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Applicazione di criteri morfologici ristretti nella fecondazione in vitro

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Applicazione di criteri morfologici ristretti nella fecondazione in vitro

L'infertilità maschile è generalmente riconosciuta una causa o concausa in circa la metà dei casi di infertilità coniugale. È opportuno che il partner maschile si sottoponga almeno a uno screening accurato principalmente delle caratteristiche del liquido seminale.

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La condizione seminale più frequentemente associata all'infertilità maschile è la oligo-asteno-teratozoospermia caratterizzata dalla presenza nel seme di spermatozoi con una riduzione della concentrazione e conta totale (oligozoospermia), della percentuale di motilità o della motilità rettilinea (astenozoospermia) e della percentuale di forme tipiche rispetto ai valori normali (teratozoospermia).

Esiste una correlazione tra parametri seminali e capacità fecondante degli spermatozoi in vitro?
La morfologia è il parametro più profondamente discusso e studiato negli ultimi anni. La lunga e complessa storia di metodi di classificazione, passa attraverso i criteri stabiliti dall'WHO (World Health Organization) negli anni ´80 ed i criteri di Kruger che hanno introdotto un concetto nuovo nel campo della valutazione morfologica.
Fino ad allora la descrizione dei cosiddetti spermatozoi "normali" si era basata sulla normalità di spermatozoi selezionati attraverso processi biologici naturali.

Nel 1992 il WHO ha posto a 30% il limite della percentuale di forme fisiologiche minime per la normalità di un campione seminale. Kruger ha proposto dei criteri "ristretti" per la valutazione della normalità morfologica: il sistema di classificazione dei criteri "ristretti" è stato perfezionato nel tempo e ha portato alla definizione di tre classi prognostiche in relazione alla capacità fertilizzante in vitro:

  1. morfologia normale minore di 4% ( bassa prognosi)
  2. morfologia normale compresa tra 5% e 14% (buoina prognosi)
  3. morfologia normale maggiore di 14% (normale)

Sono numerosi gli studi pubblicati che enfatizzano l'importanza della morfologia degli spermatozoi come dato predittivo del potenziale di fertilizzazione in vitro per il maschio.

I primi studi sulla morfologia usavano diversi criteri di valutazione della morfologia, che includono anche quelli del WHO. Gli studi più recenti includono i criteri "ristretti" di Kruger.

Un'alterata morfologia degli spermatozoi durante la fecondazione in vitro (IVF) peggiora sia la percentuale di fertilizzazione che il potenziale riproduttivo globale. Molti studi hanno dimostrato che la valutazione della morfologia spermatica secondo i criteri ristretti di Kruger è più efficace nel predire la fertilizzazione che non usare i criteri del WHO 1999. Molti sono gli studi che analizzano la stretta correlazione tra tassi di fertilizzazione e/o gravidanza e morfologia.

Alcuni lavori hanno fornito un'ampia revisione di lavori dai quali viene estrapolata la correlazione tra tassi di fertilizzazione e/o gravidanza e morfologia: in circo 80% dei casi analizzati il dato prognostico più favorevole e ben correlato appare la normale morfologia degli spermatozoi. Infine è stato evidenziato che in gruppi di pazienti con morfologia minore di 4% sottoposti a ciclo FIVET vi era una minore probabilità di fertilizzazione rispetto alla media. La morfologia degli spermatozoi rappresenta il fattore determinante più significativo nel predire l'esito di un ciclo IVF nei casi di teratozoospermia e si suggerisce di impiegare il valore limite del 4% di forme normali per ottimizzare le probabilità di ottenere un elevato tasso di fecondazione e gravidanza nella classica FIVET; per valori inferiori è opportuno procedere alla iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (ICSI) a prescindere da tutte le altre variabili seminali e di coppia.

Gian Marco Momi - Biologo