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Considerazioni sul rapporto stress e fertilità 

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Considerazioni sul rapporto stress e fertilità 

Nei paesi occidentali, il procrastinare in età  più avanzata la prima gravidanza e l'attuale stile di vita, che comporta stimoli stressanti di vario tipo. hanno portato ad un sensibile incremento dei problemi riproduttivi ed un importante calo della natalità .

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Attualmente, il 10 - 20 % delle coppie presenta problemi di infertilità .

Lo stress attiva l'asse ipotalamo - ipofisi - surrene, vale a dire il sistema di controlli reciproci che lega questi tre organi, influenzando negativamente la funzione riproduttiva. Gli eventi stressanti di diversa natura (fisici, metabolici e psicologici) agiscono attraverso l'attivazione di neuromodulatori (molecole che regolano la funzione nervosa) sull'asse che mette in relazione cervello, ipofisi (ipotalamo-ipofisi) e ovaio, con il risultato di una diminuzione della secrezione di ormone luteotropo (LH).

Varie forme di stress sono associate ad aumento del cortisolo in circolo (ipercortisolemia), che a sua volta causa infertilità  e tendenze ad avere aborti (abortività ) . L'anoressia e la bulimia, due disturbi del comportamento alimentare con importanti cause psicologiche e/o psichiatriche, che colpiscono oggi molte donne, determinano disturbi del ciclo mestruale fino ad amenorrea, infertilità  e abortività .

Lo stress si può definire come una reazione intensa a una serie di stimoli esterni che mettono in moto risposte fisiologiche e psicologiche di natura adattativa. Se gli sforzi del soggetto per adattarsi allo stress falliscono, perché lo stress supera la capacità  di risposta, l'individuo diventa più vulnerabile ai disturbi psichici o somatici o ad entrambi. Il termine stress è oggi largamente utilizzato: è stato introdotto per la prima volta in biologia da Cannon, ma solo successivamente ebbe una definizione univoca da Selye come " la risposta non specifica dell'organismo ad ogni richiesta effettuata ad esso".

Meccanismi attivati da stress fisici, metabolici e psicologici stimolano il sistema nervoso simpatico, che è uno dei componenti del sistema nervoso autonomo ove agiscono come mediatori chimici la adrenalina e la noradrenalina e questi determinano il rilascio di ormoni prodotti dall' ipofisi (ormone adrenocorticotropo: ACTH; prolattina: PRL e ormone della crescita: GH). La risposta dell'asse ACTH - surrene, con secrezione di glucorticoidi e catecolamine, rappresenta la più importante risposta neuro endocrina allo stress. Il rilascio di ACTH dall'ipofisi è attivato dalla secrezione del fattore rilasciante l'ormone corticotropo (CRF) da parte del nucleo paraventricolare dell'ipotalamo.

Il CRF altera l'asse riproduttivo, cioè cervello (ipofisi-ipotalamo) - ovaie, tramite una riduzione della secrezione pulsatile del GnRH , che è una sostanza polipeptiolica elaborata nell'ipotalamo (zona del cervello) che controlla la produzione da parte dell'ipofisi delle gonadotropine FSH e LH, con riduzione dei livelli di LH.

Inoltre, gli eventi stressanti determinano in genere un'aumentata secrezione di prolattina, che può esercitare un effetto inibitorio sull'asse riproduttivo stesso.

L'infertilità  è fonte di stress psicologico per la coppia. Spesso è difficile stabilire se i disturbi psicologici possono essere considerati causa di infertilità  o se rappresentano solo una conseguenza della condizione infertile. D'altra parte, le donne hanno anche un'alta aspettativa di successo nei confronti delle tecniche di procreazione assistita, rispetto alle reali percentuali di riuscita e questo le espone a un maggior rischio di depressione. Molti studi hanno dimostrato una prevalenza di stati depressivi e ansietà  maggiore tra le donne infertili, rispetto a quelle con una normale funzione riproduttiva.

La prevalenza di disturbi psichiatrici nelle donne non fertili sottoposte a trattamenti di procreazione medicalmente assistita (PMA) è del 40 % (26% depressione, 28% ansia, 26% GAD (generalized anxiety disorder: disordine d'ansia generalizzato).

Le donne particolarmente "ansiose", che si sottopongono alla FIVET, cioè fecondazione in vitro con trasferimento di embrione, presentano, durante la stimolazione ovarica, più alti livelli plasmatici di cortisolo e di CRF e hanno un tasso di successo più basso rispetto alle donne meno ansiose.

Esiste quindi una significativa correlazione tra il mancato adattamento allo stress ed i risultati negativi delle tecniche di procreazione assistita. Il grado di adattamento della donna allo stress durante il trattamento ormonale e il prelievo di ovociti nell'ambito di un ciclo di FIVET, valutato con test psicologici e registrando (pressione arteriosa sistolica e,diastolica e frequenza cardiaca), è più alto nelle donne con sito positivo della procedura, confermando che i fattori psicogeni stressanti sono associati a un maggior rischio di insuccesso delle tecniche di PMA.

Il trattamento cognitivo-comportamentale, per le coppie in attesa di sottoporsi a procedure di fecondazione assistita, permette di migliorare la risposta agli eventi stressanti, ottenendo così un maggior tasso di successo in termini di gravidanza. Inoltre, una condizione prolungata di stress è associata ad un aumento nel sangue periferico dei linfociti T attivati il giorno del prelievo di ovociti e tale condizione si associa a una riduzione della fertilizzazione degli ovociti in vitro, alla peggiore qualità  degli embrioni ed un ridotto tasso di gravidanza nelle donne che si sottopongono a FIVET.

Dott. Roberto Cazzavacca - Ostetrico Ginecologico, Arezzo

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