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Chlamydia e fertilità

Parere degli esperti |time pubblicato il
Chlamydia e fertilità

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


L’infezione da Chlamydia trachomatis è sicuramente tra le infezioni più diffuse al mondo, potendo essere trasmessa con tutti i tipi di rapporto sessuale e perfino in maniera verticale, ovvero dalla madre al feto durante il parto vaginale.

Che cos’è la Chlamydia trachomatis?

Si tratta di un batterio parassita endocellulare obbligato, ovvero un batterio che non può riprodursi e moltiplicarsi se non all’interno di una cellula ospite. La Chlamydia, infatti, esiste in natura sotto due forme: corpi elementari (CE) e corpi reticolari (CR).

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I CE sono più piccoli, sono capaci di sopravvivere all’esterno delle cellule e di infettare le altre cellule, ma non hanno capacità riproduttiva. I CR invece sono di dimensioni maggiori e, nonostante non siano infettanti, sopravvivono all’interno delle cellule ospiti dove si riproducono e si moltiplicano.

Volendo semplificare, possiamo dire che il ciclo vitale della Chlamydia funziona in questo modo: i CE infettano le cellule ospiti penetrando al loro interno, dove si trasformano in CR acquisendo la capacità riproduttiva e moltiplicandosi. Una volta aumentati di numero, si trasformano nuovamente in CE, che sono capaci di lasciare la cellula ospite e quindi sopravvivere nell’ambiente extracellulare per diffondersi alle cellule circostanti. In questo modo, si verifica la diffusione dell’infezione.

Nella maggior parte dei casi l’infezione è asintomatica, negli altri casi non causa comunque fastidi eccessivi: nell’uomo la condizione patologica può essere più evidente con la presenza di secrezione uretrale e bruciore alla minzione, mentre nella donna l’eventuale sintomatologia consiste in dolore addominale, sanguinamenti intermestruali e talvolta cervicite, quindi sintomi più aspecifici.

A conferma di ciò, si stima che la metà delle infezioni maschili non sia diagnosticata, mentre sfuggono alla diagnosi ben due terzi delle infezioni femminili.

La scarsa sintomatologia, che in apparenza può sembrare un indice di scarsa pericolosità, rappresenta al contrario la caratteristica più minacciosa dell’infezione da Chlamydia: senza sintomi specifici, i soggetti non sospettano di essere infetti e pertanto non si recano dal medico, non ricevono diagnosi e ovviamente non effettuano alcuna terapia. L’infezione può così protrarsi per lunghi periodi dando vita a quadri patologici ben più gravi di quelli della comune infezione genitale, con conseguenze a volte non reversibili.

La risalita dell’infezione attraverso l’apparato genitale femminile può portare alla malattia infiammatoria pelvica (PID, Pelvic Inflammatory Disease), una condizione molto pericolosa per la fertilità. Lo stato infiammatorio della regione pelvica caratteristico della PID, infatti, espone le tube al rischio di andare incontro a fenomeni di cicatrizzazione, formazione di aderenze e ascessi: poiché le tube rappresentano gli organi che permettono agli ovociti di raggiungere l’utero, una loro ostruzione (sia essa parziale o totale) può rendere difficoltoso (o impossibile) l’incontro tra ovociti e spermatozoi e quindi il concepimento.

L’infiammazione delle tube (salpingite) causa spesso la loro dilatazione in alcuni punti (sactosalpinge). Questo, insieme alla presenza di ostruzioni e/o aderenze, aumenta il rischio di gravidanze extrauterine: a causa del restringimento del lume tubarico può non esserci abbastanza spazio per la progressione dell’ovocita fecondato verso la cavità uterina, con conseguente impianto dell’embrione nella tuba, che non ha una struttura idonea ad accogliere la gravidanza e ciò determina una sua interruzione o la rottura della tuba stessa (condizione molto pericolosa per la salute della donna, che va affrontata tempestivamente).

In caso di sactosalpinge, ovviamente, il problema non è la riduzione del lume tubarico bensì l’eccessiva dilatazione della tuba. All’interno delle tube è presente un “microflusso” che “spinge” l’ovocita in direzione dell’utero, come una corrente, e questo è garantito dalla presenza di vere e proprie ciglia sulla superficie dell’epitelio di rivestimento del lume tubarico: nei punti in cui la tuba è troppo slargata, l’attività delle ciglia non è sufficiente a garantire tale flusso e quindi si crea una specie di “ristagno” del liquido tubarico, l’embrione si ferma e si impianta in tuba con le conseguenze che abbiamo già spiegato in precedenza.

Nell’uomo la diffusione dell’infezione alle varie strutture dell’apparato genitale può causare condizioni infiammatorie come ad esempio prostatiti ed epididimiti, determinando una riduzione della qualità seminale e quindi un peggioramento della performance degli spermatozoi.

In conclusione, l’infezione da Chlamydia è certamente una condizione altamente correlata a infertilità, ragion per cui bisogna stare molto attenti alle situazioni in cui si avverta una sintomatologia aspecifica, magari ricorrendo al consulto medico-specialistico e alla ricerca dell’infezione attraverso tamponi vaginali specifici (tamponi per biologia molecolare).

Per prevenire l’infezione è estremamente importante utilizzare dispositivi protettivi di barriera, come il preservativo maschile e quello femminile, i quali evitano il contatto tra le mucose e con il liquido seminale.

Qualora si contragga l’infezione, tuttavia, la terapia si basa principalmente sulla somministrazione di antibiotici specifici in accordo con le sensibilità e le controindicazioni dei singoli pazienti, pertanto va effettuata sotto consiglio e controllo medico ed estesa ai partner sessuali per evitarne la diffusione.

Dott. Raffaele Ferraro  - Genesis Day Surgery sdc, Caserta

Bibliografia di riferimento

  • Ahmadi MH, Mirsalehian A, Bahador A. Association of Chlamydia trachomatis with infertility and clinical manifestations: a systematic review and meta-analysis of case-control studies. Infect Dis (Lond) 2016 Jul;48(7):517-23.
  • Menon S, Timms P, Allan JA, et al. Human and pathogen factors associated with Chlamydia trachomatis-related infertility in women. Clin Microbiol Rev 2015 Oct;28(4):969-85.