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C’è un solo dato che chiarisce alla coppia infertile quante probabilità ha di avere un figlio

Notizia |time pubblicato il
C’è un solo dato che chiarisce alla coppia infertile quante probabilità ha di avere un figlio

A una coppia infertile che deve decidere se intraprendere un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita bisognerebbe prospettare con trasparenza le probabilità di successo che ha, con un parametro attendibile. Andrea Borini ginecologo, grande esperto di PMA e Responsabile della rete dei Centri 9.baby, diffusa in tutta Italia, spiega quale è questa variabile.

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Ai Congressi sulla Procreazione Medicalmente Assistita si sentono riportare i dati delle diverse procedure usando molte variabili diverse. C’è ad esempio il numero di ovociti raccolti per ogni stimolazione, oppure quello dei trasferimenti di embrioni per ciclo di stimolazione o ancora la frequenza delle gravidanze rispetto ai cicli di stimolazione o ai trasferimenti di embrione eseguiti. In ambito scientifico essi hanno un significato, perché sono indicative dell’efficacia parziale di specifiche procedure, ma non ne hanno per una coppia che voglia sapere quante probabilità ha di avere un figlio prima di intraprendere un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita. Infatti, esprimere i risultati in termini di frequenza di gravidanze ottenute, che sia rispetto ai cicli di stimolazione ovarica o al numero di trasferimenti di embrione eseguiti, esprime sono un dato molto preliminare, perché, delle gravidanze che si ottengono con la PMA, alcune non vanno a buon fine, L’unico modo di illustrare chiaramente alle coppie le probabilità di successo che hanno è quello di riportare loro un dato che in inglese si definisce “take home baby rate”, che può essere tradotto in italiano con ”frequenza del bambino in braccio”. Questo è il dato più affidabile perché dà un’idea della frequenza con la quale ad un certo profilo di coppia corrisponde la possibilità che avvenga il concepimento e la gravidanza sia portata a termine senza problemi, tornando a casa con il figlio tanto desiderato. Oltre a spiegare che la frequenza del bambino in braccio è l’unico parametro attendibile, Andrea Borini ha anche aggiunto i livelli di tale parametro che si raggiungono in un Centro di Eccellenza come quello da lui diretto: 30% se la donna ha meno di 35 anni e 1-2% se ne ha 43 anni, usando gli ovociti della donna, mentre risultati migliori si raggiungono con ovociti donati. Percentuali di successo ancora maggiori, rispettivamente del 60% e del 7-8% per i due livelli di età, si ottengono trasferendo in utero solo embrioni dei quali si sia verificata la normalità dei cromosomi.

L’informazione pratica che emerge da questa intervista è: le coppie hanno il diritto di chiedere, ai professionisti ai quali si rivolgono per la PMA, quale percentuale di successo corrisponde al loro profilo di infertilità e i professionisti hanno il dovere di informarli facendo riferimento al più affidabile dei parametri.

Redazione Fondazione Cesare Serono