Clamidia e infertilità

Parere degli esperti |
Fact checked
Clamidia e infertilità

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Clamidia e infertilità: un binomio non abbastanza conosciuto. Questa malattia è dovuta a un’infezione causata da un batterio: Chlamydia trachomatis, trasmesso principalmente con i rapporti sessuali, anche se non solo.

Le malattie sessualmente trasmesse

Le malattie sessualmente trasmesse (MST), ridefinite come infezioni a trasmissione sessuale (STI), comprendono un gruppo eterogeneo di malattie infettive causate da diversi agenti microbici (virus, batteri, funghi e protozoi) la cui propagazione avviene principalmente per via sessuale [1].

Potrebbe interessarti anche…

Le STI rappresentano ancora oggi un importante e rilevante problema di Sanità Pubblica in tutto il mondo, sia nei Paesi in via di sviluppo sia in quelli industrializzati, interessando in particolar modo i giovani adolescenti, i quali rappresentano una delle categorie più a rischio. Infatti, le STI, oltre a rappresentare la seconda causa di morte nelle donne in età fertile nei Paesi in via di sviluppo, sono responsabili di diverse complicanze mediche, tra cui quelle ginecologiche e ostetriche, come la malattia infiammatoria pelvica, l’infertilità, la gravidanza extrauterina e i tumori dell’apparato genitale [2].

La diffusione delle STI è in continuo aumento e ogni anno, secondo gli ultimi dati riportati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità [3], vengono registrati 340 milioni di nuovi casi, di cui un terzo interessa gli adolescenti, con maggiore diffusione nei Paesi dell’Africa sub-sahariana e il Sud-Est asiatico, i quali costituiscono il 75% della popolazione mondiale e il 90% dei casi delle STI.

Tale trend epidemiologico è correlato a diversi fattori di rischio tra cui principalmente quelli sociali, quali le abitudini sessuali (rapporti sessuali non protetti, rapporti promiscui), il “turismo sessuale”, l’immigrazione, le scarse condizioni igienico-sanitarie, il fumo, l’abuso di alcol e di sostanze stupefacenti.

Un altro aspetto importante è che spesso le STI, in particolare quelle causate da Chlamydia trachomatis, Trichomonas vaginalis, Neisseria gonorrhoeae, possono decorrere in modo asintomatico. Ciò facilita da un lato la persistenza della diffusione di tali malattie e dall’altro ritarda la diagnosi, con possibili conseguenze drammatiche, quali la malattia infiammatoria pelvica e l’infertilità.

L’infezione da Chlamydia trachomatis

Nell’ultimo decennio, l’infezione da Chlamydia trachomatis ha subito un notevole incremento, prevalentemente tra le giovani donne. Tra le infezioni a trasmissione sessuale ogni anno nel mondo si contano più di 131 milioni di nuovi casi d’infezione da C. trachomatis.

Il problema principale dell’infezione da C. trachomatis è che nella maggior parte dei casi decorre in modo asintomatico (70-75% delle donne, in generale più del 50% dei casi), ritardando quindi la diagnosi e l’avvio di un’adeguata terapia. Ciò può facilitare la diffusione del microrganismo al tratto genitale superiore determinando gravi complicanze sistemiche come la malattia infiammatoria pelvica, quale importante causa di sterilità femminile, e la sindrome di Fitz-Hugh-Curtis, con estensione del processo infiammatorio alla capsula sierosa epatica [2].

Le donne appaiono più suscettibili degli uomini e/o sono meno capaci di prevenire l’esposizione all’infezione. Alcuni contraccettivi (pillola) sembrano addirittura aumentare la suscettibilità ai patogeni sessualmente trasmessi, anche se, paradossalmente, sembrano avere un effetto protettivo contro le complicanze a lungo termine. L’uso del condom risulta fondamentale nella prevenzione. Le donne sono più facilmente asintomatiche e la diagnosi è più difficile.

Le manifestazioni cliniche della Clamidia

Le manifestazioni cliniche dell’infezione clamidiale sono molteplici, anche nell’ambito delle infezioni a trasmissione sessuale. Si possono suddividere essenzialmente in infezioni dell’apparato riproduttivo e in infezioni situate al di fuori di esso. L’infezione da C. trachomatis si manifesta comunemente con uretrite e/o cervicite, ma può portare a sequele quali la malattia infiammatoria pelvica (PID), la sterilità da fattore tubarico e la gravidanza ectopica nella donna, l’epididimite e la prostatite nell’uomo. Tali patologie rispecchiano i principali target citologici, rappresentati dall’epitelio colonnare endocervicale e da quello uretrale [2].

Le conseguenze della Clamidia e l’infertilità femminile

C. trachomatis è la causa più frequente di cervicite muco-purulenta e malattia infiammatoria pelvica nei soggetti di sesso femminile [4].

Caratteristico della cervicite è un essudato che all’osservazione microscopica mostra la presenza di più di 10 leucociti polimorfonucleati per campo. I sintomi includono dolore al passaggio dell’urina, urgenza minzionale, perdite cervicali, arrossamento cervicale, sanguinamento al prelievo o ai rapporti sessuali [5]. Endometrite, salpingite, periepatite possono associarsi a cervicite clamidiale sintomatica o manifestarsi a distanza di tempo dalla stessa oppure insorgere come unica manifestazione del patogeno.

C. trachomatis ha diretta responsabilità nell’eziologia della malattia infiammatoria pelvica e delle sindromi cliniche a essa correlate: sterilità tubarica, gravidanza extrauterina e dolore pelvico cronico. La malattia infiammatoria pelvica si genera dalla risalita a livello tubarico di C. trachomatis, causa di una pregressa endometrite e cervicite, anche inapparente. La PID determina gravidanza ectopica e il blocco delle salpingi conseguente a infiammazione ed esiti aderenziali, determina infertilità, se bilaterale, impedendo la migrazione dell’oocita e la successiva fertilizzazione.

Numerosi studi hanno dimostrato che la PID determina danno tubarico sia nella forma conclamata sia nella forma silente [6]. Infezioni croniche o ricorrenti da C. trachomatis possono indurre un processo fibrotico-cicatriziale a carico delle tube con successiva occlusione tubarica mono- e/o bilaterale.

Molti studi mostrano una correlazione fra la presenza nel siero di anticorpi anti-HSP60 e PID, sterilità da fattore tubarico [7] e gravidanza ectopica [8].

L’anamnesi di coppie sterili evidenzia, nel 15-20% dei casi, un episodio di PID. In particolare, rappresentano fattori di rischio per questa complicanza il numero e la gravità degli episodi d’infezione pelvica riferiti e l’età della donna al momento del primo episodio.

Si stima che la sterilità da fattore tubarico sia inferiore al 40% nei Paesi industrializzati mentre raggiunge un’incidenza superiore all’85% nelle aree in via di sviluppo. Un singolo episodio di PID espone a un rischio del 10% di sterilità da fattore tubarico. Ogni episodio di PID duplica il rischio, che risulta pari a circa il 40% dopo 3 o più episodi [9].

Anche la gravidanza extrauterina (GEU) è spesso riconducibile agli esiti cicatriziali tubarici di un’infezione da C. trachomatis. Il 90% delle GEU è costituito da gravidanze ectopiche a impianto tubarico. Il più importante fattore di rischio per GEU tubarica è il danno post-infettivo e/o post-chirurgico. In particolare, il 30-60% dei soggetti sottoposti a intervento chirurgico per GEU ha un’anamnesi positiva per PID.

Le conseguenze della Clamidia e l’infertilità maschile

Il rapporto tra infezione genitale da C. trachomatis e infertilità maschile invece è piuttosto dibattuto e complesso. Nell’uomo C. trachomatis è l’agente eziologico più frequente dell’uretrite non gonococcica e dell’uretrite post-gonococcica.

In realtà le infezioni da C. trachomatis sono, nel 30-50% dei pazienti, asintomatiche o comunque paucisintomatiche e possono complicarsi con orchi-epididimite, prostatite e vescicolite, con alterazioni a carico della qualità del liquido seminale. Queste infezioni, se in forma clinicamente latente, possono determinare alterazioni irreversibili del parenchima testicolo-epididimario fino all’ostruzione delle vie seminali e successiva azoospermia [10].

Attualmente Chlamydia rappresenta uno dei principali agenti causa di prostatite: 30% di prevalenza nelle prostatiti croniche (da eiaculato) e 70% nelle epididimiti (da biopsia), in co-presenza o meno con N. gonorrhoeae.

Le epididimiti sono state poste in relazione a infertilità maschile, legata alla possibile ostruzione dei tubuli seminali e dei vasi deferenti per processi di tipo infiammatorio. Infatti, inclusioni da C. trachomatis sono state evidenziate nell’epitelio colonnare dell’epididimo.

L’infezione da C. trachomatis può causare atrofia testicolare e azoospermia ostruttiva [11].

Secondo Sonnenberg et al. [12] l’infezione da C. trachomatis provoca danni diretti allo sperma portando a diminuzione della motilità, aumento delle forme non vitali di spermatozoi e aumento della perossidazione lipidica delle membrane cellulari a causa dei livelli elevati di IgA. Hanno dimostrato che questa infezione potrebbe innescare l’apoptosi negli spermatozoi, portando alla frammentazione del DNA.

La diagnosi di Clamidia

Per analizzare l’impatto dell’infezione di questo batterio Gram-negativo sulla fertilità maschile sono necessari studi prospettici che utilizzino metodiche diagnostiche ad alta sensibilità e specificità. Queste potrebbero consentire di mettere in atto programmi di screening per C. trachomatis ai fini di prevenire l’integrità dell’apparato riproduttivo dell’uomo e di evitare la trasmissione del patogeno alla partner e le possibili sequele a lungo termine che un’infezione clamidiale, specie se asintomatica, può determinare nella donna.

Verso la metà degli anni Ottanta hanno cominciato a comparire in Italia i primi test diagnostici non colturali per C. trachomatis. Si tratta di tests di immunofluorescenza diretta, atti a mettere in evidenza i CE nei vari materiali biologici grazie all’uso di anticorpi monoclonali coniugati con fluorocromi e da ELISA (enzyme linked immunosorbent assay), basati sull’utilizzo di anticorpi monoclonali e policlonali anti-Chlamydia coniugati con perossidasi.

In entrambi i casi la sensibilità è pari a circa l’80-90%.

Questi metodi sono ancora utilizzati in larghi studi epidemiologici ed in particolari realtà ove non siano applicabili i più moderni metodi molecolari.

I metodi molecolari, basati sul rilevamento del DNA clamidiale, tramite ibridazione in situ o amplificazione (Polymerase Chain Reaction, Ligase Chain Reaction, Strand Displacement Amplification, Transcripted Mediated Amplification) offrono una maggiore sensibilità e specificità degli altri metodi, pari al 100%.

La diagnosi sierologica delle infezioni da C. trachomatis permane comunque fondamentale nel valutare le infezioni profonde (PID). Maggiore è il titolo anticorpale, maggiore pare essere la gravità del danno tubarico [13,14].

La prevenzione della Clamidia

Non essendo ad oggi disponibile un vaccino, l’unica prevenzione che può essere attuata, oltre alle regole generali di prevenzione attraverso rapporti sessuali sicuri, è costituita da diagnosi e trattamento precoci, che riducono il pericolo di contagiosità e il rischio d’insorgenza di gravi sequele. Potrebbe essere fortemente raccomandato eseguire annualmente un test per C. trachomatis nelle donne al di sotto dei 25 anni e, più in generale, ogni qualvolta si abbiano rapporti non protetti con un nuovo partner.

L’infezione può essere efficacemente eradicata mediante la somministrazione di una tempestiva terapia antibiotica mirata.

Bibliografia

  1. De Seta F, Airoud M, Guaschino S. Le malattie sessualmente trasmesse, 2° numero monografico, S.I.C. Donna News, ottobre 2011.
  2. Smolarczyk K, Mlynarczyk-Bonikowska B, Rudnicka E, et al. The impact of selected bacterial sexually transmitted diseases on pregnancy and female fertility. Int J Mol Sci 2021 Feb 22;22(4):2170.
  3. WHO guidelines for the Treatment of Chlamydia trachomatis, 2016.
  4. Taylor-Robinson D, Jensen JS, Fehler G, Radebe F, Ballard RC. Observations on the microbiology of urethritis in black South African men. Int J STD AIDS 2002;13(5):323-5.
  5. Dean D, Suchland RJ, Stamm WE. Evidence for long-term cervical persistence of Chlamydia trachomatis by omp1 genotyping. J Infect Dis 2000;182(3):909-16.
  6. Patton DL, Landers DV, Schachter J. Experimental Chlamydia trachomatis salpingitis in mice: initial studies on the characterization of the leukocyte response to chlamydial infection. J Infect Dis 1989;159(6):1105-10.
  7. Claman P, Honey L, Peeling RW, Jessamine P, Toye B. The presence of serum antibody to the chlamydial heat shock protein (cHSP60) as a diagnostic test for tubal factor infertility. Fertil Steril 1997;67(3):501-4.
  8. Brunham RC, Peeling RW. Chlamydia trachomatis antigens: role in immunity and pathogenesis. Infect Agents Dis 1994 Oct;3(5):218-33.
  9. WestromEffect of pelvic inflammatory disease on fertility. Venereol 1995;8(4):219-22.
  10. Mackern-Oberti JP, Motrich RD, Breser ML, et al. Chlamydia trachomatis infection of the male genital tract: an update. J Reprod Immunol 2013;100(1):37-53.
  11. Goulart ACX, Moreira Farnezi HC, Peralva Baumgratz Medeiros França J, et al. HIV, HPV and Chlamydia trachomatis: impacts on male fertility. JBRA Assist Reprod 2020;24(4):492-7.
  12. Sonnenberg P, Clifton S, Beddows S, et al. Prevalence, risk factors, and uptake of interventions for sexually transmitted infections in Britain: findings from the National Surveys of Sexual Attitudes and Lifestyles (Natsal). Lancet 2013;382(9907):1795-806.
  13. Land JA, Evers JL, Goossens VJ.How to use Chlamydia antibody testing in subfertility patients. Hum Reprod 1998;13(4):1094-8.
  14. Thomas K, Coughlin L, Mannion PT, Haddad NG. The value of Chlamydia trachomatis antibody testing as part of routine infertility investigations. Hum Reprod 2000;15(5):1079-82.
Fact checking

Fact checking disclaimer

ll team di Fondazione si impegna a fornire contenuti che aderiscono ai più alti standard editoriali di accuratezza, provenienza e analisi obiettiva. Ogni articolo è accuratamente controllato dai membri della nostra redazione. Inoltre, abbiamo una politica di tolleranza zero per quanto riguarda qualsiasi livello di plagio o intento malevolo da parte dei nostri scrittori e collaboratori.

Tutti gli articoli di Fondazione Merck Serono aderiscono ai seguenti standard:

  • Tutti gli studi e i documenti di ricerca di cui si fa riferimento provengono da riviste o associazioni accademiche di riconosciuto valore, autorevoli e rilevanti.
  • Tutti gli studi, le citazioni e le statistiche utilizzate in un articolo di notizie hanno link o riferimenti alla fonte originale.
  • Tutti gli articoli di notizie devono includere informazioni di base appropriate e il contesto per la condizione o l'argomento specifico.