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Alimenti e gravidanza: indispensabili, permessi e da evitare

Parere degli esperti |time pubblicato il
Alimenti e gravidanza: indispensabili, permessi e da evitare

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Una corretta alimentazione durante la gravidanza si rivela particolarmente importante dal momento che un’alimentazione squilibrata e irrazionale potrebbe determinare malnutrizione nella gestante, ripercuotendosi sulla stessa salute del bambino [1].

Anzitutto, un errato regime alimentare gravidico può causare malnutrizione per difetto, la quale comporta basso peso corporeo del bambino alla nascita, maggiore incidenza della mortalità fetale e perinatale, stati di anemia da carenza di ferro, anemia megaloblastica da carenza di vitamina B12 e di acido folico, ipovitaminosi A. D’altra parte, la dieta della gestante non può limitarsi a prevenire le carenze nutrizionali del feto, ma deve altresì evitarne l’eccessivo incremento di peso: infatti, la macrosomia alla nascita predispone il bambino ad alcune patologie metaboliche – come obesità e diabete tipo 2 – che possono manifestarsi fin dai primi anni di vita [2,3].

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Peraltro, nei Paesi industrializzati lo sbilanciamento dell’alimentazione in gravidanza sembra sempre più spesso verificarsi per malnutrizione in eccesso, comportando un significativo aumento di casi di sovrappeso, obesità, alterata tolleranza glucidica (che tende a evolvere in diabete gravidico) e gestosi.

Nel quadro sopra delineato, si registra un crescente numero di studi che evidenziano come già la vita pre-concezionale sia importante e come sia perciò questo il momento più appropriato per introdurre le scelte alimentari corrette, sì da ottimizzare lo stato di salute della futura gestante in vista della gravidanza stessa. Anche perché si è potuto constatare che particolari stati di malnutrizione in gravidanza e allattamento derivano frequentemente da incongrue abitudini alimentari che – non di rado legate a determinate condizioni sociali – sono andate consolidandosi nel corso degli anni.

Si capisce bene, dunque, il rilievo che assume – a livello di prevenzione primaria – una sana e corretta alimentazione prima del concepimento per ottenere il giusto aumento di peso, assicurando un’adeguata nutrizione materna e fetale e contribuendo a normalizzare il più possibile la glicemia materna. Senza poi considerare quanto più agevole sia intervenire prima della gravidanza piuttosto che durante la stessa, quando le profonde modificazioni fisiche e psicologiche subìte dalla gestante rendono il tutto più complesso.

Contrariamente a quel che spesso si ritiene, per la gestante non è necessaria una dieta speciale: fatte salve le specifiche cautele di cui diremo oltre, si consiglia infatti un’alimentazione non molto diversa da quella di ogni persona in buona salute, e tale quindi da non discostarsi significativamente dalle linee guida dietetiche nazionali e internazionali [4-7]. Il controllo della dieta della gestante deve essere pertanto inteso più in termini di eventuale (ri)educazione alimentare che di restrizione, richiedendosi semmai integrazioni finalizzate a un surplus di energia e di alcuni particolari nutrienti. Sicché, per raggiungere la quota calorica richiesta in gravidanza risulterà in genere sufficiente aumentare la quantità di alimenti consumati normalmente, seguendo una dieta flessibile e varia, ed evitando diete rigide e monotone. Le diete monotone sono quelle che fanno più ingrassare e, per di più, non nutrono a sufficienza, non esistendo un alimento, per genuino che sia, che da solo possa soddisfare le esigenze nutritive dell’organismo. La prima regola per nutrirsi bene in gravidanza non è dunque aumentare l’introito alimentare, ma variare: per dirla con uno slogan, non mangiare per due, ma mangiare due volte meglio. La varietà va considerata non solo su base settimanale, ma anche su base giornaliera: è infatti importante che a ogni pasto siano presenti tutti i tipi di nutrienti nelle corrette proporzioni.

Alimentazione e fabbisogno energetico in gravidanza [8-12]

La gravidanza è un fenomeno biologico che trasforma profondamente l’organismo della gestante, nel quale si verificano profonde modificazioni anatomiche e funzionali, a cominciare dal metabolismo basale, che aumenta lievemente nel primo trimestre (2%) fino a raggiungere il 15-30% nel terzo trimestre, per via dell’incremento del fabbisogno energetico basale e dell’iperfuzionalità tiroidea [13].

In particolare, l’aumentato fabbisogno energetico della prima parte della gravidanza viene impiegato per la sintesi di tessuto adiposo, il quale costituisce un accumulo delle riserve energetiche che serviranno a garantire un nutrimento adeguato al bambino negli ultimi mesi di gestazione, fase di crescita estremamente rapida della gestante (mentre già a partire dal secondo trimestre vi è un netto incremento di richiesta per la formazione di nuovi tessuti materni, ma soprattutto fetali).

La quota energetica aggiuntiva dipenderà dall’andamento del peso corporeo durante la gravidanza, tuttavia, mediamente si ritengono corretti un aumento di 500-600 grammi al terzo mese, di 4-5 kg al sesto mese e di 10-12 kg a termine. Andranno inoltre tenuti ben presenti l’indice di massa corporea (body mass index, BMI: peso (kg)/altezza (m2)) pre-gravidanza nonché lo stile di vita (mantenimento dell’attività lavorativa, attività fisica o riposo a letto). Nel corso della gravidanza ciò che invero deve venire variato è l’apporto energetico totale, ovverosia il numero di calorie introdotte, che deve progressivamente aumentare, ma sempre in relazione al peso di partenza. Tale aumento deve essere inoltre il più possibile graduale e seguire le fasi fisiologiche della gravidanza stessa. A quest’ultimo proposito si può calcolare che, in media, il fabbisogno calorico aumenti all’inizio di qualche decina di calorie al giorno, restando cioè quasi inalterato, mentre nei mesi successivi, con l’aumento dei tessuti materni e della crescita fetale, dovrebbe rendersi necessario aumentare significativamente l’introito energetico.