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Come aumentare la probabilità di impianto nei cicli di PMA

Parere degli esperti

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Come aumentare la probabilità di impianto nei cicli di PMA
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

L’impianto è un processo complicato che richiede la combinazione di una serie di eventi che coinvolgono sia l’embrione che l’endometrio. Anche quando gli embrioni sono di buona qualità la percentuale di impianto rimane sempre del 25-35%. Le percentuali di fallimento dell’impianto e dell’aborto precoce sono motivo di frustrazione per pazienti e clinici ed incoraggiano il trasferimento di più embrioni alla volta. Tuttavia il trasferimento contemporaneo di più embrioni più che essere visto come la soluzione al basso tasso di impianto, viene additato quale causa dell’effetto collaterale più grave della fecondazione in vitro, ossia la gravidanza multipla [1].

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Il ritorno al trasferimento di un singolo embrione sembra essere l’unica soluzione per ridurre la morbilità dell’IVF (In Vitro Fertilization, fecondazione in vitro) legata alla gravidanza multipla: tali considerazioni hanno portato alla ripresa di studi per ottimizzare l’impianto embrionale. In questo articolo sono illustrate le varie strategie che possono essere impiegate per incrementare il tasso d’impianto.

Tecniche di trasferimento embrionale

Negli ultimi anni la tecnica di trasferimento embrionale si è mostrata un importante fattore condizionante il successo dei cicli IVF. Numerosi studi hanno evidenziato un significativo miglioramento della percentuale delle gravidanze ponendo maggiore attenzione alle tecniche di trasferimento.

L’utilizzo del catetere rigido può aiutare nelle situazioni in cui il passaggio attraverso il canale cervicale risulti difficoltoso, ma si associa certamente alla traumatizzazione dei tessuti e al sanguinamento, enza tralasciare il fatto che la manipolazione cervicale causa contrazioni uterine che potrebbero facilitare l’espulsione degli embrioni dalla cavità uterina [2].

Tradizionalmente il trasferimento embrionale veniva fatto alla “cieca”, con l’intento di posizionarlo 1 cm dal fondo uterino [3]. È stato tuttavia dimostrato che il trasferimento embrionale più lontano dal fondo uterino aumenta la percentuale di impianto: in uno studio RCT (Randomized Controlled Trial) i migliori risultati in termini di implantation rate sono infatti stati ottenuti posizionando l’estremità del catetere nel mezzo della cavità endometriale [4].

Inoltre aumentando la distanza dal fondo viene diminuito il rischio di gravidanza ectopica.

È stato recentemente supposto che trasferire l’embrione nella porzione più inferiore dell’utero si possa associare a un aumentato rischio di sviluppare una placenta previa [5].

Un significativo incremento dell’implantation rate si è verificato dopo l’introduzione del transfer embrionale ecoguidato [6].

È stato supposto inoltre il ruolo della vaginosi batterica sull’impianto embrionale [7]. Infatti ci sono sempre più evidenze che dimostrano che questa disbiosi non sia esclusivamente confinata al tratto genitale inferiore e che esistano contemporaneamente segni di interessamento endometriale, tuttavia pur senza evidenziare comunque correlazioni fra la diagnosi di vaginosi batterica e la percentuale di implantation rate.