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Ambientopatie e infertilità femminile

Parere degli esperti |time pubblicato il
Ambientopatie e infertilità femminile

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Allarme ambientale. Calo della natalità. Aumento dell'infertilità. Aumento dei tumori. Sono questi i temi su cui si dibatte a livello mediatico, culturale, socio-antropologico e sui quali sono puntati i riflettori della comunità scientifica internazionale. Il numero di coppie con problemi riproduttivi è considerevole e il trend è in costante aumento. I fattori clinici che determinano la condizione di infertilità sono molteplici e investono in ugual misura sia l'uomo sia la donna. Si può parlare di una par condicio eziologicache però non trova uguale riscontro nell'approccio clinico all'infertilità da parte di molti medici [1].

I contaminanti ambientali e la loro influenza sulla salute della donna

Il regolamento CEE n. 315/93 definisce contaminante ambientale ogni sostanza non aggiunta intenzionalmente ai prodotti alimentari, ma in essi presente quale residuo della produzione, fabbricazione, trasformazione, imballaggio, trasporto e stoccaggio. I contaminanti ambientali più temibili sono certamente i distruttori endocrini, sostanze in grado di interferire con l’omeostasi endocrina specie con gli ormoni steroidei e tiroidei e con tutti gli organi che presentano recettori per tali ormoni: sistema nervoso centrale, sistema cardiovascolare, tessuto scheletrico [2].

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Di circa 85.000 sostanze chimiche conosciute, almeno 1000 sono distruttori endocrini. La vulnerabilità del sistema endocrino e di quello riproduttivo rappresenta un grosso motivo di preoccupazione per la salute della donna e delle nuove generazioni. L’effetto dannoso di questi componenti (Tabella 1) si manifesta anche per esposizione a bassissime dosi, specie se l’esposizione avviene durante la vita intrauterina e nella prima infanzia [3].

TABELLA 1. Organi e apparati suscettibili di danni da distruttori endocrini
Apparato riproduttivo femminile: pubertà precoce, telarca prematuro isolato, sindrome dell’ovaio policistico, malformazioni del tratto genitale, disturbi dell’ovulazione, premature ovarian failure, endometriosi, leiomiomi uterini, adenocarcinoma della vagina
• Mammella: anomalie di sviluppo, disturbi dell’allattamento, carcinoma
Target neuroendocrini: anomalie degli assi ipotalamo-ipofisi-gonadi, ipotalamo-ipofisi-surrene, ipotalamo-ipofisi-tiroide; alterata funzione somatotropa dell’ipofisi
Tiroide
Surrene
Tessuto adiposo: alterazioni del metabolismo intermedio, obesità, sindrome metabolica, malattie cardiovascolari

Oltre agli alimenti che introduciamo quotidianamente, tanti sono i veicoli di esposizione ai distruttori endocrini: l’acqua potabile, le acque reflue, l’aria, gli ambienti lavorativi, i farmaci, i prodotti per uso personale come i cosmetici [4,5].

Di seguito sono elencate alcune di queste sostanze e dove possono essere rinvenute.

Gli idrocarburi policiclici aromatici: presenti nei gas di scarico, nel fumo di sigaretta ma anche nella carne alla griglia e nei prodotti alimentari affumicati. Il benzene prodotto dalla combustione delle sigarette, la diossina prodotta dalla frequente pratica della combustione di rifiuti, specie plastica. Gli ftalati: presenti nel PVC, nei cartoni per cibo da asporto ma anche negli smalti per unghie, negli adesivi nei giocattoli, nelle tettarelle dei biberon. Il perfluorato e i ritardanti di fiamma contenuti in materie plastiche, carta, fibre tessili e pellame, schiume antincendio, cosmetici, casalinghi. Il bisfenolo A: presente in giocattoli, bottiglie, attrezzature sportive, dispositivi medici e odontoiatrici, lenti per gli occhiali, supporti ottici, elettrodomestici, caschi di protezione, rivestimento di lattine per alimenti e bevande. L’octilfenolo e il nonifenolo sono presenti nei detersivi, nei prodotti di pulizia eliminati con le acque di scarico, nei cosmetici; i policlorobifenili in prodotti da processi industriali, si trovano principalmente in latte, burro, uova, pesce; gli alchilfenoli contenuti in shampoo, cosmetici, spermicidi, detergenti, prodotti ortofrutticoli o confezionati in plastiche e pellicole; la tributiltina presente in pesticidi, conservanti per il legno e i tessuti, sistemi di condizionamento dell'aria; l’acido perfluoroctanico presente in teflon, pentole e padelle anti-aderenti; i parabeni, in grado di legare i recettori estrogenici alfa e beta, sono spesso usati come conservanti nelle creme cosmetiche.

I piretroidi sono principalmente presenti nelle lozioni repellenti per gli insetti: soprattutto se adoperati in gravidanza, vengono associati a neurotossicità.

Inerferenti endocrini e sviluppo prenatale

Gli interferenti endocrini (EDC) possono agire a ogni livello della sfera riproduttiva maschile e femminile. Gli effetti sull’asse riproduttivo maschile sono sicuramente quelli più caratterizzati. In particolare, le sostanze ad azione anti-androgenica sono state tra le prime a fornire una prova documentale e rappresentano un paradigma di studio.

Analogamente a quanto descritto nel maschio, anche l’asse riproduttivo femminile può risentire dell’esposizione a interferenti endocrini sin dalla vita fetale, ma per la complessità del sistema è più difficile stabilire il nesso di causalità [6].

Questi composti possono provocare gravi danni agli organismi esposti, spesso non immediatamente percepibili in quanto a dosi minime non esprimono effetti di tossicità acuta, e , nel caso di vaste esposizioni ambientali, possono produrre effetti a livello di popolazione con ripercussioni a livello ecologico. Queste interferenze possono provocare difetti alla nascita e altri disturbi dello sviluppo. In particolare, sono noti per causare difficoltà di apprendimento, grave disturbo da deficit di attenzione, problemi cognitivi e di sviluppo del cervello, deformazioni del corpo, problemi di sviluppo sessuale, femminilizzazione del sesso maschile e androgenizzazione del sesso femminile [7].

Gli EDC possono interferire con gli organi coinvolti nella sfera riproduttiva, alterandone sia la struttura sia la funzione. I dati della letteratura, tuttavia, non consentono di trarre conclusioni definitive: i meccanismi di azione non sono ancora del tutto noti, e allo stesso modo la lista dei potenziali interferenti endocrini cresce con una velocità preoccupante. Nei modelli animali, l’esposizione intrauterina al BPA, ai pesticidi e agli ftalati è stata associata allo sviluppo di un minor numero di follicoli primordiali a seguito di meccanismi epigenetici risultanti in alterazioni dell’espressione di geni coinvolti nella meiosi. Dopo la fine della vita fetale, l’esposizione alle stesse sostanze, particolarmente ad alte dosi, comporta una più accelerata transizione follicolare, con il reclutamento di numerosi follicoli primari, e successiva rapida atresia del follicolo con associato calo della secrezione di estrogeni. Altri interferenti endocrini, come ad esempio i parabeni, alcuni fungicidi, il tributilstagno o i fitoestrogeni, agiscono a vari livelli sulla follicologenesi, inducendo atresia, o diminuendo il numero di corpi lutei, e aumentando quello dei follicoli cistici. Inoltre, concentrazioni urinarie di BPA sono state associate a maggiori possibilità di fallimento delle tecniche di fecondazione assistita e concentrazioni plasmatiche significativamente più elevate sono state osservate nelle donne infertili rispetto ai controlli [6,8-10].

EDC ed endometriosi

Progressivi dati della letteratura scientifica fanno emergere la relazione con gli inquinanti ambientali organoclorurati, “lipophilic persistent organochlorine pollutants (POPs)”. Da iniziali report, con successive conferme sperimentali e particolare riguardo al periodo sensibile, gli studi hanno mostrato concentrazioni di diossine e composti diossino-simili significativamente più alte nelle donne con endometriosi rispetto alla popolazione sana; osservazione confermata anche in altre indagini focalizzate sui policlorobifenili (PCB) [11,12].

L’esposizione al BPA sembra inoltre essere associata a un più rapido esaurimento della riserva follicolare [6]. Dati non conclusivi sono emersi in merito al possibile ruolo degli ftalati o dei pesticidi sulla fertilità femminile, sebbene sia stata documentata anche nell’uomo un’associazione fra elevate concentrazioni di queste sostanze e una più precoce andropausa [9,13,14].

L’esposizione nelle prime fasi della vita a piccole dosi quotidiane di pesticidi, farmaci, agenti inquinanti, metalli pesanti, interferenti endocrini inalati o assunti dalla madre con gli alimenti e trasmessi al feto interferisce con la programmazione (epi)genetica in utero di tutti i tessuti e organi, e dei principali sistemi di programmazione e regolazione psico-neuro-endocrino-immunometabolica aprendo la strada a patologie cronico-degenerative e tumorali [15-17].

Conclusioni

L’estrema diffusione nell’ambiente di queste sostanze, la loro capacità di indurre effetti avversi a bassissime dosi e la capacità di creare danni irreversibili sulla salute dell’uomo con effetti non immediatamente visibili, ma ritardati nel tempo e proiettati sulle generazioni future, fa sì che il problema dei contaminati ambientali costituisca una priorità. La letteratura scientifica è ricca di lavori che documentano le drammatiche conseguenze dell’esposizione a queste sostanze negli animali di laboratorio. Occorrono ulteriori ricerche per eseguire una valutazione completa dei rischi, in particolare per quel che concerne gli effetti tossici a bassa concentrazione e l’effetto cocktail sull’uomo. Alcuni perturbatori endocrini noti sono già disciplinati dalla legislazione per motivi che esulano dalla loro attività ormonale (tossicità generale, cancerogenicità, tossicità riproduttiva). È disponibile on line un decalogo dell’ISS intitolato “Conosci, riduci previeni gli interferenti endocrini”, che i cittadini possono consultare.[18]L’Unione Europea ha promosso un programma di regolamentazione, valutazione, autorizzazione e restrizione delle sostanze chimiche presenti sul mercato, anche allo scopo di sostituire quelle maggiormente preoccupanti, come gli interferenti endocrini. Alcuni di essi sono già vietati in taluni prodotti (ad esempio, il bisfenolo A nei biberon); per altri i livelli negli alimenti e in diversi prodotti sono in quantità regolamentata per legge per prevenire rischi per la salute. Tuttavia le normative si stanno evolvendo con lo sviluppo delle conoscenze scientifiche. I cittadini possono nel frattempo adottare nella vita quotidiana comportamenti responsabili e intelligenti per proteggere la propria salute e soprattutto quella delle generazioni future, evitando errori comuni nelle pratiche domestiche quotidiane, quali la cottura di cibi, la conservazione degli alimenti, la detersione degli utensili da cucina, la corretta ventilazione dei locali domestici [2,5,6,18].

Cesare Marolla - Specialista in Ginecologia ed Ostetricia, UOC Ginecologia ed Ostetricia, Corato (BA)

Bibliografia

  1. Salento Medico. Organo Ufficiale Ordine dei Medici di Lecce. Ambientopatia e resilienza del maschio infertile oggi vittima della procreazione assistita, maggio-giugno 2019.
  2. Maranghi F, Mantovani A. I contaminanti ambientali con effetti endocrini: problemi e prospettive. Notiziario ISS 2003;16(5):3-9.
  3. Street ME, Angelini S, Bernasconi S, et al. Current knowledge on endocrine disrupting chemicals from animal biology to humans, from pregnancy to adulthood: highlights from a national Italian meeting. Int J Mol Sci 2018;19(6). pii: E1647.
  4. I contaminanti ambientali, la loro Influenza sulla Salute della Donna. FOCUS ON: ambiente, tecnologia e fertilità. Nardò (LE), venerdì 21 dicembre 2018.
  5. Salento Medico. Organo Ufficiale Ordine dei Medici di Lecce. I contaminanti ambientali e la loro Influenza sulla Salute della Donna (a cura di Marolla C, Cipriani AR), maggio-giugno 2019.
  6. Isidori MA. L’impatto degli interferenti endocrini su sessualità e fertilità maschile e femminile. I° meeting - Club SIE Endocrinologia Ambientale, 19 giugno 2017, Sapienza Università di Roma.
  7. Documento ISS: Colao AM, Isidori A, Migliaccio S. Plenaria nella seduta del 3 ottobre 2016. Il Comitato ha approvato il documento in data 5 dicembre 2016.
  8. Marques-Pinto A, Carvalho D. Human infertility: are endocrine disruptors to blame? Endocr Connect 2013 Sep 17;2(3).
  9. Caserta D, Bordi G, ciardo F, et al. The influence of endocrine distruptors in a selected population of infertile women. Gynecol Endocrinol 2013;29(5):444-7.
  10. Ehrlich S, Williams PL, Missmer SA, et al. Urinary bisphenol A concentrations and implantation failure among women undergoing in vitro fertilization. Environ Health Perspect 2012;120(7):978-83.
  11. Upson K, Sathyanarayana S, De Roos AJ, et al. Phthalates and risk of endometriosis Environ Res 2013;126:91-7.
  12. Deltetto F. Endometriosi: malattia multidisciplinare. Torino, 2014.
  13. Hart R, Doherty DA, Frederiksen H, et al. The influence of antenatal exposure to phthalates on subsequent female reproductive development in adolescence: a pilot study Reproduction. 2014;147(4):379-90.
  14. Grindler MN, Allsworth JE, Macones GA, et al. Persistent organic pollutants and early menopause in U.S. women. PLoS One 2015 Jan 28;10(1):e0116057.
  15. Santangeli S, Maradonna E, Olivotto I, et al. Effects of BPA on female reproductive function: The involvement of epigenetic mechanism. Gen Comp Endocrinol 2017;245:122-6.
  16. Neel BA, Sargis RM. The paradox of progress: environmental disruption of metabolism and the diabetes epidemic. Diabetes 2011; 60(7):1838-48.
  17. Del Pup L, Mantovani A, Cavaliere C, et al. Carcinogenetic mechanisms of endocrine disruptors in female cancers (Review). Oncol Rep 2016 Aug;36(2):603-12.
  18. ISS-Ministero dell’Ambiente. Conosci, riduci, previenigli interferenti endocrini. Disponibile su: www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/reach/decalogo_versione_italiana.pdf
  19. Rattan S, Zhou C, Chiang C, et al. Exposure to endocrine disruptors during adulthood: Consequences for female fertility. J Endocrinol 2017;233(3):R109-29.