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Diagnosi della sindrome dell’ovaio policistico

Parere degli esperti

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Diagnosi della sindrome dell’ovaio policistico
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è la patologia endocrina più frequente tra le donne in età riproduttiva e costituisce la principale causa di sterilità anovulatoria. Le manifestazioni cliniche di tale sindrome si concretizzano in un insieme di disfunzioni ormonali che portano a quadri che vanno dalla completa asintomaticità fino a forme conclamate e gravi. Attualmente la diagnosi di PCOS viene posta in base ai criteri proposti nel 2003 dal Rotterdam ESHRE (European Society of Human Reproduction and Embriology)/PCOS Consensus Workshop Group che definisce come PCOS la presenza di almeno due dei seguenti criteri: oligomenorrea e/o anovulazione, segni clinici e/o biochimici di iperandrogenismo, ecostruttura policistica dell’ovaio [1].

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Le irregolarità mestruali sono di solito associate ad anovulazione, che è la causa dell’oligomenorrea (meno di nove cicli mestruali/anno con cicli di durata superiore ai 36-40 giorni). L’anovulazione può comparire anche prima che si instauri l’oligomenorrea e in circa il 30% dei casi l’anovulazione è accompagnata da amenorrea secondaria che insorge dopo un periodo di oligomenorrea di durata variabile. L’iperandrogenismo ha come manifestazioni cliniche più frequenti l’irsutismo e l’acne. Frequente è il riscontro di seborrea e pelle grassa, mentre di solito non si riscontrano i segni di virilizzazione tipici delle forme di iperandrogenismo grave quali alopecia temporale, modificazione in senso maschile del timbro della voce e ipertrofia del clitoride. L’ecostruttura policistica dell’ovaio è caratterizzata secondo i criteri di Rotterdam da “presenza di almeno un ovaio che mostri 12 o più follicoli con diametro medio di 2-9 mm, a prescindere dalla loro disposizione e/o un volume ovarico totale di 10 millimetri cubi esaminati con sonda transvaginale”. La valutazione deve essere fatta in scansione sia longitudinale sia trasversale, mentre è sicuramente meno attendibile una valutazione ecografica transaddominale specie in pazienti sovrappeso.

I sintomi della PCOS esordiscono generalmente in epoca puberale, ma possono però modificarsi nel tempo. L’iperinsulinemia secondaria all’insulino-resistenza e l’associata ipersecrezione di androgeni con diminuzione della SHBG (sex hormone binding globulin) costituiscono il momento centrale della patogenesi della PCOS. Il 25-50% circa delle pazienti affette da PCOS è sovrappeso o obeso (body mass index [BMI] >25).Tuttavia l’iperinsulinismo non è soltanto presente nelle donne obese, ma anche nel 30-40% delle pazienti magre o normopeso, forse per fattori eredo-costituzionali e familiari. L’obesità delle donne con PCOS è di tipo androide, caratterizzata cioè da un rapporto vita/fianchi (waist-hip ratio, WHR) >0,80, che è già di per sé causa di insulino-resistenza e di aumento della secrezione di androgeni. È importante, infatti, considerare che il calo ponderale nelle pazienti con PCOS è un mezzo efficace per ridurre gli androgeni e in generale per migliorare l’assetto ormonale. L’insulina produce iperandrogenismo stimolando le cellule della teca interna dell’ovaio. Tuttavia, vari studi hanno evidenziato la possibilità che non tutte la donne con insulino-resistenza e iperinsulinismo sviluppino iperandrogenismo. Ciò supporta l’ipotesi che esistano due sottopopolazioni di pazienti PCOS, una con assente ipersensibilità ovarica all’insulina e una con marcata ipersensibilità ovarica all’insulina, quest’ultima caratterizzata da un’aumentata produzione ovarica di androgeni [2].

Quindi, dal punto di vista diagnostico, la PCOS è una patologia che va ricercata attuando una accurata anamnesi per datare l’eventuale insorgenza di obesità, dell’irsutismo, dello sviluppo dei caratteri sessuali e delle irregolarità del ciclo mestruale. Inoltre con l’ecografia vanno ricercate le caratteristiche microcisti ovariche disposte a rosario nella zona corticale. Dal punto di vista laboratoristico va posta attenzione ai livelli sierici degli androgeni, androstenedione e testosterone, al rapporto FSH/LH al 3° giorno del ciclo mestruale. Importanti infine la curva da carico orale di glucosio e la curva insulinemica.

Maurizio Cignitti - Responsabile Centro Medicina della Riproduzione, SOD Divisione Ostetricia e Ginecologia Ospedali Riuniti Ancona

Bibliografia

  1. Rotterdam ESHRE/ASRM PCOS Consensus Workshop Group. Revised 2003 consensus on diagnostic criteria and long-term health risks related to polycystic ovary syndrome. Fertil Steril 2004,81:19-25.
  2. Baillargeon JP, Nestler JE. Polycistic ovary syndrome a syndrome of ovarian hypersensitivity to insulin? J Clin Endocrinol Metab 2006;91:22-4.

 

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