione di processi virtuosi, di buone prassi, capaci di coinvolgere e contagiare realmente tutti i soggetti interessati, in un rapporto di fiducia e di reciproco scambio di pensieri, valori, gesti, espressioni e apertura a un’autentica socialità umana.

Bibliografia di riferimento

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