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Il desiderio di un figlio all’interno della mappa esistenziale: tipologia delle coppie e coefficiente procreativo

Parere degli esperti |time pubblicato il
Il desiderio di un figlio all’interno della mappa esistenziale: tipologia delle coppie e coefficiente procreativo

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Questo articolo nasce da una ricerca effettuata presso la UOSD di Fisiopatologia della Riproduzione Umana dell’Ospedale “Santa Maria delle Grazie” di Pozzuoli (NA) a cui afferiscono coppie con le problematiche procreative che intraprendono un percorso di PMA (procreazione medicalmente assistita) di tipo omologo di I e II livello. Tutto il lavoro e l’elaborazione dei questionari sono dovuti soprattutto a un’idea della dott.ssa Marisa D’Arrigo (Psicologa-Psicoterapeuta presso la UOSD).

Parliamo di desiderio di un figlio proprio per differenziarlo dal “bisogno”: quest’ultimo fa riferimento a una mancanza, a un vuoto da riempire, il figlio diventa un oggetto necessario per “… sanare conflitti irrisolti, …riorganizzare alleanze e strategie familiari, …ricostruire equilibri perduti” (D’Arrigo 2006).

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Il desiderio significa invece fare riferimento a una ricerca, a un accrescimento, a una possibilità sia individuale sia di coppia seppure con il dolore e la fatica di una riorganizzazione progettuale.

Gli operatori che lavorano in questo campo non sono solo portatori di sapere scientifico e tecnologico, sono anche “operatori culturali”, portatori di un cambiamento culturale che veda nelle tecniche di PMA, non la disperata ultima spiaggia, ma una possibilità, una opportunità, con la consapevolezza che 50 anni fa queste tecniche non esistevano e tutt’ora in numerose parti del mondo non sono accessibili, ma anche che si deve scegliere l’opzione più opportuna alla luce delle attuali conoscenze.

Nel Centro di Fisiopatologia della Riproduzione Umana, al fine di “indagare“ il desiderio e di poter avere una sorta di “tipologia” dell’utenza, si è deciso di somministrare a tutte le coppie un questionario (maschile e femminile) a cui rispondere individualmente. Segue una consulenza psicologica di restituzione.

Il questionario ha permesso di ottenere un quadro riassuntivo facente riferimento sia a dati oggettivi sia a vissuti soggettivi (valutazioni, progetti, desideri).

È stato quindi possibile tracciare una “Mappa Esistenziale“, cioè una rete di relazioni, desideri, interessi ecc. all’interno della quale ogni persona è collocata, al fine di evidenziarne gli intrecci, i buchi, e quindi trovare un sostegno, una compensazione al desiderio di un figlio.

La Ricerca

Si è scelto un campione casuale di 300 pazienti (150 coppie) che si sono rivolti al Centro nel periodo 2013/2017.

Premessa:

  • non tutti hanno risposto a tutte le domande;
  • probabilmente in alcuni casi sono stati compilati entrambi dallo stesso componente della coppia.

Dall’analisi emerge che:

  • l’età media è di 35,7 anni (M 36,8; F 34,2); il livello culturale è medio e alto è il livello di soddisfazione per il titolo di studio e il lavoro svolto.
  • la maggioranza dei partecipanti è sposata, senza prole e vive da sola. Il 7% ha già dei figli (di precedenti unioni) e una piccola percentuale ha già figli avuti con PMA.

In merito ai disturbi psicofisici due sono gli elementi principali: l’aumento di peso e i cambiamenti di umore.

L’aumento di peso è sicuramente un elemento multifattoriale ed è strettamente collegato con le difficoltà procreative. Ha anche un profondo significato psicologico. In queste coppie sembra porsi come il concreto riempimento di un “vuoto” (affettivo/psichico/esistenziale). Il vuoto psichico della sterilità viene riempito concretamente con cibo in pancia.

Per quanto concerne i cambiamenti di umore, questi sembrerebbero essere intrinsecamente collegati alla fatica e alle difficoltà che tali coppie hanno di rappresentare i propri stati d’animo.

In merito alla propria storia riproduttiva, si osserva che ben il 28% di queste coppie ha avuto già 1 aborto e in 1/3 dei casi è stato volontario. Quindi è facile immaginare quanto queste difficoltà procreative possano essere legate a rammarichi e sensi di colpa.

Solo 108 persone su 300 all’atto della compilazione del questionario avevano già avuto una diagnosi di sterilità. Nel 45% abbiamo riscontrato una sterilità di coppia. La sterilità maschile risultava prevalente, seppur di poco su quella femminile.

Colpisce che la stragrande maggioranza neghi l’influenza dello stato d’animo (pur facendo un gran parlare di generici livelli di stress) nonostante la frequenza di disturbi psicofisici.

È come se ci fosse una sorta di scissione fra lo stato d’animo, il corpo e le capacità procreative.

Le reazioni alle difficoltà riproduttive possono essere sintetizzate come di seguito:

  • negazione di sentimenti e di reazioni negative (quali l’invidia o l’evitamento sociale);
  • evitamento di tipo emotivo (cercare di non starci male) e cognitivo (cercare di non pensarci);
  • fiducia (82%) nella riuscita del proprio progetto con una consistente delega al personale sanitario;
  • il 66% afferma di non avere un atteggiamento rinunciatario, ma al tempo stesso il 63% riferisce scarsa soddisfazione della propria vita.

Mediamente sono 4 anni il tempo di attesa del desiderio di un figlio e, quasi sempre, sono le donne la parte “trainante” nel rivolgersi a un Centro specializzato e disposte ad attendere anche 4 anni di tentativi (anche se nella maggior parte dei casi cambiando struttura dopo 2 fallimenti).

Atteggiamento nei confronti della PMA: nella maggior parte dei casi le coppie lo considerano una conquista e solo l’1% ritiene che si stia manipolando il proprio corpo; ne temono però i costi, i tempi di attesa, gli insuccessi.

Il figlio

In merito alla genitorialità sembra che questo tanto desiderato bambino si faccia fatica a sognarlo, ma lo si pensi come un grosso dono ai genitori, anche se la maggior parte delle coppie (83%) non ritiene di subire una pressione da questi.

Inoltre, solo il 21% si sente in colpa di non avere ancora un figlio e il 14% riconosce che ciò è fonte di tensione.

Per ciò che riguarda l’adozione, solo il 7% ritiene di averla presa in considerazione mentre il 93% esprime un netto rifiuto o ritiene di non pensarci.

Se nell’adozione fai un regalo di genitorialità a chi l’ha persa, nella PMA il bambino che nasce grazie a un intervento terzo fa un regalo a un uomo nel diventare padre e a una donna nel diventare madre (una riparazione per una deficienza di sé).

La sessualità

La stragrande maggioranza delle coppie nega ogni ricaduta derivante dalla difficoltà riproduttiva sia sul piano di percezione del proprio corpo che della relazione di coppia. Anzi in questo caso viene sottolineato (da una minoranza) un aumento del dialogo, della comprensione e della complicità. Il quadro della sessualità non sembra significativamente modificato a seguito del ricorso alla PMA e viene mediamente riferito un vissuto di soddisfazione, sia per la frequenza sia per la qualità e il desiderio.

Se dai colloqui emerge che i rapporti mirati disturbano la fluidità e naturalezza dei rapporti sessuali, la PMA (forse per la scissione fra piacere/desiderio e aspetto procreativo) sembra non essere un aspetto particolarmente disturbante.

Alla domanda specifica relativa all’esistenza di problematiche nella sfera sessuale, più del 50% risponde affermativamente (nelle donne il problema più sentito è la penetrazione dolorosa, negli uomini l’eiaculazione precoce).

Le problematiche sessuali prevalentemente sono riferite come “superate” e comunque se si confrontano questi dati con quelli precedenti relativi alla valutazione della vita sessuale, non sembrano centrali. Anche qui sembra prevalere la tendenza alla normalizzazione e a una forma di “elusione” dei problemi soggettivamente sentiti.

Conclusioni

Qual è dunque il profilo di queste coppie?

Sono coppie giovani, con un livello culturale medio, le loro relazioni affettive e amicali sono tendenzialmente idealizzate e sono buone quelle con i genitori.

Le difficoltà psicofisiche si esprimono prevalentemente con aumento di peso e cambiamenti di umore.

Sembrano avere un campo visivo ristretto, focalizzato e appiattito sul concreto, sul fare e sull’avere. Anche la loro sofferenza, il loro “vuoto “ (così come nel disturbo alimentare) tendenzialmente sembra riempito da oggetti, più che problematizzato.

Anche in riferimento al bambino c’è, come più volte sottolineato, il desiderio ma anche una sorta di difetto di fantasia.

Questi aspetti vengono confermati da una mancanza di atteggiamento strategico, cioè della capacità di farsi un programma che parta dal limite e lo contempli. In questo ambito rientrerebbe il rifiuto adottivo. Del resto, anche l’approccio alla PMA risulta concreto ed esterno (basato cioè su aspetti più superficiali) e c’è ambivalenza nell’inserirla all’interno della propria storia e nella previsione di una propria vita futura.

Come ben rapportato dallo studio e dalle competenze della dott.ssa D’Arrigo, l’intervento dello psicologo si inserisce come tentativo di riportare nell’alveo della vita e del benessere un desiderio che per la sua realizzazione sembra allontanarsi dalla natura: “aiutare a riformulare la propria progettualità esistenziale a partire dal concetto di mancanza e di limite, e, in secondo luogo a dare un senso all’attesa, visto che il percorso della PMA si nutre di attese simboliche e materiali” (Andreotti et al. 2000).

Lo psicologo in un Centro di PMA è necessario non per sbloccare sterilità oscure e cause misteriose (cosa che necessiterebbe di lunghe e profonde terapie) ma per ricollocare nel flusso della vita (che contiene appunto la speranza, il desiderio, il limite, la malattia e la morte) ciò che sembra sfuggirle.

Dott. Nicola M. Iannantuoni - Ginecologo, già responsabile UOSD di Fisiopatologia della Riproduzione Umana, P.O. Santa Maria delle Grazie, Pozzuoli (NA)

Bibliografia di riferimento

  • Andreotti S, Bucci AR, Marozza MA. Gravidanza FIVET: rappresentazioni materne e aspetti psicologici. Psichiatria Psicoterapia Analitica 2000, psychomedia.it
  • D’Arrigo M, Miraglia O, Iannantuoni N. Desiderio di un figlio e mappa esistenziale: tipologia delle coppie che afferiscono ad un centro di PMA, 2018.
  • D’Arrigo M, Romeo A, Capuano A, et al. Comprendere l’infertilità: uno sguardo sugli aspetti psicologici. Babele 2006;3339-47.
  • Realini C. Le parole per dirlo. Relazione al Congresso Nazionale “Alla ricerca di un figlio. L’esperienza delle donne nella PMA”. Centro di documentazione delle donne – Bologna 2016.