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Assisted Hatching: di cosa si tratta? Migliora i risultati?

Parere degli esperti |time pubblicato il
Assisted Hatching: di cosa si tratta? Migliora i risultati?

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Fin dagli esordi la medicina della riproduzione ha avuto una crescita esponenziale, con progressi tecnologici che progressivamente hanno portato al raggiungimento di una maggiore efficienza nel trattamento dell’infertilità.

Assisted Hatching (AH) è la rottura provocata della zona pellucida (ZP) embrionaria per mezzo di tecniche diverse (utilizzo del laser, incisione meccanica o con l’ausilio di agenti chimici), laddove per zona pellucida si intende la membrana glicoproteica che avvolge l’ovocita nei mammiferi [1-2].

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La tecnica viene tendenzialmente utilizzata per implementare le possibilità di impianto nelle pazienti definite a scarsa prognosi di successo o quando la zona pellucida viene ritenuta troppo spessa. La definizione di pazienti a scarsa prognosi secondo ASRM (American Society for Reproductive Medicine) include pazienti con almeno 2 fallimenti in cicli di trattamento, pazienti dai 38 anni in su e pazienti con embrioni di scarsa qualità [2].

L’utilizzo dell’AH è diventato sempre più frequente anche nei cicli eseguiti con scongelamento embrionario, basandosi sull’evidenza relativa a un “indurimento” della ZP che segue alla crioconservazione dell’embrione. L’applicazione dell’AH è mirata a facilitare il processo naturale di rottura della ZP che avviene nell'iter fisiologico di impianto dell’embrione stesso [3].

Una Cochrane review che include 31 studi randomizzati controllati (RCT) ha evidenziato una significativa benché minima differenza in relazione alla gravidanza clinica evolutiva a favore della tecnica rispetto ai cicli nei quali la stessa non viene applicata [1,4]. Lo stesso studio però riporta una non significatività statistica quando ci si riferisce al tasso dei nati vivi e di abortività; mentre sembrano aumentare le gravidanze gemellari monozigotiche.

L’AH è stata utilizzata sugli embrioni umani sin dal 1990. Ci sono essenzialmente 4 tecniche che si usano in laboratorio: la parziale dissezione meccanica della ZP con pipette in vetro, l’apertura della ZP con “acidic Tyrode solution”, assottigliamento della ZP con enzima pronas, e AH che utilizza il laser a diodi. I primi 3 metodi richiedono micromanipolatori manuali o con meccanica assistita e una particolare abilità ed esperienza da parte dell’embriologo, portando con sé un rischio di danno meccanico e/o tossicità a carico dell’embrione. Oggi la tecnica da preferirsi è sicuramente il laser – più semplice, efficace e rapido rispetto alle altre tecniche – che offre il vantaggio di essere meno rischioso e con il quale gli effetti legati al surriscaldamento sono trascurabili [5,6].

Dati del registro americano riportano che i cicli di fecondazione in vitro nei quali viene utilizzato AH sono aumentati clamorosamente dal 2000 al 2010, avendo stimato un utilizzo dell’AH nel 44,8% dei cicli di trattamento eseguiti [1,3,7].

L’evidenza che emerge dagli studi è in realtà ancora insufficiente per giustificare un uso così ampio della tecnica. È inoltre ancora da dimostrare con ulteriori dati la giustificazione al suo utilizzo, anche nelle pazienti definite a scarsa prognosi, tenendo sempre in conto i costi aggiuntivi legati alla metodica e in alcuni casi i rischi che la metodica stessa presuppone in sede di possibile – anche se raro – danno embrionario e aumentata possibilità di gravidanze gemellari monozigotiche [7].

Dott. Antonio Monaco - Promea, Torino

Bibliografia

  1. Carney SK, Das S, Blake D, et al. Assisted hatching on assisted conception in vitro fertilization (IVF) and intracytoplasmic sperm injection (ICSI). Cochrane Database Syst Rev 2012 Dec 12;12:CD001894.
  2. A Commettee opinion. The role of assisted hatching in in vitro fertilization: a review of the literature. Fertil Steril 2008;90(Suppl):S196-98.
  3. Hagemann AR, Lanzendorf SE, Jungheim ES, et al. A prospective randomized, double-blinded study of assisted hatching in women younger than 38 years undergoing in vitro fertilization. Fertil Steril 2010;93:586-91.
  4. Elhussieny A, Mandouh ME, Hanafi S, et al. Effect of laser assisted hatching on outcome of assisted reproductive technology.Open J Obstet Gynecol 2013;3:18-23.
  5. Wang EH,Wang AC,Wang BS, Li B. Outcomes of vitrified-warmed cleavage stage embryo hatching after in vitro laser-assisted zona pellucida thinning In patients. Biomed Rep 2016;5:376-82.
  6. Balaban B, Urman B, Alatas C, et al. A comparison of four different techniques of assisted hatching. Human Reprod 2002;17:1239-43.
  7. Schieve LA, Miele SF, Peterson HB, et al. Does assisted hatching pose a risk for monozygotic twinning in pregnancies conceived through in vitro fertilization? Fertil Steril 2000;74:288-94.