Congelamento degli ovociti: tematica futuristica o proposta attuale per la donna?

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Congelamento degli ovociti: tematica futuristica o proposta attuale per la donna?

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


L’Egg freezing o congelamento degli ovociti rappresenta un tema sempre più comune negli ultimi anni. Nella società attuale il desiderio di gravidanza emerge sempre più tardivamente e in particolare nel nostro Paese l’età media al parto del primo figlio è sempre più avanzata.

La società e la ricerca di maternità: le nuove esigenze

Il desiderio di completare la famiglia con l’arrivo di uno o più bambini, ci dicono sociologi e psicologi, è chiaramente parte della natura umana e in particolare nelle donne. Va tenuto però conto di come sia cambiata la società e di come si sia evoluta in senso pienamente positivo la figura femminile. É infatti sempre più capace di emergere nel lavoro, di sviluppare una brillante carriera, di occupare posizioni in passato prevalentemente occupate dall’uomo. Si comprende, dunque, come il desiderio di maternità si sia dovuto confrontare con le difficoltà organizzative di una donna che dedica anni della sua vita allo studio, a cercare un impiego, a dimostrare le sue capacità e ad evolvere in senso professionale. Ciò ha portato a procrastinare sempre più, negli anni, la ricerca del primo figlio. L’età delle primipare si è spostata dai 25-30 anni fino ai 40 anni.

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D’altra parte, paiono sempre più complesse anche le dinamiche di coppia. Ne consegue che l’età media in cui si giunge a una relazione stabile, di matrimonio o convivenza, che poi sfocia nel desiderio di avere un bimbo, è altresì più avanzata.

Da ultimo, non va dimenticato che concepire un bimbo in una realtà in cui entrambi i genitori hanno un impiego lavorativo comporta una necessità di supporto logistico per accudirlo. Non tutte le coppie hanno la possibilità di poter contare sul prezioso aiuto di nonni e asili nido e le baby sitter comportano un impegno economico non indifferente per il bilancio familiare.

Nel complesso, potremmo ampliare la discussione su ciascuno dei temi sopraccitati ma risulta comunque chiaro che l’età media in cui inizia la ricerca di una gravidanza è oggi significativamente più alta che in passato e le cause sono molte.

Il declino della fertilità

Dal punto di vista puramente biologico, l’età anagrafica e l’età ovarica, e dunque la fertilità, sono rimaste quelle di un tempo. Oggi, molto più che in passato, una donna di 40 anni si trova nel fiore dei suoi anni, nel corso della sua carriera lavorativa, nel pieno delle sue forze fisiche e mentali, più consapevole dei suoi desideri tra cui quello di maternità. Tuttavia, dobbiamo ricordare che la fertilità declina in modo esponenziale già dai 35 anni e in modo molto molto marcato dopo i 40 anni. A 43 anni la probabilità di concepimento si assesta non oltre il 3-5% e il tasso di aborti spontanei, la contropartita dell’invecchiamento degli ovociti, intorno al 70%.

Neppure il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita può ovviare al declino della fertilità correlato alla riduzione della riserva ovarica per l’invecchiamento. Anche le procedure di fecondazione in vitro necessitano di una risposta multifollicolare alla stimolazione ovarica, e questa viene meno con il passare del tempo. Per le pazienti over 40, in particolare over 43, la procreazione assistita non è in grado di garantire un tasso di gravidanza significativamente superiore a quanto avviene spontaneamente e sopra menzionato.

Il congelamento degli ovociti e il social freezing

Negli Stati Uniti, dove la situazione socio-economico-culturale descritta per il nostro Paese risulta ancora più accentuata, è nata l’idea del social freezing ovvero di procedere preventivamente alla crioconservazione di un certo numero di propri ovociti, cioé il loro congelamento e la loro conservazione a temperature molto basse. Queste cellule saranno disponibili per l’utilizzo poi quando, finiti gli studi o raggiunti gli obiettivi di carriera, arriva il momento “giusto” per la gravidanza.

Ciò apre una moltitudine di scenari e pone una serie di interrogativi.

La tecnica di congelamento degli ovociti

Il primo degli interrogativi è di natura tecnica. Per poter congelare ovociti è necessario che la donna si sottoponga a una stimolazione ovarica farmacologica in modo da produrre un certo numero, quanto più elevato possibile, di follicoli. Questi vengono quindi sottoposti ad aspirazione ecoguidata (pick up) da cui recuperare gli ovociti che verranno poi crioconservati mediante vitrificazione. Il procedimento risulta di un certo impegno dal punto di vista sia fisico che psicologico, ma applicato in età di piena età fertile (25-30 anni) potrebbe con minimi rischi permettere di raccogliere e conservare dai 20 ai 30 ovociti. Questi costituirebbero un’ottima scorta, da usare poi mediante FIVET/ICSI (fertilizzazione in vitro) al momento della ricerca della gravidanza.

Teniamo anche conto del fatto che la cellula uovo in passato veniva crioconservata con modalità di congelamento lento e sopravviveva male al successivo scongelamento. In tempi più recenti, con l’introduzione routinaria della vitrificazione, la sopravvivenza ovocitaria allo scongelamento è aumentata notevolmente. Ciononostante, varia dal 30 al 90% in relazione a una serie di fattori. Ciò significa che congelare oggi 10 ovociti può voler dire averne poi da 3 a 9 da poter realmente utilizzare al momento in cui si desideri intraprendere la ricerca della gravidanza.

Il quesito etico

Un altro interrogativo riguarda l’aspetto etico. Ci domandiamo se sia giusto proporre questa tecnica a tutte le giovani donne. Il rischio è quello di far passare in secondo piano la modalità naturale di concepimento spontaneo, l’età di maggiore fertilità e l’età della maternità biologica, rendendo socialmente accettabile che la donna debba dedicarsi necessariamente prima alla carriera e poi alla maternità. Infine, questo potrebbe trasmettere il messaggio che un figlio si può fare quando si vuole, un po’ come avviene quando la donna in età avanzata decide di sottoporsi a una tecnica di fecondazione eterologa come l’ovodonazione. Certamente l’utilizzo di ovociti “giovani”, siano essi propri o donati, aumenta le chance di gravidanza di una donna over 40. Va però ricordato che il tasso di successo della fecondazione in vitro varia dal 30-35% a un massimo del 40% per embriotransfer, con un tasso di bimbi in braccio tra il 20 e il 22% delle fecondazioni omologhe e il 30-35% delle eterologhe.

Tolti questi limiti, tenendo conto dell’evoluzione della nostra società, dovremmo anche considerare i risvolti nettamente positivi di una politica di programmazione familiare di tipo misto, laico e lungimirante. L’egg freezing costituise un’opportunità da proporre accanto a un accurato counselling sulla fertilità e sulla maternità consapevole.

Un’opportunità, insomma, che forse in futuro dovrebbe essere offerta a tutte le donne: ciascuna poi sarà in grado di effettuare una libera scelta sulla possibilità di crioconservare i propri ovociti da utilizzare in un futuro, qualora si rendessero necessari.

Le donne maggiormente candidabili al social freezing

Esistono in particolare alcune categorie di donne per le quali il passare del tempo costituisce un rischio molto importante per la possibilità di avere un bimbo. Pensiamo, per esempio, alle pazienti con endometriosi, con storia familiare di menopausa precoce, con mutazione BRCA che le predispone al cancro ovarico e mammario. Per queste donne, il pool di ovociti crioconservati in giovane età potrebbe costituire l’unica successiva chance di dare alla luce un bimbo.

Ovviamente, le difficoltà di sviluppare un progetto di egg freezing così ambizioso nel nostro Paese stanno anche nelle ridotte risorse economiche del nostro Sistema Sanitario. Esso  ha evidenziato proprio in tempi attualissimi, nel corso della pandemia da COVID-19, i suoi limiti legati a una politica di tagli alla sanità degli ultimi decenni ma anche la capacità fondata sul lavoro, sull’intelligenza, sulla scienza e sulla ragione di aggiustare il tiro e di sviluppare interi reparti a disposizione delle necessità contingenti. Mai come ora, in un presente reso incerto dal SARS-Cov-2, viene da pensare al futuro e a come responsabilmente poter pianificare una gravidanza anche con l’aiuto della medicina della riproduzione.

Conclusioni

Al momento non è disponibile una proposta di egg freezing per tutta la popolazione. Pertanto, la figura del ginecologo resta estremamente importante nell’informare le giovani donne sulla loro fertilità e sulle problematiche che potrebbero presentarsi. Compito dello specialista è anche quello di favorire una maternità consapevole in età più giovane ed eventualmente indirizzare a Centri di procreazione assistita le pazienti eligibili a crioconservazione ovocitaria volontaria o per patologie minori. Va ricordato che la crioconservazione rimane la tecnica di scelta praticata e offerta a oggi in modo sistematico alle pazienti oncologiche in età riproduttiva. Questa permetterà loro, una volta guarite, di tentare di concepire un figlio.

Bibliografia di riferimento

  • Inhorn M , Yu R, Patrizio P. Upholding success: Asian Americans, Egg freezing, and the fertility paradox. Med Anthropol 2021 Jan;40(1):3-19.2021.
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  • van de Wiel L. Freezing fertility: oocyte cryopreservation and the gender politics of aging. New York University Press, 2020.
  • Yee S, Goodman CV, Fu V, et al. Assessing the quality of decision-making for planned oocyte cryopreservation. J Assist Reprod Genet 2021 Apr;38(4):907-16.
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