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Più cicli di PMA e più bambini nati nel primo anno di applicazione della fecondazione eterologa

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Più cicli di PMA e più bambini nati nel primo anno di applicazione della fecondazione eterologa

Il 30 giugno 2017 è stata trasmessa al Parlamento la Relazione annuale sullo stato di attuazione della Legge sulla Procreazione Medicalmente Assistita. I dati in essa contenuti confermano l’andamento positivo dei risultati dell’applicazione delle tecniche di PMA.

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Nell’introduzione alla Relazione si ricorda che la sentenza della Corte Costituzionale del 10 giugno 2014, n. 162, ha dichiarato incostituzionale l’articolo che vietava l’applicazione in Italia delle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita eterologa, nei casi in cui sterilità o infertilità sono assolute e irreversibili. I dati contenuti nella Relazione, che riguardano l’anno 2015, sono quindi i primi che tengono conto di questa importante novità. La PMA eterologa di I livello è stata eseguita in 52 centri, su 379 coppie, e i bambini nati sono stati 69, mentre con la PMA eterologa di II e III livello, le coppie trattate sono state 2083 e i nati sono stati 532. L’aspetto da sottolineare, riguardo a queste cifre, è che questi figli non sarebbero nati, se non ci fosse stata la sentenza che ha permesso l’applicazione della PMA eterologa, o che, per farli nascere, le coppie avrebbero dovuto recarsi all’estero, con tutti i disagi che ne derivano. Tornando ai dati relativi all’esecuzione di questa tecnica, sono sovrapponibili le percentuali di gravidanze ottenute con donazione, rispettivamente, di sperma, ovociti o embrioni sottoposti a crioconservazione, dopo donazione di gameti. Quanto ai Paesi di provenienza delle donazioni di gameti ed embrioni, Danimarca, Grecia, Repubblica Ceca, Spagna e Svizzera sono quelli che hanno contribuito maggiormente.

Passando ai dati relativi alla PMA omologa, che permettono di confrontare le cifre del 2015 con quelle degli anni precedenti, emerge che, fra 2014 e 2015, sono aumentati: il numero di coppie trattate con tutti e tre i livelli di tecniche (I, II e III), da 70.589 a 71.830 e quello delle gravidanze ottenute, da 15.947 a 16.077. Il numero di bambini nati è rimasto stabile: 12.658 nel 2014 e 12.235 nel 2015. Un dato interessante è anche quello della percentuale di gravidanze, ottenute con la PMA, che ha avuto come esito la nascita di gemelli. Nel 2014 era stata del 19.5% e dell’1.9%, rispettivamente, per quelle di due o di tre o più gemelli. Nel 2015, le stesse percentuali si sono ridotte al 17.0 e allo 0.9%. Questo andamento indica che le gravidanze multiple, che suscitano riserve rispetto alla PMA, in alcune coppie, sono sempre meno frequenti, seppure con una certa variabilità fra un Centro e l’altro. A proposito delle strutture, quelle attive nel 2015 sono state 366, numero sovrapponile a quello del 2014. Di questi Centri, 114 erano pubblici, 24 privati convenzionati e 228 privati.

Venendo infine agli utenti della PMA, nella Relazione si ribadisce che la probabilità di successo, calcolata come percentuale di gravidanze ottenute per cicli eseguiti con tecniche a fresco, è strettamente legata all’età delle donne. Si va dal 27% per quelle di 34 anni o meno, al 20% per età compresa fra 35 e 39 anni, fino a scendere al 6.3% per donne di 43 anni o più. Il problema è che si conferma la tendenza a ricorrere tardi, in Italia, alla Procreazione Medicalmente Assistita, infatti l’età media delle donne sottoposte a PMA omologa è di 36.7 anni. Invertire tale tendenza, rivolgendosi prima ai Centri specializzati, permetterebbe di migliorare sensibilmente le percentuali di successo. In Europa, già nel 2012, l’età media di accesso alla PMA era di 34.7 anni.

Tommaso Sacco

Fonte: Ministero della Salute