Come si può preservare la fertilità?

Come si può preservare la fertilità?

Scritto da:
Fondazione Serono

Le strategie disponibili per preservare la fertilità prima di affrontare i trattamenti antitumorali sono:

  • protezione farmacologica mediante analoghi del GnRH;
  • congelamento degli embrioni;
  • congelamento degli ovociti;
  • congelamento del tessuto ovarico;
  • chirurgia di conservazione della fertilità.

La scelta dipende da diversi fattori: il tipo di tumore, il tipo di chemioterapia e il tempo a disposizione prima di cominciarla, l’età della paziente e la presenza o meno di un partner. Per questo è bene rivolgersi sempre a centri appositamente dedicati.

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Protezione farmacologica mediante analoghi del GnRH: come accennato, gli analoghi del GnRH si somministrano per ‘addormentare’ le cellule destinate alla riproduzione, limitando così il danno determinato dalla chemioterapia. La terapia può essere effettuata in qualunque ospedale, non ritarda l’inizio della chemioterapia, è ben tollerata e di facile effettuazione.

Svantaggi: sulla base degli studi disponibili l’efficacia protettiva non è certa.

Congelamento degli embrioni: è indicato per le donne che devono sottoporsi a intervento chirurgico o a chemioterapia/radioterapia, ed è la tecnica più efficace per la preservazione della fertilità femminile. In Italia è consentita solo se la coppia ha un’infertilità certificata dallo specialista e se ha un partner stabile.

Svantaggi: la stimolazione ovarica, necessaria per ottenere più ovociti da fecondare e dunque più embrioni da congelare, ritarda l’inizio della chemioterapia/radioterapia e potrebbe stimolare le cellule sensibili agli ormoni.

Congelamento degli ovociti: è relativamente meno efficace del congelamento degli embrioni, ma gli ovociti possono rimanere nell’azoto liquido per molti anni, mantenendo intatte le loro caratteristiche biologiche. La probabilità di riuscita dipende da vari fattori, ma soprattutto dall’età della paziente e dal numero di ovociti che si recuperano. I successi di questa tecnica sono in costante aumento.

Svantaggi: può essere considerata solo se la paziente può ritardare l’inizio delle terapie antitumorali per sottoporsi alla stimolazione ovarica; potrebbe stimolare i tumori sensibili agli ormoni.

Congelamento del tessuto ovarico: il tessuto ovarico può essere prelevato nel corso di una laparoscopia eseguita in anestesia generale, poi suddiviso in frammenti e conservato in azoto liquido. Il recupero dopo l’intervento è in genere molto rapido, e la paziente può iniziare l’eventuale terapia oncologica entro pochi giorni. Questa tecnica non richiede la stimolazione ovarica e non ritarda l’inizio delle terapie; non è necessaria la presenza di un partner maschile. È l’unica tecnica al momento disponibile per preservare la fertilità in pazienti in età prepuberale. Se il reimpianto riesce e l’ ovaio si vascolarizza di nuovo, il tessuto ovarico reimpiantato è in grado di continuare autonomamente a produrre ovociti e ormoni femminili, ma non si sa per quanto tempo.

Svantaggi: è una tecnica ancora sperimentale che ha dato, sino ad oggi, circa una ventina di gravidanze a termine nel mondo; richiede un intervento in laparoscopia.

Vedere anche in La maternità dopo il cancro:

La Fondazione Cesare Serono ringrazia sentitamente l’AIMaC, per l’opportunità che ci ha dato di pubblicare sul nostro sito l’opuscolo n° 31 dal titolo “Madre dopo il cancro e preservazione della fertilità”. 

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