Il ciclo ovarico: come calcolare i giorni più fertili?

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Il ciclo ovarico: come calcolare i giorni più fertili?

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Le fasi del ciclo ovarico sono due: la prima follicolare, la seconda luteinica. La fase follicolare inizia con il flusso mestruale che conclude il ciclo precedente ed è caratterizzata dal reclutamento, dalla selezione e dalla dominanza del follicolo. L’iniziale pulsatilità ipotalamica del GnRH (ormone ipotalamico responsabile del rilascio delle gonadotropine), provocata dalla caduta degli estrogeni e del progesterone per la regressione del corpo luteo, causa un incremento di rilascio da parte dell’ipofisi dell’FSH e conseguentemente dell’LH. Nella fase follicolare iniziale si trovano nell’ovaio gruppi di follicoli antrali, che avevano iniziato il reclutamento e lo sviluppo per induzione del microambiente locale. L’iniziale incremento dell’FSH favorisce la comparsa di recettori specifici sulle cellule follicolari in proliferazione, trasformando il follicolo dominante in organo bersaglio per la gonadotropina follicolo-stimolante (FSH). Quest’ultima, attraverso un fine meccanismo di regolazione ormonale con LH ed estrogeni, dirige l’ulteriore sviluppo del follicolo selezionato fino allo stadio preovulatorio, e induce fenomeni involutivi di tipo atresico degli altri follicoli reclutati inizialmente. L’azione dell’FSH, nei primi giorni, è diretta principalmente allo sviluppo del follicolo e all’incremento del numero di recettori di membrana per l’FSH e per l’LH. Poco dopo si assiste all’aumento della concentrazione plasmatica dell’LH che provoca inversione del rapporto FSH/LH, comportando un aumento progressivo della risposta delle cellule del follicolo e aumentando la produzione di androgeni che vengono trasformati in estrogeni. Si ha, quindi, un progressivo aumento plasmatico degli estrogeni (in particolare dell’estradiolo), che determina una lieve riduzione dell’FSH e un aumento dell’LH nel circolo sanguigno. Il valore massimo di concentrazione estrogenica viene raggiunto circa due giorni prima del picco preovulatorio di LH. Il picco di LH avviene, infatti, per un meccanismo a feedback positivo mediato dagli estrogeni. Ciò favorisce la ripresa del processo di maturazione dell’ovocita e dopo circa 36-48 ore la rottura del follicolo preovulatorio, quindi l’ovulazione. Immediatamente dopo si assiste a una caduta della concentrazione plasmatica degli estrogeni. La fase luteinica è caratterizzata dalla presenza costante dell’LH che supporta la secrezione di progesterone da parte del corpo luteo. Quindi, l’azione combinata e bilanciata dell’FSH e dell’LH, fin dall’inizio della fase follicolare, determina la selezione del follicolo, che si svilupperà e produrrà sufficienti quantità di estrogeni tali da provocare il picco di LH e di conseguenza l’evento ovulatorio [1].

Per identificare i giorni fertili è necessario considerare inizialmente il ritmo e la lunghezza del proprio ciclo mestruale. L’ovulazione avviene circa due settimane prima della mestruazione successiva, infatti la prima fase del ciclo mestruale (quella estrogenica) è più variabile e può subire delle oscillazioni mentre la seconda fase (quella progestinica) è la più costante e dura mediamente 14 giorni, quindi se il ciclo mestruale si ripete regolarmente ogni 28 giorni l’ovulazione sarà intorno al 14° giorno, invece in un ciclo di 35 giorni l’ovulazione avviene intorno al 21° giorno e in un ciclo mestruale più breve di 21 giorni l’ovulazione avviene intorno al 7° giorno. Il giorno dell’ovulazione e le 48 ore che la precedono rappresentano i giorni più fertili in assoluto, ma la finestra fertile può iniziare circa 3-4 giorni prima dell’ovulazione e terminare il giorno successivo, sia perché l’ovocita sopravvive circa 24 ore sia perché gli spermatozoi nel tratto genitale femminile sopravvivono circa 72-96 ore. Quindi avere rapporti nei giorni che precedono l’ovulazione fa sì che nel momento in cui l’ovocita viene liberato esso si trova immediatamente circondato da un ambiente ricco di spermatozoi. È opportuno ricordare, però, che il calcolo dell’ovulazione sulla base della data in cui sono comparse le mestruazioni è suscettibile di errore, anche per le donne con cicli mestruali regolari. A volte, infatti, l’ovulazione può essere anticipata o ritardata rispetto al giorno previsto rendendo, in tal modo, vano il calcolo numerico.

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Al fine del concepimento, quindi, è importante avere una regolare attività sessuale. La frequenza con cui avere rapporti è un punto importante da valutare; da un punto di vista della qualità dei parametri seminali sembra che due giorni di astinenza consentano una totale ripresa della qualità mentre, al contrario, la qualità sembra deteriorarsi dopo o più cinque giorni. Tale assunto in realtà non è del tutto vero, in quanto in pazienti con esame seminale normale la qualità non sembra risentire di un periodo di astinenza più breve. Tenuto conto di questo dato qualitativo è prassi consigliare rapporti a giorni alterni per tutta la durata del periodo fertile, permettendo in tal modo di coprire maggiormente il periodo fertile e aumentando le probabilità di gravidanza [2].

Oltre al calcolo dell’ovulazione per capire quando si sta avvicinando la finestra fertile, è possibile ricorrere ad altri metodi:

  • Notare il cambiamento del muco cervicale: gli estrogeni nel periodo periovulatorio favoriscono la produzione di un tipo specifico di muco cervicale che appare trasparente, abbondante e di consistenza viscosa ed elastica come l’albume d’uovo, per la maggiore produzione di acqua e minore produzione di mucina. Dall’inizio della produzione di questo tipo di secrezione vaginale l’ovulazione potrebbe avvenire il giorno stesso o massimo due giorni dopo. Questa tipologia di muco facilita il passaggio degli spermatozoi attraverso il canale vaginale e favorisce la loro sopravvivenza. Successivamente all’ovulazione, aumenta la produzione di mucina che rende il muco denso, viscoso e diminuisce in quantità fino a scomparire. La sensibilità di questo approccio di prevedere l’ovulazione va dal 50% all’80%, sensibilità che aumenta con l’aumentare del numero di ovulazioni osservate.
  • Eseguire il calcolo della temperatura basale: è un metodo semplice e non invasivo che sfrutta l’effetto termogenico del progesterone. Durante il ciclo mestruale e la fase follicolare la temperatura rimane costante e si abbassa il giorno prima dell’ovulazione, per poi alzarsi con la formazione del corpo luteo che produce progesterone, fino a stabilizzarsi. È necessario misurarla giornalmente (orale, vaginale, rettale) per notare il minimo rialzo che avviene immediatamente in fase postovulatoria, ma questo approccio risulta essere indaginoso e poco affidabile perché influenzato da molti fattori come sonno, ora del risveglio, assunzione di alcol, bevande calde, stress fisico ed emotivo, febbre, cambiamento della temperatura ambientale e del clima, squilibri ormonali. Alcuni studi hanno dimostrato che la tecnica è inaffidabile per determinare accuratamente i tempi dell’ovulazione; è stato stimato che sia accurato solo nel 20% dei casi, ma l’utilizzo di dispositivi elettronici adeguatamente programmati potrebbe migliorarne la sensibilità.
  • Eseguire il test della felce salivare: osservare al microscopio l’arborizzazione della saliva durante il periodo periovulatorio. I livelli crescenti di estrogeni e di altri specifici ormoni regolano la concentrazione elettrolitica del nostro corpo favorendo la cristallizzazione della saliva che le conferisce quel tipico aspetto a felce. L’osservazione risulta difficoltosa, infatti è complicato interpretare il risultato paragonando ciò che si vede con un disegno riportato come esempio. L’esatta interpretazione, però, ha un’alta percentuale di precisione nell’individuare l’ovulazione.
  • Utilizzare gli stick ovulatori: hanno una buona sensibilità per la concentrazione urinaria di LH e avvertono quando sta per iniziare il periodo maggiormente fertile. Vanno utilizzati due volte al giorno iniziando qualche giorno prima della presunta ovulazione. Lo stick si positivizza quando l’ormone LH raggiunge una concentrazione elevata urinaria, il che sta a indicare che la fase ovulatoria è imminente e ci si trova quindi nel periodo più fertile del ciclo. La sensibilità di questi test nell’individuare l’ovulazione è del 95% circa.

Un metodo ideale per rilevare l’ovulazione dovrebbe essere non invasivo, economico, facilmente reperibile e utilizzabile, preciso nel determinare l’ovulazione, quindi il periodo fertile. Con la moderna tecnologia una combinazione dei diversi metodi sopradescritti potrebbe essere combinata in un unico dispositivo in grado di individuare con alta probabilità il giorno più fertile [3].

Altri autori: Dott. Enrico Papaleo – Centro Scienze della Natalità, U.O. Ginecologia e Ostetricia, Ospedale San Raffaele, Milano

Bibliografia

  1. Barbieri RL. The endocrinology of the menstrual cycle. Methods Mol Biol 2014;1154:145-69.
  2. Somigliana E, Paffoni A, Benaglia L. Procreazione medicalmente assistita. In: Bolis G (ed).. Manuale di Ginecologia e Ostetricia, Edizione II/2017.
  3. Su HW, Yi YC, Wei TY, et al. Detection of ovulation, a review of currently available methods. Bioeng Transl Med 2017;2(3):238-46.

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